Ecco perché il giudice Livatino sarà Beato. Intervista all’arcivescovo Bertolone, postulatore della causa

Sulla beatificazione del giudice Rosario Livatino, Interris.it intervista l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone, postulatore della causa

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“Nel tribunale di Agrigento, il giudice Rosario Livatino si preparava al sacrificio e alla crudeltà del suo martirio materiale, che i suoi persecutori stavano ordendo e tramando nei dettagli”, afferma a Interris.it l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace Vincenzo Bertolone. L’arcivescovo Bertolone è postulatore delle cause del martire antimafia don Pino Puglisi e del giudice Rosario Livatino. Il presule fa parte della congregazione Missionari Servi dei Poveri (S.d.P). Nella Curia romana è stato viceministro vaticano degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Dal settembre 2015 è il presidente dei vescovi calabresi. Nei decreti autorizzati da Papa Francesco è stato riconosciuto il martirio del magistrato siciliano ucciso dalla mafia nel 1990.LivatinoCome postulatore della causa di beatificazione e conterraneo, ha molto studiato la figura di Rosario Livatino. Qual è l’eredità spirituale del magistrato siciliano?

“Livatino ricorda il dovere di amministrare fino all’ultimo la giustizia come esigenza intrinseca della fede e dell’apostolato cristiano. Malgrado i pericoli della sua azione requirente e giudicante nell’infuocato territorio in cui aveva deliberatamente voluto operare. Egli ci parla col suo esempio, la sua testimonianza, il suo eroico sacrificio, lo stile di un fedele laico che ha praticato prima un ‘martirio a secco’. Poi un martirio con l’effusione del suo sangue. Il Beato Cusmano, fondatore della Congregazione dei Servi dei Poveri, alla quale anch’io appartengo, nelle parole di una sua Lettera alla sorella Vincenzina, considerava Agrigento come un luogo di ‘missione’ ed un ‘noviziato’. In preparazione al martirio di sangue e alla sorte di dare la vita per Gesù Cristo, che la ‘missio ad gentes’ in quelle terre poteva comunque comportare”.

Livatino

 

Giovane giudice e cristiano esemplare, quale insegnamento deriva per le nuove generazioni dall’eroica testimonianza di fede di Rosario Livatino?

“Davvero, come leggiamo in Christus vivit di papa Francesco, ‘il cuore della Chiesa è pieno anche di giovani santi, che hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio. Sono stati preziosi riflessi di Cristo giovane che risplendono per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza’.  Livatino, laico esemplare e giudice stimatissimo, svolge una rigorosa attività professionale, tenendo davanti agli occhi i Codici normativi e quell’altro grande Codice che è la Bibbia. I mafiosi consideravano, perciò, la sua condotta cristiana un pericolo, anche perché egli rappresentava, soprattutto per i giovani del territorio, un motivo di emulazione, sottraendo così alla mafia la disponibilità di nuovi adepti, che le cosche arruolavano già da adolescenti per farne dei killer”.ChiesaA cosa si riferisce?

“La figura limpida e luminosa di Rosario Angelo Livatino non può che essere di esempio e di sostegno ai giovani che, nel nostro tempo e in ogni tempo, desiderano vivere con coerenza la propria sequela di Cristo, senza piegarsi alle sirene mafiose, alla corruzione, ai poteri occulti”.LivatinoSan Giovanni Paolo II fu molto colpito dalla tragica vicenda di Rosario Livatino. Cosa dice il suo martirio all’uomo di oggi?

“Penso all’omelia tenuta da San Giovanni Paolo II, il 9 maggio 1993, in cui, dopo aver appena incontrato i genitori del giudice Livatino nella curia di Agrigento, usò parole molto forti contro i mafiosi, invitandoli alla conversione. Morte di mafia, quella del giudice Livatino, ma non casuale; piuttosto logica conseguenza di un impegno per la legalità che portò lo stesso San Giovanni Paolo II, poi testualmente ripreso da papa Francesco, a definirlo ‘martire della giustizia ed indirettamente della fede’. Nella sua celebre condanna della mafia nella Valle dei Templi di Agrigento, assolutamente non prevista, il Papa si lasciò stimolare dall’esempio di Rosario, che un giorno aveva scritto: ‘Al termine della vita non vi sarà chiesto se siete stati credenti ma se siete stati credibili’”.

Livatino
Il Papa in preghiera

Cosa l’ha colpita maggiormente nel percorso di vita e nella personalità che emergono dal cammino di fede di Rosario Livatino?

“Sintetizzo ciò che mi ha colpito nel percorso della vita e della fede del giovane Livatino nelle ultime parole, che egli pronuncia prima di morire all’indirizzo di chi gli stava sparando il colpo di grazia, che ne avrebbe deformato il viso: ‘Cosa vi ho fatto?’. È un lamento profetico del giusto, che viene malvagiamente ucciso. Affidandosi completamente al Signore, egli, braccato dai killer lungo la scarpata, non manifestò ostilità verso gli assassini, anzi si rivolse a loro con quelle parole che, in seguito, susciteranno rimorso in uno dei killer”.Perché?

“Erano parole ‘profetiche’, perciò percepite come affermazioni di rettitudine e di spirito di sacrificio, verbalizzazione estrema del martirio di una persona che lavorava totalmente per gli altri, intesi come creature sempre amate da Dio, anche se piegate dalla delinquenza e dalla criminalità. Livatino testimoniò con il sangue e confermò con la vita il Vangelo che viveva. Certe cose possono farle solo i santi o gli eroi: Livatino era entrambe le cose”.

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