L’insegnamento di Papa Francesco per un lavoro più inclusivo

L'intervista di Interris.it a Daniela Contestabile, coordinatrice del progetto Acli Incontra di Sondrio

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lavoro

In questo frangente storico connotato per il nostro paese da una crisi economica dovuta alla pandemia da Covid – 19 ed alla crisi umanitaria provocata dalla guerra in Ucraina la quale sta facendo giungere in Italia numerosi profughi, hanno fatto si, che in molte parti del paese e ad ogni latitudine, si siano attivati numerosi progetti miranti ad incentivare l’inclusione lavorativa delle persone svantaggiate. Rispetto a questo tema, con l’obiettivo di superare le situazioni di grave vulnerabilità lavorativa ma anche sociale ed economica, le Acli della provincia di Sondrio – con il supporto del Fondo solidarietà e famiglia istituito dalla Diocesi di Como, della Fondazione Pro Valtellina ed alla collaborazione della cooperativa Forme – hanno dato vita all’iniziativa denominata Acli orienta. Interris.it ha intervistato, in merito a questo tema, la Dott.ssa Daniela Contestabile, esperta nell’ambito della consulenza, orientamento e dell’inclusione lavorativa nonché responsabile dell’attuazione del presente progetto.

La dott.ssa Daniela Contestabile

L’intervista

Come nasce e quali obiettivi si pone il progetto “Acli orienta”?

“Acli orienta nasce all’interno dello sportello lavoro come supporto al Fondo Diocesano di sostegno alle famiglie. Lo scopo primario è stato appunto quello di completare il servizio che svolge la Diocesi in materia di supporto e aiuto a coloro che hanno perso il lavoro ed hanno famiglie in difficoltà, offrendo loro un percorso di reinserimento ed aiutarli quindi a ritrovare una collocazione. Ossia si va incontro non soltanto al bisogno economico di quelle che sono le necessità primarie ma anche all’aiuto nel rientro nel mondo del lavoro. Ovviamente, la crisi economica dovuta anche alla pandemia da Covid-19 ha ampliato la platea di chi si rivolge a noi, il nostro è un servizio aperto a tutti, a chi è in età giovane ed ha perso il lavoro oppure fa fatica a collocarsi in una prima occupazione nonché chiunque si rivolge a noi. Ora ci apriremo anche ai cittadini stranieri con particolare attenzione alla situazione ucraina e quindi ai profughi che arriveranno i quali magari hanno già una professionalità ma necessitano di essere guidati attraverso uno specifico percorso”.

Quali sono i servizi che erogate? Cosa prevede di fare nei confronti dei profughi di guerra che stanno giungendo sul territorio della provincia di Sondrio?

“Rispetto ai servizi erogati al livello pratico lo sportello si organizza in questo modo: c’è un modulo di iscrizione, il quale viene compilato dagli utenti che desiderano accedere allo stesso mediante la fornitura dei dati anagrafici, l’ultimo lavoro svolto e la condizione familiare. Se possibile, nel medesimo giorno, si fa subito un colloquio conoscitivo con la persona, diversamente – se c’è il curriculum – ci confrontiamo con gli altri operatori con cui ci occupiamo di questo, piuttosto si provvede a fissare un colloquio più approfondito nel quale cerchiamo di capire ciò che vuol fare la persona, cosa ha già fatto e quello che possiamo costruire insieme. L’orientamento al cittadino straniero che può avere delle difficoltà con la lingua italiana oltre che ai profughi invece è proprio quello di pensare a una formazione per quanto concerne la lingua italiana; proprio in questi giorni si terrà un tavolo con la Caritas ed altre associazioni con l’obiettivo di capire come aiutare al meglio coloro che stanno giungendo in questo periodo. La nostra disponibilità è massima”.

Cosa prevede il progetto riguardo all’inclusione lavorativa delle cosiddette categorie fragili?

“Il progetto è aperto a tutti, quindi anche alle persone con disabilità per cui sono previsti degli accessi a specifiche Doti piuttosto che a nuovi bandi in uscita; perciò, andremo a capire dove poter agire interfacciandoci anche con il collocamento mirato. Oltre a ciò, ci focalizziamo anche verso altre categorie fragili, come ad esempio le donne che hanno superato i cinquant’anni di età piuttosto che le persone vicine all’età pensionabile alle quali mancano ancora dei contributi. Cercheremo quindi di attingere a quei progetti finanziati dalla Regione oppure da altri enti  e, in base alle esigenze, cercheremo attraverso la costituzione di piccoli gruppi di persone, di raccogliere le esigenze che si sono riscontrate maggiormente e organizzare conseguentemente una formazione specifica per potersi riproporre in maniera più efficace sul mercato del lavoro”.

Papa Angelus Ucraina
Foto © VaticanMedia

Secondo Lei – nell’ambito dell’inserimento lavorativo delle categorie fragili – cosa insegnano le encicliche di Papa Francesco?

“Le encicliche di Papa Francesco, in special modo la Fratelli tutti, ci insegnano il valore dell’accoglienza nei confronti di tutti. In qualità di cattolica praticante, l’elemento dell’amore è quello principale; ovviamente – se lo decliniamo nella società – ci deve essere un posto per tutti. Ovviamente, in una situazione come quella odierna dove l’offerta di lavoro manca, noi cerchiamo di spenderci e fare del nostro meglio, fedeli a quelli che sono i valori cristiani e cattolici della nostra associazione”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro in riguardo all’inclusione lavorativa dei profughi provenienti dall’Ucraina e delle categorie fragili?

“La prospettiva a cui auspichiamo è che per loro si predispongano dei sussidi nonché dei sostegni per l’emergenza profughi facilitando gli stessi nell’ottenimento della documentazione. Per coloro i quali hanno già una specifica esperienza lavorativa, l’obiettivo sarà cercare di aiutarli a ricollocarsi mentre, per chi ha un profilo più generico, penseremo ad un percorso specifico, ad esempio, attraverso lo sportello badanti, si potranno aiutare le donne che saranno disponibili a lavorare con le persone anziane. Per le altre categorie, spero si creino degli appositi spazi. Spesso si tende a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro attraverso l’apprendistato, questo è un elemento positivo però – di contro, effettuando le dimissioni volontarie per conto dei lavoratori rileviamo- che spessissimo i contratti di apprendistato non arrivano a termine e non sfociano in un’assunzione perché i ragazzi sono disincentivati a causa di diversi elementi, come ad esempio la carenza di formazione. Bisogna lavorare su questi aspetti e trovare una soluzione aiutando nel contempo i profughi ucraini che ora rappresentano una priorità”.

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