La riconciliazione di cui la società ha bisogno per superare la crisi Covid

La lezione di Papa Francesco: senza condivisione la crisi Covid diventa strutturale. Nessuno si salva da solo e la riconciliazione è il valore sociale più necessario in pandemia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

Sos riconciliazione per una società che ha bisogno di pace individuale e collettiva. Secondo la lezione di Papa Francesco, senza condivisione la crisi Covid diventa strutturale. Nessuno si salva da solo e la riconciliazione è il valore sociale più necessario in pandemia. Per questo il Pontefice esorta incessantemente a passare dalla logica del “ciascuno per sé” alla condivisione. Nella vita quotidiana come in quella politica.società

Allarme per la società del “ciascuno per sè”

All’Angelus che ha preceduto la visita al quartiere romano di Casal Bertone, il Pontefice ha approfondito la moltiplicazione evangelica dei pani e dei pesci. Un miracolo che Gesù compie per sfamare le migliaia di persone che dalla riva del lago di Galilea lo seguivano nei luoghi isolati. Dove non c’era alcun cibo. “Gesù  invita i suoi discepoli a compiere una vera conversione dalla logica del ‘ciascuno per sé‘ a quella della condivisione- ha spiegato Jorge Mario Bergoglio-. Incominciando da quel poco che la Provvidenza ci mette a disposizione. È un miracolo molto importante, tant’è che viene raccontato da tutti gli evangelisti. Manifesta la potenza del Messia e, nello stesso tempo, la sua compassione. Un gesto prodigioso che rimane come uno dei grandi segni della vita pubblica di Gesù. E che anticipa il memoriale del suo sacrificio. Cioè l’Eucaristia, sacramento del suo Corpo e del suo Sangue donati per salvezza del mondo”.

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Valore sociale della riconciliazione

Sull’importanza della condivisione e della riconciliazione in una società in cerca di pacificazione, Interris.it ha intervistato la psicologa e psicoterapeuta Chiara D’Urbano. Perito dei Tribunali del Vicariato di Roma, Chiara D’Urbano collabora nella ricerca e nella docenza con l’istituto di studi superiori sulla donna dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum. Per il sito della casa editrice Città Nuova segue una rubrica on line sulla vita in comune e cura un blog sulla vita consacrata.Qual è l’essenza della riconciliazione?

“Per riconciliarsi occorre perdonarsi reciprocamente. E il perdono non è un atto puntuale, come può essere la tolleranza o la sopportazione di una persona fastidiosa, che possono avvenire lì per lì. Non è andare in chiesa e uscire avendo perdonato. È un processo, cioè un lungo cammino fatto di alti e bassi, che richiede la ferma volontà di compierlo e la tenacia di portarlo avanti, nonostante le battute di arresto. ‘Voglio liberarmi di questo malessere’. ‘Non voglio più sentirmi vittima di quello che mi è accaduto’. ‘Voglio smettere di leccarmi le ferite’. Questo cammino passa attraverso alcuni stadi condivisi da tutti gli studi sull’argomento, Non necessariamente nella linearità (che nei processi umani non c’è mai), né nell’ordine in cui li propongo”.

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E cioè?

“Il riconoscimento del male ricevuto, senza indorare nulla, senza abbellire ciò che è: qualcosa di molto brutto che non doveva succedere. Il riconoscimento delle condizioni che possono aver agevolato il fatto (il che comunque non giustifica e non risolve). Ad esempio che i due partner da tempo si stavamo allontanando, che in comunità già qualcosa non stava funzionando”.Poi?

“Il riconoscimento del nostro pur minimo ‘contributo’ a quanto è successo. Il riconoscimento dell’emozione che viviamo la quale dipende sì dall’evento, ma dipende anche dal nostro modo di reagire di fronte a situazioni difficili. Ossia abbassamento dell’autostima, tristezza, rimuginio, autocolpevolizzazione o deresponsabilizzazione. E il riconoscimento che il ‘coping, cioè le strategie messe in campo fino a quel momento per affrontare il male ricevuto, si sono rivelate inefficaci. Cioè abbia, silenzio, allontanamento, elaborazione di una possibile vendetta, non sono stati di aiuto”.Può farci un esempio?

