Se un grande paese come l’India limita la libertà religiosa

Una legge considerata controversa da molti che rende ancora più facile arrestare e perseguitare la gente sulla fragile base di mere supposizioni

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Negare o limitare in maniera arbitraria tale libertà significa coltivare una visione riduttiva della persona umana; oscurare il ruolo pubblico della religione significa generare una società ingiusta, poiché non proporzionata alla vera natura della persona umana; ciò significa rendere impossibile l’affermazione di una pace autentica e duratura di tutta la famiglia umana”, nel messaggio per la Giornata per la pace del 2011 Benedetto XVI indicava la libertà religiosa come presupposto per qualsiasi società che perseguisse l’armonia e la pace.

La convivenza delle religioni in India

In India la convivenza pacifica tra le religioni è messa a repentaglio da fondamentalismi e strumentalizzazioni politiche nazionaliste. In questo contesto alcuni Stati che compongono la gigantesca nazione indiana da 1 miliardo e 400mila abitanti hanno adottato leggi anti-conversioni che di fatto limitano fortemente la libertà delle minoranze religiose.

Cosa è successo

Lo scorso primo aprile il Gujarat è diventato il quarto Stato indiano, dopo Uttar Pradesh, Uttarakhand e il Madhya Pradesh, a dotarsi una nuova legge anti-conversione, il provvedimento prevede per i suoi trasgressori pene dai tre ai dieci anni e sanzioni pecuniarie fino a 500mila rupie (pari a 6.800 dollari). Ufficialmente la nuova legge ha lo scopo di estendere la normativa esistente contro le conversioni forzate al matrimonio. Si vuole cioè bloccare il drammatico fenomeno del “Love Jihad”, termine coniato alcuni anni fa per demonizzare i matrimoni tra uomini musulmani e donne non musulmane. Da una parte si cerca quindi di fermare le conversioni fatte con l’inganno e la violenza, ma dall’altra queste norme finiscono per prendere di mira tutte le conversioni e in particolare quelle di persone che aderiscono al cristianesimo e all’Islam.

Le opinioni dei religiosi

Secondo il padre gesuita Cedric Prakash, attivista per i diritti umani citato da VaticanNews, “con questo emendamento aggiuntivo la già draconiana legge sulla libertà religiosa del 2003 è ancora più incostituzionale e va ritirata”. “La grande domanda che dobbiamo porre oggi al governo del Gujarat  – prosegue – è perché un cittadino adulto non può decidere quale religione desidera seguire o più banalmente se un cittadino o una cittadina può decidere di sposare chi vuole”. Queste leggi sono state criticate dalle minoranze e dall’opposizione del Partito del Congresso, per i quali si tratta di provvedimenti liberticidi che violano la laicità dello Stato e creano tensioni religiose, sono state invece introdotte nei diversi Stati dal partito nazionalista Bjp (Bharatiya Janata Party) del premier Narendra Modi.

Intanto lo scorso 4 aprile, domenica di Pasqua, il coordinatore della Commissione per l’educazione dell’arcidiocesi di Bhopal, il pastore protestante Rajendra Dwivedi, è stato arrestato nello Stato indiano del Madhya Pradesh. AsiaNews riferisce che il provvedimento è scattato a causa di un paragone proposto sul suo blog tra la salvezza di Gesù e quanto rivelato nei Veda e nelle Upanishad. Il Madhya Pradesh è uno degli Stati indiani che di recente hanno inasprito le leggi anti-conversione. Sajan K. George, presidente del Global Council of Indian Christians, sostiene che a seguito delle nuove norme è diventato ancora più facile arrestare e perseguitare la gente sulla fragile base di mere supposizioni.

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