Lo sport come inclusione: dal Trentino una testimonianza di integrazione

In Italia il 9% dei disabili pratica sport. I benefici individuali e collettivi di uno strumento di prevenzione socio-sanitaria

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Inclusione

Lo sport come strumento di inclusione In Italia il 9% dei disabili pratica sport. E il 75% delle persone con disabilità che praticano sport dichiara all’Istat di essere felice e soddisfatto della propria vita e delle proprie relazioni. Sperimentando benefici fisici, psichici e socio-relazionali. La pratica sportiva, quindi,  come strumento di prevenzione socio-sanitaria. A Cles, in Trentino, una competizione si è consolidata nell’ultimo decennio. A partire proprio dalla convinzione che lo sport sia diritto di tutti.inclusione

In tutta Italia

In tutta Italia praticano attività sportive persone con disabilità motoria (paralisi, traumi, amputazioni). Con disabilità sensoriale (cecità, sordità). Con disabilità cognitiva e socio-relazionale (disturbi dello spettro autistico, sindrome di down, sindromi psichiatriche). Svolgere attività motoria e sportiva, infatti, impedisce di essere inattivi. Migliorando lo stato di salute e benessere in un’esperienza relazionale arricchente. La gestione di attività motoria e sportiva con disabili richiede l’attivazione risorse supplementari. Per poter garantire la piena partecipazione. Fondamentale ad esempio è affiancare in molti casi al tecnico istruttore anche uno o più tutor/educatori. Che accompagnino la persona disabile prima, durante e dopo le attività. In alcune realtà regionali si provvede alla formazione di operatori sportivi e tecnici istruttori. Da impiegare nell’attività motoria e sportiva con disabili.inclusione

Cles: sport e inclusione

Discipline individuali come il salto in lungo, il lancio del vortex, i 50 metri in piano e i 30 metri in carrozzina. Ma anche un torneo di calcetto. E tante attività multisport da sperimentare grazie alla collaborazione con le associazioni locali. Il trofeo sportivo GSH ha appena celebrato a Cles la sua undicesima edizione. All’insegna dell’inclusività e dello sport per tutti. Si sono sfidati nel comune trentino 150 atleti provenienti da tutta la regione. Assieme ai loro accompagnatori delle cooperative sociali. “Un bel successo per la cooperazione tutta- osserva Roberto Simoni presidente della Federazione Trentina della Cooperazione -. Credo che la cooperazione trentina debba essere orgogliosa per aver realizzato questo evento. E per le attività che quotidianamente le cooperative sociali svolgono per persone più svantaggiate”.inclusione

Ripresa post-Covid

Dopo lo stop dovuto alla pandemia, il trofeo è tornato a svolgersi a Cles. Un segnale di ripresa e ripartenza, secondo il tradizionale schema dell’amicizia e dello stare insieme. Un successo per gli organizzatori, le associazioni, le cooperative e i volontari che hanno operato per la buona riuscita dell’evento. Prima dell’inizio delle gare il presidente del Comitato Italiano Paralimpico (sezione di Trento), Massimo Bernardoni ha ricordato l’importanza di includere lo sport nel percorso di riabilitazione.  Come avviene nel progetto realizzato a Villa Rosa di Pergine Valsugana. La struttura riabilitativa di degenza dell’ospedale di Trento.disabilità

Inclusione oltre i limiti

All’ organizzazione dell’appuntamento di Cles hanno collaborato i ragazzi dell’oratorio San Rocco di Cles.  Correre a perdifiato per superare i compagni di gara. Ma soprattutto per abbattere limiti e pregiudizi. E’ questo il senso più profondo del trofeo sportivo GSH. Una sorta di gioco paralimpico locale che permette alle persone a prescindere dai propri limiti di sfidarsi. E di tirare fuori il meglio da sé stesse. 50 metri in piano e i 30 metri in carrozzina. Un torneo di calcetto, discipline individuali. Attività multisport in sinergia tra varie cooperative. Casa Sebastiano, Iter, Grazie alla Vita, Amalia Guardini, C.S.4, Incontra, Iris .

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