Imparare a superare il passato dai bambini

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Ci scrive una giovane mamma in difficoltà in quanto il marito da cui vive separata da tre anni ha comunicato alla figlia, di otto anni, che presto avrà una sorellina dalla sua nuova fidanzata: la bimba ha finto di essere felice ma appena tornata dalla madre è scoppiata in lacrime disperate poiché “papà ha rimpiazzato anche me”; l’altro figlio di quattro anni è invece rimasto indifferente alla notizia. Nella sua lucida lettera la madre percepisce il sentimento di abbandono della figlia che vede allontanarsi il legame col padre, sapendo che sarà attratto da altri interessi concorrenti col suo e, pur consapevole non solo della ragionevolezza della scelta paterna e probabilmente anche della necessità di comunicarlo alla figlia, si sente impotente a sanare la ferita inflitta alla bambina.

La lettera merita attenzione perché di fronte ad una esigenza primaria costituita dal legame affettivo filiale supera con un solo balzo la teoria del buonismo e del politicamente corretto, della chiarezza nei rapporti e dell’educazione moderna dei figli, chiamati troppo spesso al tavolo degli adulti, inevitabilmente incapaci di assolvere al ruolo genitoriale, ammantandolo di amicalità.

Come solo la forza immensa di una madre, immediata ed istintiva, riesce in casi estremi, la giovane demolisce le ragioni che da tempo si sono imposte con la libera autodeterminazione di sé e riconduce la vicenda nell’atavico mondo degli affetti, forte non solo della loro insopprimibilità ma consapevole della loro preponderanza, che esonda dal cervello ed invade il cuore travalicando la ragionevolezza. E non è l’effetto di un momento, destinato a rientrare appena subentra l’assuefazione: è la profonda convinzione che la regione fertile degli affetti ingloba anche le fredde steppe aride della ragione.

È da decenni che il relativismo gnoseologico ha imposto la subordinazione del pensiero alla necessità dei comportamenti ammessi, precludendo le scelte ed azzerando la comunicabilità sull’altare dell’affermazione di sé, che si traduce nell’imposizione della asserita propria libertà di autodeterminazione oltre i limiti del rispetto: una delle toppe più famose è l’idea che la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri che osanna l’accentramento della volontà fino all’unico limite della sfera altrui. È di bell’aspetto ma copre la lacerazione della verità: Socrate ebbe ragione di Protagora dimostrando che la verità è unica.

Il dolore come l’amore si esprimono liberi nella loro forza tragica ed affascinante e non possono ricondursi ad operazioni razionali entro i canali predeterminati della morale perbenista piuttosto che del politicamente corretto: il tragico è inevitabile se il padre ha lasciato la famiglia e vive con un’altra donna dalla quale avrà una figlia; è la conseguenza della scelta liberamente voluta che fa soffrire la figlia adolescente e non ci sono parole consolatrici ma solo ferite che il tempo potrà cicatrizzare. L’alternativa è la propria rinuncia ad una nuova paternità che potrebbe costare il legame con la nuova donna che dovrebbe rinunciare alla maternità. Non c’è da quadrare il cerchio: le tre posizioni sono incompatibili a meno della sofferenza di uno dei tre comprimari ed il padre ha scelto. Non gliene si fa certo una colpa, e non gliela fa la giovane madre che scrive pescando a piene mani nella sofferenza della figlia, sapendo che presto, forse, ci si augura che la figlia si riprenda e viva con serenità la nuova situazione e tutti saranno felici e contenti. Ma è la luce accesa su questo momento che merita riflessione, non certo il buio dell’oblio che il tempo colmerà di pasciuta quiete.

Cosa dovrà dire la madre alla figlia? Tranquilla che papà ti vuole bene, che arriva la sorellina con cui potrai giocare, che è giusto che papà abbia la sua vita come anche la sua nuova fidanzata. Non ci vuole molto ad esprimersi così: ma la bambina la guarderà con i suoi occhioni spalancati, colmi della tristezza che ha scacciato la rabbia del primo momento e poi andrà avanti. I bambini hanno una capacità straordinaria ad archiviare le sofferenze.

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