Il 45° Convegno nazionale del Movimento per la Vita si è aperto il 3 ottobre nella Santa Casa di Loreto, là dove Maria pronunciò il suo “eccomi”, il sì che ha cambiato la storia. Non una scelta casuale, ma il desiderio di tornare alle radici di un cammino iniziato cinquant’anni fa con il primo Centro di Aiuto alla Vita. Nella celebrazione di apertura, l’arcivescovo Fabio Dal Cin ha ricordato che “ogni essere umano possiede una dignità ontologica che nessuno può togliere” e che “il popolo del Movimento per la Vita è un prolungamento del sì di Maria. È un ritorno alle origini e insieme una ripartenza: nel luogo dove il Verbo si è fatto carne, 300 volontari da tutta Italia si ritrovano per celebrare un anniversario che è anche una promessa. «La Santa Casa – ha detto ancora Dal Cin – ci ricorda che Dio entra nel mondo nella piccolezza di un embrione e Maria risponde: “Eccomi, sono la serva del Signore”. È il primo sì radicale alla vita della storia». Un sì che oggi significa anche dire no alla cultura dello scarto.
Le parole della presidente Casini
Nel saluto introduttivo, la presidente Marina Casini Bandini ha indicato la via per il futuro: «Il riconoscimento della dignità infinita di ogni persona nasce dal riconoscimento della dignità del bambino non ancora nato. E questo genera una cultura nuova che riguarda tutti». Ha ripercorso le tappe di mezzo secolo di impegno, dai Centri di Aiuto alla Vita alla rete delle Case di accoglienza, dalla formazione dei giovani all’impegno pubblico. «Il punto più alto – ha ricordato – resta l’enciclica Evangelium vitae di san Giovanni Paolo II, la cui preghiera finale, Maria, aurora del mondo nuovo, è sintesi e profezia del nostro cammino».
Vita e pace
Il messaggio di Papa Leone XIV, inviato tramite il cardinale Pietro Parolin, ha espresso «vivo apprezzamento per la coraggiosa opera svolta nella promozione e tutela della vita umana» e ha auspicato che il Convegno «susciti una rinnovata attenzione al mistero dell’esistenza umana». A questo incoraggiamento si è unito anche il saluto del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, che ha voluto ribadire come il Movimento per la Vita rappresenti «un punto di riferimento per chiunque voglia impegnarsi per il bene comune con serietà, coerenza, passione e coraggio». Zuppi ha sottolineato il legame profondo tra vita e pace: «Difendere la vita significa difendere la pace, perché la guerra è un fallimento della politica e dell’umanità. Abbiamo urgente bisogno di una rinnovata cultura di pace che si fondi sull’amore per ogni vita umana». E ha aggiunto: «Voi non solo difendete la vita, ma aiutate ad amarla, tutta e per tutti, così come il Signore ci chiede».
Il premio “Sì alla Vita”
Le giornate di Loreto e Jesi sono state arricchite da testimonianze e progetti che traducono in gesti concreti il sì alla vita. Don Aldo Buonaiuto, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, ha ricordato con commozione don Oreste Benzi, “capace di risposte immediate alle madri in difficoltà, con la creatività della carità”. A lui è stato assegnato, a Jesi, il Premio giornalistico “Sì alla Vita” Pirovano-Liverani, riconoscimento che onora chi con la parola e con l’azione ha servito la vita e gli ultimi. «Grazie – ha detto don Aldo ricevendo il premio – una parola spesso dimenticata che deve tornare al centro della nostra missione sociale ed ecclesiale». La motivazione sottolinea il suo impegno instancabile per gli ultimi, per i poveri, per i bambini non ancora nati, e per la sua opera di sensibilizzazione attraverso il quotidiano “In Terris – La voce degli ultimi”. Collaboratore e amico di don Oreste Benzi, don Aldo ne prosegue l’eredità nel segno di una carità che si fa concreta, capace di sostenere le madri in difficoltà e restituire speranza a chi si sente solo.

Insieme siamo migliori
Tra gli interventi internazionali, Tonio Borg, presidente della Federazione europea One of Us, ha richiamato il valore della maternità come bene comune: «Non siamo contro l’aborto perché lo dice la Chiesa, ma perché è un male in sé. La libertà è vera solo se esiste un sostegno reale». Dall’altra parte dell’oceano, Jor-El Godsey, presidente di Heartbeat International, ha ricordato che «insieme siamo migliori» e che la missione del movimento pro-life «è accompagnare, formare e incoraggiare chi ogni giorno si prende cura delle donne e dei bambini».
Libertà, carità e speranza
Nel convegno è emerso con forza che difendere la vita non è solo accogliere, ma costruire futuro. Dal Cav Mangiagalli di Milano è arrivato il progetto “18+”, che accompagna le madri nel reinserimento lavorativo, mentre nuovi percorsi di formazione sanitaria e la riattivazione delle “ruote degli esposti” ad opera dell’Ufficio di Pastorale sanitaria della CEI, testimoniano un impegno che unisce carità e competenza. Francesco Ognibene, caporedattore di “Avvenire”, ha invitato a uno stile comunicativo «che accompagni, non giudichi; che unisca verità e misericordia». Tre le parole chiave indicate: libertà, carità e speranza.
Il 5 ottobre a Jesi si è svolta la Messa conclusiva del convegno organizzato per i 50 anni del Movimento per la vita italiano. A presiedere, il vescovo Mons. Paolo Ricciardi, che ha ricordato il giorno in cui dopo la morte del padre, medico di famiglia, ha ritrovato tra i suoi appunti questa frase risalente all’8 giugno 1978: «Ieri ho presentato, presso il medico provinciale, la mia obiezione di coscienza contro la legge che autorizza l’aborto. Un medico è sempre a servizio della vita». Il servo di Dio Carlo Casini, di cui proprio in questi giorni è iniziata la causa di beatificazione, cinquant’anni fa, con pochi amici e tanta fede, accese una lampada nel buio. Oggi quella luce continua a brillare, alimentata da migliaia di mani e cuori che dicono ogni giorno, come Maria, il loro “eccomi” alla vita.

