L’egoismo impoverisce la società. La profezia della “Evangelii Gaudium”

L'esortazione apostolica contiene le "linee guida" del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Solo uno stile di povertà e di solidarietà consente alla barca di Pietro di essere la Chiesa di Cristo e del Vangelo

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“Chi ha l’egoismo nel cuore non è un cristiano“, afferma il Papa. La Chiesa è “fraternità”. Quindi “sceglie la via della comunione e dell’attenzione ai bisognosi”. La missione dei credenti è “fare delle comunità luoghi in cui accogliere”. Nessuno è immune dal virus dell’egoismo. “Siamo chiamati a servire, non a servirci della Chiesa, Gesù è nato senzatetto- insegna Francesco-. Casa, terra e lavoro sono un diritto. I poveri sono creati dalla cupidigia e dall’egoismo. Non si può parlare di povertà e vivere da faraone”. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (“Gioia del Vangelo”) contiene le “linee guida” del pontificato di Jorge Mario Bergoglio.

No all’egoismo

Solo uno stile di povertà e di solidarietà, secondo il Pontefice, consente alla Chiesa di essere la Chiesa di Cristo e del Vangelo. Parole e stile per una Ecclesia autenticamente di “comunione”.  La misericordia come antidoto all’egoismo e scuola di solidarietà. La povertà è conseguenza della scelta di Cristo come propria unica ricchezza. Essa è, innanzitutto, libertà di cuore. E così Francesco richiama tutti a lasciarsi evangelizzare dai poveri. Ci ricorda che i primi evangelizzatori sono i poveri. Nell’ottica biblica, infatti, il “povero” è la sintesi della buona Notizia e dell’annuncio di misericordia. E cioè scandalo per la giustizia, follia per l’intelligenza, consolazione per i debitori. La perfezione dell’uomo è la conquista della misericordia. E la misericordia è la sintesi della lieta notizia. L’opzione preferenziale per i poveri scioglie la contrapposizione egoismo-solidarietà. Chi è schiavo della ricchezza non alza gli occhi al Cielo. Invece i  poveri sono quelli che, meglio di altri, riflettono il Vangelo. Sia per la condizione di indigenza. Sia per il tendenziale non attaccamento a beni che non posseggono.

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Immagine tratta da Opera San Francesco per i Poveri di Milano

Missione credibile

Ciechi, afflitti, vittime dell’ingiustizia sociale, scartati, peccatori di ieri come di oggi non sono soltanto i destinatari dell’annuncio. Ma anche i veri soggetti della nuova evangelizzazione, che sarà portatrice di un nuovo umanesimo. Oltre ad essere segno di credibilità per la missione apostolica del discepolo, la povertà, è finalizzata alla carità. Ciò che eccede non va più considerato possesso, ma deve essere impiegato, devoluto ad aiutare l’indigente. Una lezione che passa anche dagli stili di vita perché la forma è contenuto. “Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”, recita un proverbio africano. Per questo la misericordia è antidoto all’egoismo e scuola di solidarietà. “Misericordiosi come il Padre” è stato il motto del Giubileo straordinario del 2015-2016. L’Anno santo straordinario della Misericordia. Papa Francesco testimonia che il tema della misericordia gli è talmente caro da averlo scelto come motto episcopale, “Miserando atque eligendo”.egoismo

Misericordia in azione

Sulle orme dell’enciclica “Dives in misericordia” di Giovanni Paolo II, ribadisce l’urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia nel mondo contemporaneo. Con un nuovo entusiasmo  e con una rinnovata azione pastorale. Ciò, infatti, è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio. Là dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre e dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia. Jorge Mario Bergoglio insegna a non giudicare e non condannare, ma perdonare e donare. Restando lontani dalle “chiacchiere”, dalle parole mosse da gelosia ed invidia. E cogliendo il buono che c’è in ogni persona, diventando strumenti del perdono. Preferire la solidarietà all’egoismo. Passare dall’ “io” al “noi” significa aprire il cuore alle periferie esistenziali. Portando consolazione, misericordia, solidarietà e attenzione a quanti vivono situazioni di precarietà e sofferenza nel mondo di oggi. Alle tante persone private della dignità. Affinché il “loro grido diventi il nostro”, papa Francesco  ci ricorda incessantemente che insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana. Per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.egoismo

Dramma della povertà

Chi è solidale compiere con gioia le opere di misericordia corporale. Vincere la tentazione mortale dell’egoismo è “contagioso”. E aiuta a  risvegliare le coscienze assopite davanti al dramma della povertà. D’altronde, testimonia il Pontefice chiamato sul Soglio di Pietro “quasi dalla fine del mondo”, la missione di Gesù è proprio questa. E cioè portare consolazione ai poveri. Annunciare la liberazione ai prigionieri delle moderne schiavitù. Restituire la vista a chi è curvo su se stesso. Ridare dignità a chi ne è stato privato. Solo uscendo dalla schiavitù dell’egoismo. E riconoscendosi in una vocazione solidale l’umanità diventa capace di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone. Soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà. Perché, come dice san Giovanni della Croce: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Questi insegnamenti sono anche l’attuazione del mandato evangelico. Povertà e misericordia sono al cuore del Vangelo.

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