L’housing sociale che lenisce le sofferenze degli ultimi

L'intervista di Interris.it alla dott.ssa Tamara Pacchiarini, responsabile dell'area sociale di Opera San Francesco di Milano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:04
Una giovane volontaria di OSF Milano

La casa deve essere considerata un diritto umano in quanto ogni individuo dovrebbe essere in grado di vivere in sicurezza, pace e dignità. È questo il punto dal quale partono i progetti di housing sociale e housing first dell’Opera San Francesco di Milano con l’obiettivo di dare una sistemazione abitativa stabile alle persone che si trovano in situazione di difficoltà e fragilità con il contributo di una equipe multidisciplinare composta da educatori, assistenti sociali, psicologi, psichiatri che lavorano in sinergia con gli altri attori della rete per dare tutto il supporto necessario a chi chiede aiuto.

Fra Cecilio Cortinovis, fondatore di OSF Milano

La storia dell’Opera San Francesco di Milano

L’Opera San Francesco per i Poveri, OSF, è la realtà fondata dai Frati Cappuccini di viale Piave a Milano, che dal 1959 si impegna ad assicurare ai poveri assistenza gratuita e accoglienza. L’aiuto a coloro che soffrono è garantito quotidianamente grazie all’opera insostituibile dei volontari, colonna portante di Opera San Francesco e alle generose donazioni dei suoi sostenitori, privati e aziende; il Presidente della stessa è Fra Marcello Longhi. Interris.it, in merito al tema dell’housing sociale, ha intervistato la dott.ssa Tamara Pacchiarini, responsabile dell’area sociale di O.S.F.

L’intervista

Come nascono e che obiettivi si pongono i progetti di housing sociale dell’Opera San Francesco di Milano?

“Opera San Francesco ha in essere due progettualità. La prima – la quale è un po’ il cuore ed è maggiormente collegata al tema dell’Opera – è quella dell’housing first che è un percorso per seguire le persone senza fissa dimora, le quali hanno il desiderio di riprendere un percorso di normalità. Quindi, le stesse, sono persone molto fragili che vengono da un periodo molto lungo sulla strada dove – la casa – diventa il primo punto di riferimento per riprendere in mano la propria vita. Tale è il primo elemento, dove alle persone viene chiesto di essere parte attiva nel progetto di reinserimento, il quale prevede però la ripresa di abitudini che sono state spesso dimenticate – come ad esempio: la cura dell’igiene di sé, della casa, lavare i vestiti, cucinare i pasti – le quali sono per noi molto ovvie ma, per persone che vivono da molti anni in strada non lo sono più. Quindi, da qui, parte un percorso di vita, nuove relazioni, il rapporto con il medico – che spesso è molto difficile e conflittuale – e poi ci sono i rapporti con i familiari perché, il fatto di vivere in una situazione di stabilità – aiuta anche a ricostruire legami e, nelle situazioni più semplici, segue anche un lavoro, il volontariato per arrivare – dopo un periodo – ad avere un po’ di autonomia. Questa è la prima parte di housing che noi facciamo, poi vi è l’housing sociale – noi non facciamo il co-housing – per cui diamo l’appartamento a una persona e non mettiamo due o più persone nel medesimo appartamento. In particolare – per quanto riguarda l’housing sociale – accogliamo o singole persone o nuclei familiari, le quali non vengono dalla strada ma vivono in situazioni promiscue, per sfratti o convivenze in sovraffollamento, ed anche in questo caso si mette in atto un percorso di aiuto affinché le persone ritornino in un percorso di autonomia. Opera San Francesco è convinta che l’abitare la casa sia un diritto umano e si muove in tale direzione, sia per gli ultimi degli ultimi come i senza fissa dimora che per altre persone che si trovano in una difficoltà momentanea differente da coloro che vivono la strada”.

Quali sono le azioni che ponete in essere nei confronti delle persone con disabilità all’interno di questi progetti?

“Opera San Francesco non ha un’area specifica dedicata alla disabilità. Le persone che vengono accolte sono o già note ai nostri servizi oppure coloro che vengono segnalati dai servizi sociali. Tendenzialmente questi sono i due canali. Il lavoro che noi facciamo è di rete, quindi si svolge insieme ad altri attori, i quali possono essere in primis gli assistenti sociali, il medico di base, il terapista ed altre organizzazioni che operano attorno a tali persone al fine di essere coerenti nell’intervento che viene fatto. Quindi, nel momento in cui a noi arriva una segnalazione, facciamo una valutazione sul caso e, di conseguenza, sul singolo soggetto ed i relativi bisogni, facendo una progettualità. Mi trovo qui da un anno e non ho memoria di persone con disabilità accolte, se non persone gravemente compromesse dal punto di vista fisico. Ora, ad esempio, abbiamo accolto una persona gravemente obesa ed abbiamo riadattato la casa alle sue esigenze. Non abbiamo avuto percorsi specifici in materia di disabilità ma, ciò che cerchiamo di fare, laddove c’è un bisogno, è da un lato comprendere dove sono le barriere architettoniche e rimuoverle nonché costruire un progetto su misura. Abbiamo accolto un minore con disabilità insieme alla sua famiglia, il quale però, in tale caso, era già seguito dai servizi ed abbiamo pensato ad un appartamento che desse la possibilità di non creare problematiche, scegliendo ad esempio un immobile in uno stabilimento con due ascensori. Non abbiamo una cultura strutturata come quella dell’housing first la quale si rifà ad una teoria ma adattiamo una progettualità specifica per seguire le persone al meglio”.

Immagine tratta da Opera San Francesco per i Poveri di Milano

Quali sono i vostri auspici per il futuro in materia di inclusione delle persone con fragilità che accogliete? In che modo chi lo desidera può aiutare la vostra azione?

“Stiamo cercando di ampliare la nostra offerta perché, il bisogno abitativo, è importante nella città. Pensiamo quindi a nuove modalità per andare incontro ai bisogni delle persone. Il pensiero è quello di integrare alla parte sociale che è propriamente nostra anche una parte più sanitaria. Ad esempio, per un caso, abbiamo attivato un Adi infermieristico, la consegna dei pasti, l’Oss per l’igiene e la pulizia – in tale frangente attivato dal Comune -. A tal proposito stiamo riflettendo in merito a dei percorsi più integrati – anche fatti in autonomia – da Opera San Francesco. È possibile aiutare la nostra organizzazione attraverso volontari che hanno voglia di mettere a disposizione del tempo e le loro capacità per i nostri servizi, quindi le mense, il guardaroba, il poliambulatorio – dove sono necessari medici volontari, l’area sociale ove stiamo inserendo volontari affinché stiano in relazione con le persone, in quanto spesso le stesse si sentono sole – in special modo coloro che provengono dalla strada -. Servono quindi volontari che abbiano voglia di passare il loro tempo con queste persone. Oltre a ciò, sono molto utili i percorsi di aiuto economico o donazione di beni e di costruzione di relazioni che possano aiutarci sempre più a trovare soluzioni per i nostri beneficiari”.

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