La giovane ricercatrice Keniota e la proposta di usare la plastica per l’edilizia

Ogni anno vengono prodotte più di 300 milioni di tonnellate di plastica e almeno 8 milioni di esse finiscono nei nostri oceani

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Con la crescente produzione di prodotti in plastica usa e getta, il pianeta Terra si trova ad affrontare un grave problema: l’inquinamento derivato dai rifiuti di plastica. Gli oggetti in plastica e le loro particelle nocive si accumulano nell’ambiente mettendo a serio rischio l’ecosistema, gli animali e gli esseri umani. Nonostante la plastica si sia rivelata rivoluzionaria e particolarmente conveniente per la fabbricazione di numerosi oggetti, ha portato le persone ad avere una mentalità consumistica.

Alcuni dati

Circa il 50% della plastica prodotta ogni anno è esclusivamente monouso: ha una durata estremamente breve – dato che spesso viene utilizzata solo per pochi minuti – ma il suo impatto ambientale può durare per anni. Il materiale persiste nell’atmosfera per lunghi periodi di tempo rappresentando una minaccia per la biodiversità, diffondendo agenti inquinanti e contribuendo ai gas serra. Negli oceani c’è un’elevata presenza di materiali plastici: secondo questo articolo, ogni anno vengono prodotte più di 300 milioni di tonnellate di plastica e almeno 8 milioni di esse finiscono nei nostri oceani, rappresentando l’80% dei rifiuti marini. Il materiale plastico viene spesso ingerito dagli animali marini provocando lesioni gravi e, nel peggiore dei casi, portando alla morte.

Purtroppo, questo problema non risparmia i paesi in via di sviluppo. Come spiegato in questo articolo, l’uso della plastica continua ad espandersi rapidamente nei paesi in via di sviluppo, compresa l’Africa. La plastica sta travolgendo questi paesi, allagando i loro fiumi, arrivando persino nei mangimi per gli animali, data la mancanza di strutture adeguate e fondi per gestire i rifiuti. Inoltre, mentre nei paesi più sviluppati i Governi si occupano dei costi sempre più alti della gestione dei rifiuti in plastica, in quelli in via di sviluppo gli abitanti sono coloro che devono affrontare interamente tali costi in quanto privi di sistemi di smaltimento o riciclaggio dei rifiuti finanziati dal governo. In Kenya, ad esempio, la responsabilità viene trasferita dalle imprese alla popolazione locale che sopravvive con meno di 1,90 dollari al giorno.

La soluzione: trasformare i rifiuti di plastica in prodotti da costruzione

Sebbene l’inquinamento dei rifiuti di plastica colpisce numerosi paesi in via di sviluppo, alcuni di essi si stanno mettendo in moto per affrontare il problema. Come affermato dalle Nazioni Unite, il Kenya è un pioniere nella battaglia contro l’inquinamento derivato dalla plastica, collocandosi tra i primi paesi dell’Africa Orientale a imporre restrizioni sulla plastica monouso e firmando l’iniziativa Clean Seas che collabora con governi, aziende e popolazioni locali per eliminare l’utilizzo della plastica usa e getta. Una portavoce di questa lotta è Nzambi Matee, una 29enne keniota designer di hardware autodidatta e ingegnere qualificata con una laurea in biochimica, che ha sviluppato un metodo per trasformare i rifiuti di plastica in materiali da costruzione convenienti e più durevoli del cemento. Dopo aver trascorso mesi facendo numerosi test e creando prototipi, ha vinto una borsa di studio per partecipare a un programma di formazione sull’imprenditoria sociale presso l’Università del Colorado, dove ha avuto l’opportunità di perfezionare il progetto.

Nel 2015, Nzambi ha fondato la startup Gjenge Makers che produce dai 500 ai 1000 mattoni al giorno utilizzando circa 500 chilogrammi di rifiuti di plastica. I rifiuti vengono ritirati da dalle fabbriche o acquistati da altre imprese che si occupano di riciclaggio, una macchinario poi fonde la plastica con della sabbia ad alte temperature e come ultimo passaggio una pressa comprime la miscela, dando vita al prodotto finale. La startup conta 112 lavoratori provenienti da gruppi sociali svantaggiati tra cui donne e giovani che altrimenti sarebbero disoccupati, rendendo il progetto di Nzambi non solo un modello per la lotta contro l’inquinamento ma anche un esempio di inclusione sociale creando opportunità nelle comunità più a rischio. Il nobile impegno di Nzambi è stato riconosciuto anche dalle istituzioni internazionali in quanto è stata nominata vincitrice dell’Environment Programme “Young Champions of the Earth” delle Nazioni Unite.

L’inquinamento prodotto dai rifiuti di plastica è una questione che deve essere considerata una priorità nei paesi di tutto il mondo. L’obiettivo deve essere quello di ridurre l’uso della plastica monouso sensibilizzando la collettività sulla questione e finanziando progetti innovativi e creativi che possano trasformare un problema ambientale in una potente risorsa. La salvaguardia del nostro ambiente è fondamentale per la sopravvivenza e il benessere sia della biodiversità che dell’uomo.

Beatrice Koci è una tirocinante della cooperativa sociale Volunteer in The World

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