I pirati dello streaming e le vittime invisibili (AUDIO)

Quanto dolore procura la pirateria nel settore cinematografico: perdite economiche e di posti di lavoro nell'analisi di Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale Fapav

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:14
pirateria

La pirateria è un problema sempre più persistente, una ferita che lacera il mondo cinematografico, un settore messo ancora di più in ginocchio dalla recente crisi dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19. Le sale cinematografiche sono state tra le prime strutture a chiudere, le riprese per i nuovi film si sono fermati e solo ora lentamente ci si sta avviando verso una, seppur lenta, ripresa. Ma come si tutelano i diritti di tutti coloro che lavorano in questo mondo?

Il caso

Tra l’altro è proprio di questi giorni la notizia riguardante la Sezione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, che ha disposto il sequestro preventivo, mediante oscuramento, di 56 server, 2 siti web e 2 canali Telegram. Con questo blocco 160.572 abbonamenti illegali identificati sui server oscurati e organizzati nell’ambito di un sistema che si poggiava su 7 “strutture” IPTV (Internet Protocol Televisione) illegali. Un numero rilevante se si considera che, sulla base degli elementi acquisiti, un abbonamento illegale consentiva di accedere, in media, a 450 canali televisivi e la funzione di circa 30 mila contenuti multimediali diretti (serie TV, films, etc.).

Streaming e lockdown

Un mercato illegale molto fiorente che si è ulteriormente sviluppato nella fase dell’emergenza sanitaria che ha costretto alla permanenza in casa ed ha indotto molte persone alla ricerca di contenuti multimediali. In particolare, con specifico riferimento all’offerta di eventi sportivi, i “pirati” hanno continuato a pubblicizzare pacchetti illegali prospettando la “fase 3” di ripresa delle competizioni sportive e formulando offerte  vantaggiose in relazione alla durata dell’abbonamento illegale acquistato. Per avere un’idea del volume d’affari illecito generato basta considerare il costo medio di un abbonamento illegale che si aggira sui 10 euro mensili. “Questa operazione ha messo in luce un aspetto molto importante, ossia il fatto che per la prima volta i dati personali degli utenti siano stati utilizzati come merce di scambio per estorsioni tra criminali, esponendo i clienti dei servizi illeciti a numerosi rischi” ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale di Fapav. “Esprimiamo soddisfazione per l’operazione condotta dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza e che ha portato alla sospensione di 160mila abbonamenti illegali utilizzati per accedere ad oltre 30 mila contenuti tra film e serie per circa 1 milione e 600 mila euro mensili di giro d’affari” ha continuato Bagnoli Rossi.

Ma cos’è la Fapav?

La Federazione per la protezione dei diritti audiovisivi e multimediali nasce nel 1988 ed è un’organizzazione fondata da soci permanenti delle principali associazioni italiane e internazionali che producono e distribuiscono contenuti a livello nazionale e internazionale. InTerris.it, per approfondire questo argomento delicato, ha incontrato proprio Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale di Fapav.

Nell’audio la Fapav nel racconto di Federico Bagnoli Rossi

Cosa rappresenta oggi la pirateria? Quali sono le sue vittime?
“Troppo spesso si pensa che dietro la pirateria ci siano dei benefattori che offrono gratuitamente dei contenuti a questi poveri consumatori che non hanno soldi. Nella pirateria non esiste nessun benefattore, anzi, tutti coloro che fanno questo tipo di attività inerente alla distribuzione dei contenuti hanno un minimo comune denominatore: il voler far soldi. La pirateria produce innumerevoli vittime invisibili, tra cui ricordo le videoteche, molte delle quali hanno chiuso. È notizia di questi giorni la chiusura di Video Elite, storica videoteca romana di Via Nomentana, che ha rappresentato un pezzo fondamentale nella formazione cinefila di generazioni di giovani studenti, registi, attori, professionisti e appassionati di cinema. Ventisei anni di attività, oltre 34mila titoli di cui almeno 10mila oramai introvabili: un patrimonio prezioso che, grazie all’interessamento del regista Marco Bellocchio, andrà alla Cineteca di Bologna”.

Negli ultimi anni sono molti siti illegali sono stati oscurati, come ha influito?
“La pirateria tradizionale negli ultimi anni non è cresciuta ma è stagnante perché tra le offerte legali sono uscite nuove possibilità facili ed accessibili per poter avere maggiore scelta di film da casa. Una mole di offerte legali di alta qualità che prima non c’era. Però allo stesso tempo la pirateria è una vera e propria filiera illecita che tecnologicamente si evolve, sono nate così le IPTV illegali, uno dei problemi più grandi riguardanti la pirateria. Dei veri e propri abbonamenti che vengono sottoscritti con dei pagamenti mensili che attraverso delle Internet Protocol Television riescono a farti avere un accesso ai contenuti di livello europeo, quindi tutti i canali illegali europei che attraverso un determinato flusso riescono ad arrivare anche in Italia. Oggi questo tipo di pirateria sta creando grossi problemi al nostro settore, in particolare al settore dei broadcaster come Sky e Dazn che stanno investendo tanti soldi nel nostro paese anche dal punto di vista tecnologico”.

A quanto ammonta la perdita del settore cinematografico dovuta alla pirateria?
In Italia a causa della pirateria, infatti, è stata stimata una perdita di guadagno di circa un miliardo di euro all’anno, perdite che incidono principalmente sulle aziende che fanno questo mestiere, oltre 6.000 posti di lavoro sono a rischio. Tra questi non ci sono attori, star o registi famosi ma persone che lavorano con passione per raccontare e distribuire in tutto il mondo storie meravigliose. Un vero e proprio indotto messo a rischio. La lotta alla pirateria va fatta perché tutti abbiamo la responsabilità di far trovare alle future generazioni un’industria sana e un lavoro. Un indotto pratico importante dal punto di vista pratico ed emotivo. Bisogna tutelarlo e bene perché vogliamo che questo settore abbia un futuro”.

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