“Il perdono è un processo straordinario, unico ed irrinunciabile. Perdonare è riappropriarsi delle proprie ferite e di se stessi,sottraendo a chi ci ha fatto del male il potere di dominarci con quel senso di impotenza che continuava ad incatenarci a lui o a lei. La sofferenza, infatti, ci chiude in quel frammento di esistenza che è rimasto segnato dal dolore, come se guardando un film l’immagine si bloccasse su un ‘frame’ e non andasse avanti. La frustrazione per un partner da cui proprio non ci saremmo aspettati quel colpo, per un amico che conoscevamo da sempre e invece ci ha fatto lo sgambetto”.A cosa si riferisce?

“La frustrazione ci mette in gabbia, rendendoci incapaci di guardarci intorno, mentre la vita scorre. Ci rende inabili a pensare al futuro, intrappolati nel ricordo e nell’incredulità. Fermi, dentro il male ricevuto. Perdonare è dismettere il ruolo di vittima, che talvolta, ammettiamolo, può essere di comodo, come rinuncia all’impegno nel mondo e verso gli altri, ‘perché sono troppo deluso’. Perdonando si ricomincia a osservare il mondo non dalla visuale di un ferito steso a terra, ma dall’alto di una nuova prospettiva. Si sblocca il passato e si recupera il senso di sé, del presente e del futuro, tornando a vivere con tutte le risorse di cui disponiamo, con tutta la passione che abbiamo nel cuore”.

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Quali sono i benefici nel riconciliarsi?

“Su un punto gli studi sono concordi. Perdonare, se non vuol dire necessariamente avere sentimenti positivi per l’altro (empatia o compassione, ad esempio), certamente è sentirsi alleggeriti da quegli stati d’animo che ci pesavano addosso. È sentire che finalmente la rabbia sfuma. La voglia di vendetta schiarisce. E l’altro, l’offensore, ritrova uno nuovo spazio dentro di noi. La vittima perdona sul serio quando accetta nuovamente nel suo cuore la persona che si è resa responsabile della sua sofferenza”.societàQuanto incide la fede? 

“E’ un altro punto cruciale. Perdonare diventa un atto ‘divino’. E’ ridare vita all’altro, che non è solo colui che ci ha fatto del male, ma anche altro. È emerso il peggio di lui/lei, ma è tutto lì? All’offensore, visto e pensato solo in quel francobollo di male che ha compiuto, viene ridata una seconda possibilità, la possibilità di essere guardato con occhi nuovi, di non essere bollato per sempre come ‘il disgraziato’. E lui, a sua volta, riceve il dono enorme di poter vedere se stesso in modo rinnovato, non più solo come ‘il colpevole'”.societàCosa accade?

L’autopercezione che può cambiare è la novità rigenerante incredibile. L’offensore non è più condizionato in modo determinante dal male compiuto, ma accetta di vedersi in una nuova luce e accetta che un altro gli abbia offerto questa opportunità. Non viene cancellata la colpa, ma trasfigurata. Non viene giustificato, né tanto meno cancellato il debito, ma questo cessa di condizionare in modo assoluto vittima e offensore. Chi riesce a perdonare, allora, ha la possibilità meravigliosa di uscire dalla trappola del risentimento, della tristezza, e della voglia di vendetta”.Quali sono le conseguenze individuali e sociali?

“Chi accoglie il perdono può affrontare la vita con un senso nuovo di sé, con gratitudine e fiducia, diventando più disposto a perdonare a sua volta. Qualche parola conclusiva: l’esperienza dell’essere perdonati dall’Amore per eccellenza, Dio, dà forza e senso a questo itinerario che rimane però un impegno personale e non magico. A nessuno, davvero a nessuno, comunque, è precluso questo itinerario di libertà, di rinnovamento della vita, di rigenerazione delle persone. Perdonare, infine, quando diventi un modus operandi ordinario, crea una qualità di vita altissima, per noi e le nostre famiglie e comunità. Abbiamo davvero bisogno di crederci e di provarci. Ci sono troppe persone arrabbiate nelle nostre case, noi per primi troppo spesso conviviamo con frustrazione e tristezza come se non ci fossero vie di uscita. Invece una via c’è, per chiunque”.

 

 

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