Come evitare una catastrofe educativa

La distanza tra i corpi e dai luoghi abitudinari, la possibile sospensione della scuola e la sua forma nuova “casalinga”, può risultare la più faticosa fonte di ansia, rabbia e smarrimento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

La sospensione e la perdita degli abituali riferimenti della quotidianità, soprattutto all’interno delle relazioni sociali, disorienta e intimorisce in modo trasversale all’età e al genere, sviluppando ansia, paura e confusione. L’effetto ansiogeno e angosciante è ineludibile, seppur con le inevitabili differenze soggettive. Quando qualcosa, oltre ad essere ignoto, è anche una minaccia rispetto alla nostra salute e alla vita, è più probabile che produca un circuito ansioso, proprio perché si autoalimenta”. Con queste parole Pamela Pace, psicologa e psicoterapeuta, ha descritto il quadro della situazione attuale raccontando i riflessi psicologici che questo periodo di pandemia ha comportato sulla salute mentale di tantissime persone. “La generale disorganizzazione, innescata dalla ripresa dei contagi e dai relativi provvedimenti, sta generando una particolare costellazione emotiva che evidenzia anche stanchezza, delusione e, in alcuni casi rimozione e rifiuto. Oggi, molti, bambini e giovani compresi, fanno più fatica ad affrontare l’urgenza e l’obbligo delle tante precauzioni e limitazioni. Quindi l’ansia, la rabbia, la necessità di capire e dare un senso a tutto quanto stia accadendo, innescano uno scenario umano diverso rispetto a marzo”.

“Accettare di nuovo la distanza tra i corpi e dai luoghi abitudinari (la classe, i giardini, gli ambienti sportivi, l’oratorio), la possibile sospensione della scuola e la sua forma nuova “casalinga”, l’insistenza sulla necessità delle precauzioni, può risultare più faticosa fonte di ansia, rabbia e smarrimento. Infatti, sottesa, c’è l’evidenza di una certa impotenza nel controllare e inibire la forza del virus. I bambini possono sentire che gli adulti non sono sufficientemente protettivi”.

Anche la socializzazione è limitata all’utilizzo di questi strumenti tecnologici, quanto potrà influire a lungo andare questa situazione sugli adolescenti?
“Certamente “fare scuola a casa”, non è la stessa cosa che andare in classe, incontrare maestre e compagni e quel particolare ordine e funzionamento simbolico, che peculiarizza l’istituzione scolastica. Anche per i più grandi, l’arredo e l’atmosfera che l’istituzione scolastica implicano, impattano in un modo peculiare, oltre all’importanza che hanno sia l’incontro tra i corpi sia gli effetti della permanenza forzata all’interno della famiglia. Il divieto di uscire costringe di nuovo a tante rinunce: ha sospeso l’incontro con i luoghi extra familiari, gli amici, lo sport e anche il divertimento sociale. La rabbia e la frustrazione possono anche alimentare reazioni trasgressive che spingono a non tener conto delle regole. Tutto ciò, unitamente alla possibile ripresa dello stress degli impegni scolastici online, rischia di innescare una riduzione della motivazione, quindi dell’investimento sul sapere. Ecco l’importanza che maestre, insegnanti, docenti si assumano la responsabilità del loro ruolo di educatori, trasmettendo il desiderio di veicolare la preziosità del sapere. É infatti il desiderio di trasmettere che promuove il desiderio di ricevere e apprendere! É bene non reificare, tale importante testimonianza e trasmissione, alle porte chiuse delle strutture scolastiche, onde evitare una “catastrofe educativa”, di cui si sta molto parlando. Mascherine, luoghi ancora chiusi, distanza suggerita tra le persone e dati sulla diffusione del virus modificano scenari, la qualità dei rapporti e sono fattori ansiogeni”.

I Bambini più piccoli stanno continuando a frequentare la scuola, ma con grandi limitazioni, quanto potrà influire su questi bambini tutta questa ansia che subiscono? In fondo loro vorrebbero vivere da bambini ma si ritrovano in mezzo a genitori ed insegnanti che saranno sempre lì a ricordare le mille precauzioni…
“Il contesto familiare ha indubbiamente assunto una centralità non solo in relazione al carico dei tanti impegni familiari e professionali, ma anche rispetto alla qualità dei discorsi dei genitori e delle diverse emozioni di padre e madre nel fare i conti con il virus. Là dove i genitori riescono a contenere l’ansia, l’angoscia, la rabbia e la paura, l’ambiente familiare può meglio preservare i bambini da un maggiore impatto e vacillamento. Sicuramente l’assenza di senso di quanto sta accadendo  impegna i genitori a trovare le parole giuste, adatte all’età dei figli per rispondere alle loro domande e confortare. Nella mia pratica clinica emerge che alcuni bambini reagiscono alle diverse e radicali trasformazioni, con ansia e paura, che si manifestano anche attraverso fenomeni del corpo o un’accentuazione della vivacità: disturbi del sonno, calo dell’appetito, piccole regressioni, proteste e comportamenti oppositivi o regressivi. Ho inoltre notato un aumento di rituali ossessivo-compulsivi, che possono essere letti come delle difese al servizio, temporaneo, di ansia e disordine: esorcizzano paure e danno al piccolo il conforto di ordinare e controllare ciò che lo inquieta. Tuttavia non dimentichiamo che, in generale, i bambini hanno tante risorse e, più la famiglia è resiliente, più questo aiuta i piccoli a superare difficoltà e ingombri”.

