Ambientalisti assassinati: in Honduras si muore (ancora) per la Terra

Due ambientalisti uccisi a fine 2020. Un dato scioccante che ritorna quattro anni dopo l'omicidio di Berta Caceres. Ma la protezione della natura è fondamentale per il Paese

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Honduras
I funerali di Berta Caceres

La Repubblica dell’Honduras è un paese situato nell’America centrale, ex colonia spagnola indipendente dal 1821 con una popolazione di oltre 8 milioni di abitanti la cui capitale è Tegucigalpa. In particolare, secondo gli osservatori internazionali, l’Honduras risulta essere il paese con il tasso di criminalità e violenza più elevato al mondo, a titolo esemplificativo basti pensare che, secondo un report pubblicato dall’ONU, il tasso di omicidi che si registra in questo paese è pari a oltre 86 vittime ogni centomila abitanti ed in correlazione a ciò vi è una radicale diffusione delle gang di strada, che attraverso una violenza senza freni controllano il traffico di droga internazionale che, ad esempio, per quanto riguarda la cocaina rappresenta l’80% dell’intero flusso destinato agli Stati Uniti.

Due brutali omicidi

Tanto premesso, hanno destato scalpore ed indignazione internazionale i due efferati omicidi che hanno avuto luogo in Honduras negli ultimi giorni del 2020: José Adán Mejia e Felix Vásquez, due attivisti che da molti anni si battevano senza sosta per preservare i diritti delle comunità indigene locali e per la difesa dell’ambiente, uccisi in due aree differenti del paese a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

Questo crimine brutale fa emergere uno dei problemi più gravi dell’Honduras, ossia la difesa e la tutela dell’ambiente che è imprescindibilmente legata alla sopravvivenza delle etnie locali ed in particolar modo dei contadini per i quali la terra, attraverso un economia di sussistenza legata all’agricoltura e alla pesca, rappresenta l’unica fonte di sostentamento.

Ancora vittime in Honduras

Oltre a quanto precedentemente detto, crimini inumani perpetrati nei confronti degli ambientalisti ci ricordano che, dal 2 marzo 2016, giorno in cui venne uccisa l’ambientalista Berta Cáceres per la sua strenua opposizione alla costruzione di una diga per l’impatto che avrebbe avuto sul popolo Lenca, gli attivisti per l’ambiente uccisi in Honduras sono stati 30.

In seconda istanza, per risolvere questa grave situazione e preservare l’incolumità dei cittadini e dell’ambiente, è fondamentale che le istituzioni sovranazionali deputate inviino in Honduras un contingente internazionale con l’obiettivo di fermare questa escalation di violenza e nel contempo addestrare le locali forze di polizia affinché le stesse contrastino in maniera articolata ed efficiente la criminalità organizzata ivi presente.

Sviluppo sostenibile

In ultima istanza è fondamentale ed imprescindibile che tutti gli attori coinvolti preservino uno sviluppo economico green e sostenibile con il duplice obiettivo di preservare nel contempo le comunità autoctone e la pregevole biodiversità locale in ossequio al fulgido pensiero di Papa Francesco esemplificato nell’enciclica Laudato Sì: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare”.

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