Estate: stagione di amore e bellezza

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I capelli diventano più chiari, la pelle più scura, l’acqua diventa più calda, le bibite più fredde, la musica è più forte, le notti si allungano, e tu ti fai sempre più bella.

Ti fai sempre più bella ogni volta che arriva l’estate, ogni volta che scendo giù dal freddo gelido di Venezia, ogni volta che i raggi caldi si posano sulla pelle già dorata e la fanno risplendere, e mi piace quando ti vanti facendomi vedere quanto sei diventata scura spostando leggermente la spallina del costume, mi piace quando mi guardi, sdraiata sull’erba, strizzando gli occhi per colpa del sole troppo forte e dei tuoi occhi verdi troppo fragili e delicati e mi piace quando al mare mi dici di girarmi dall’altra parte mentre ti togli i pantaloncini perché ti vergogni. È proprio vero, ogni estate diventi sempre più bella, e mi piaci sempre di più.

La prima estate che ti ho visto, eravamo piccolissimi, te la ricordi? Quanto avevamo? Otto anni? E tu eri ancora più piccina, mi ti ricordo bene sai, non sei cambiata molto, hai ancora quel faccino da bambina, così dolce, i tuoi lineamenti, così delicati, tua bocca, così piena, i tuoi occhi, così grandi, il tuo sguardo, così innocuo, eppure non mi dispiace che sei cresciuta, che siamo cresciuti, insieme, estate dopo estate.

Come quella volta, quasi non ti riconoscevo più, ti eri fatta crescere i capelli, erano lunghissimi, ti coprivano quasi tutta la schiena. Ti vidi con un filo di mascara sulle ciglia, già folte di loro, ma che così incorniciavano gli occhi in maniera unica, facendoli risaltare ancora di più quasi fino a farli sembrare sproporzionati. Fu li che iniziai ad avere paura, paura perché stavamo diventando grandi, o almeno tu, che se ti fossi messa i tacchi saresti stata più alta di te, avevo paura, si, avevo paura che tu avresti spiegato le ali e preso il volo prima che io potessi uscire dal guscio, temevo che sarei rimasto ancorato a quell’estate, ancorato a quella te ormai donna e a me ancora ragazzino.

Accantonando le paure posso dire che era solo grazie a te che ogni inverno, mentre osservavo i fiocchi congelati di neve scendere lentamente dalle nuvole e posarsi sui torrenti di Venezia, che aspettavo ansioso l’arrivo dell’estate, che la immaginavo, e la bramavo, la desideravo, solo perché sapevo che ti avrei rivista, ed ero curioso, come un bimbo la notte prima di Natale, di vedere come eri cresciuta, come eri diventata.

Passavano gli anni ed io ero sempre più invaghito. Una bellezza delicata, che scorre lenta e veloce come un fiume giù da una montagna, e ci sarà sempre un pochino di te, dentro di me.

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