Dopo la pandemia è ora di ripensare il lavoro delle persone disabili

L'art. 27 della Convenzione ONU sancisce: "Gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:58
Opportunità lavorative per disabili

Il tema del diritto al lavoro per le persone con disabilità è da sempre molto dibattuto ed in particolare in Italia la legge 68/99 ha segnato uno spartiacque molto importante per quanto concerne questa tematica di fondamentale importanza sancendo per la prima volta il concetto di collocamento mirato il quale sottolinea per la prima volta il passaggio da un approccio meramente assistenziale ad uno teso alla valorizzazione delle attitudini delle persone con disabilità, ad oggi però purtroppo, nonostante gli intenti lodevoli di questa legge, ad oltre vent’anni dall’approvazione della stessa, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità rimane molto difficile ed irta di ostacoli, infatti meno del 4% delle persone con disabilità ha un lavoro.

La convenzione Onu

In particolare, dal punto di vista normativo, la Convenzione ONU delle persone con disabilità all’articolo 27 sancisce e ribadisce il seguente principio di fondamentale ed incommensurabile lungimiranza: “Gli Stati Parti riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro, su base di parità con gli altri; ciò include il diritto all’opportunità di mantenersi attraverso il lavoro che esse scelgono accettano liberamente in un mercato del lavoro in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione l’accessibilità delle persone con disabilità. Gli Stati Parti devono garantire e favorire l’esercizio del diritto al lavoro, prendendo appropriata iniziative anche attraverso misure legislative”. 

Coronavirus

Compiuto questo breve excursus normativo è importante sottolineare che l’emergenza dovuta al diffondersi del virus Covid-19 ha fatto emergere l’esigenza di un nuovo tipo di lavoro che, sappia salvaguardare nel contempo la tutela della salute dei lavoratori e il diritto all’occupazione, per questo ha preso piede il concetto di lavoro agile o smart working, il quale permette ai lavoratori di svolgere le proprie mansioni attraverso l’utilizzo di un pc da casa propria, ciò è sancito dal punto di vista legislativo dal decreto denominato Cura Italia, il quale al suo interno ribadisce i concetti precedentemente espressi dalla legge 104 del 92 e dalla legge 81 del 2017,ossia che i lavoratori dipendenti con gravi forme di disabilità hanno diritto a svolgere il proprio lavoro modalità agile a condizione che la stessa sia compatibile con la propria mansione lavorativa, in aggiunta a ciò il sopracitato decreto sancisce l’assoluta priorità per le persone con disabilità nello svolgimento del cosiddetto lavoro agile.

Globalizzazione della solidarietà

In ultima istanza è doveroso sottolineare che l’emergenza sanitaria con la quale stiamo convivendo deve rendere migliore la nostra società, attraverso una globalizzazione della solidarietà, che possa permettere a tutti ed in particolare alle fasce più deboli della popolazione di esprimere le proprie attitudini dal punto di vista lavorativo ed umano, in particolare dobbiamo fare sì che le persone con disabilità possano realizzare una vita piena attraverso la totale inclusione dal punto di vista lavorativo e sociale, per questo è importante che gli strumenti lavorativi e legislativi citati precedentemente vengano incrementati con particolare riferimento allo smart working che permetterebbe, attraverso un utilizzo più fattivo, ad un maggior numero di persone con disabilità di realizzare i propri sogni attraverso lo svolgimento di un lavoro, conferendo così maggiore attuazione al lungimirante pensiero di Papa Francesco che mi permetto indegnamente di citare: “Il nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo un posto migliore”.

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