I genitori hanno sempre più paura, molto ragazzi invece vivono questo periodo cercando di ritagliarsi i propri spazi e non farsi coivolgere dal terrore. Come conciliare le due esigenze all’Interno delle famiglie?
“Ogni famiglia è una realtà a sé, possiede stili, funzionamenti e, in una parola, una storia e proprie modalità nella gestione del rapporto con i figli. Quindi non credo si possa generalizzare. La reciproca comprensione è sempre una preziosa risorsa, vieppiù se accompagnata dalla misura e dal rispetto”.

Cambia L’approccio psicologico con l’ansia in base all’età? Se si come?
“Come scrivo nel mio ultimo libro “Che ansia! Riflessioni per mamme e papà che faticano a lasciare andare”, questa emozione amata e odiata, né tutta positiva né tutta negativa, è una compagna, più o meno silenziosa, della vita umana. L’ansia suona un primo “campanello” che ci mette in allerta e attiva le nostre difese e risorse, a protezione di noi stessi e degli altri. E’ una sorta di “occhio in più”! Risponderei mettendo innanzitutto in evidenza come, diventare genitori, inauguri una dimensione temporale che, aprendosi sul “per-sempre” introduce una irreversibilità: non si può tornare indietro. La genitorialità r-esiste anche laddove una coppia si separa, e sopravvive alla morte dei genitori stessi. Tale sguardo sull’eternità può suscitare ansia perché la vita a due si amplifica, si arreda di gioie ma anche di fatiche e di preoccupazioni. La responsabilità, l’educazione, i pericoli, arredano la nuova quotidianità dei genitori: è inevitabile dunque che l’ansia possa accompagnare una madre e un padre nell’accogliere il proprio figlio e nel percorso di crescita. Inoltre, nella genitorialità, c’è il rischio di una ferita narcisistica quando il proprio figlio è triste, deluso, tiene il broncio, in quanto il bambino deve incarnare, nell’epoca contemporanea, una comprova di felicità: deve essere felice per fare felici e appagare mamma e papà. Ciò comporta, per alcuni genitori, una grande fatica a dire e sostenere i “No”, i limiti e i divieti, fattori indispensabili all’interno della responsabilità educativa e, in particolare, in questo momento. Anche il figlio, crescendo, incontra le varie fatiche degli impegni evolutivi: frustrazioni, difficoltà e timori, accompagnano il percorso evolutivo. E l’ansia può comparire, soprattutto là dove un bambino, un/a ragazzo/a, sentono il peso di un’eccessiva aspettativa, di troppa pressione sia all’interno della famiglia, sia dall’ambiente circostante. Ogni età ha quindi il suo inevitabile bagaglio di compiti, convocazioni all’assunzione di responsabilità, al superamento di momenti difficili, con la compagnia, più o meno silenziosa, di una costellazione emotiva che può implicare anche l’ansia. Dipende sempre dalle peculiarità soggettive e dalla qualità delle relazioni familiari, sociali e ambientali. Del resto una crescita senza frustrazioni e difficoltà è un’utopia, e troppe gratificazioni  ostacolano il cammino di maturazione soggettiva”.

Ormia siamo entrati in una fase di lockdown localizzati. Si torna sempre di più chiusi in casa, come affrontare questo periodo. Molti hanno paura di ammalarsi e non escono più se non per i servizi essenziali. Si chiudono nel proprio mondo e sembra che i dati riguardanti i casi di depressione siano aumentati.
Come fare per non “ammalarsi” di ansia, paura e depressione?
“L’emergenza, improvvisa e virulenta, dell’epidemia da Covid19 ha colto la collettività di sorpresa: tutti abbiamo dovuto fare i conti con qualcosa di inedito e minaccioso che oggi si ripresenta, creando più ansia e delusione. Tenendo conto dell’attualità della grande lezione freudiana, che mette in una relazione stretta il disagio e i sintomi umani con le particolarità di un dato momento storico e sociale, ritengo che la pandemia abbia innanzitutto messo in mostra la nostra fragilità di essere umani, la nostra vulnerabilità e i limiti della scienza. Non è così scontato, per l’essere umano, ammettere la propria fragilità e accettare che non tutto è imbrigliabile e controllabile: siamo tutti un po’ riluttanti. Effettivamente si registra un aumento dei quadri di ansia e di caduta del tono dell’umore, quindi anche depressivi. Penso che tali disagi si originino soprattutto dalla consapevolezza di non poter prevedere e controllare tutto ciò che accade: conoscenza e controllo sono due esigenze primarie dell’essere umano. Ritengo quindi ci sia anche una grande responsabilità dei mass media rispetto alla veicolazione di notizie e informazioni, là dove tendono piuttosto ad una spettacolarizzazione. Là dove vengono a mancare chiarezza e fondatezza, il senso di impotenza e di minacciosità, acuisce ansia, paura e vissuti depressivi. Ribadisco che non ritengo sia giusto generalizzare: ogni persona è un soggetto che ha le sue peculiarità, la sua storia, le proprie risorse e fragilità. Nella prospettiva della psicoanalisi ciò che acquista valore, in tali situazioni, riguarda proprie le invenzioni soggettive finalizzate ad andare oltre cioè, sia a fare i conti sia a superare i momenti di crisi e di paura. In pochi mesi molto è cambiato, si è interrotto, ha mutato forme, trasformando radicalmente anche lo sguardo sulle prospettive future. Tale metamorfosi, convoca tutti, uno per uno, ad uno sforzo impegnativo e tocca ognuno rispetto alla propria responsabilità. Le persone più fragili, sia psicologicamente sia economicamente, vivono un maggior impatto: regressioni, cadute depressive, quadri di ansia e disturbi fisici, possono esserne  le conseguenti manifestazioni”.

 

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