“Vivere per dono”. In missione dove si soffre l’esclusione e la povertà

L'iniziativa promossa dalla Conferenza degli istituti missionari italiani (CIMI) e da Fondazione Missio (organismo della Conferenza episcopale italiana), in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano. La testimonianza dell'attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva

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Lo spirito della missione è l’opposto della logica del conflitto. I missionari uniscono, non dividono. La missione è sempre un ponte. Mai un muro. L’attesa di pace è ovunque anelito di fraternità. Al di là dell’odio. Oltre ogni contrapposizione. E così, in vista del Festival della Missione di Miliano, si organizzano iniziative in tutta Italia. Per testimoniare la centralità del dialogo. Conferenza degli istituti missionari italiani (CIMI). Missio, fondazione dell’episcopato italiano. Chiesa ambrosiana. Insieme per proporre una varietà di contenuti. In una manifestazione nazionale che intende allargare lo sguardo. Abbracciando tutte le realtà del Sud del mondo.missione

Contro l’esclusione

“Il Festival della Missione si dispiega nelle piazze. Nelle vie. Nei luoghi quotidiani della realtà- spiegano i promotori-. Puntiamo a incontrare ciascuno. Affinché maturi una conoscenza dello spirito missionario. Quello che anima associazioni e congregazioni religiose. A servizio di dove ancora si vive l’esclusione e la povertà. In tutte le sue nuove forme, anche in Italia. Secondo la fraternità universale a cui invitano papa Francesco e il Vangelo stesso”. Il Pontefice immagina “la Chiesa tutta missionaria“. E una “nuova stagione dell’azione missionaria delle comunità cristiane“. Jorge Mario Bergoglio rilancia l’auspicio di Mosè per il popolo di Dio in cammino. “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!” (Nm 11,29). E aggiunge: “Fossimo tutti noi nella Chiesa ciò che già siamo in virtù del battesimo. Profeti, testimoni, missionari del Signore. Con la forza dello Spirito Santo e fino agli estremi confini della terra. Maria, Regina delle missioni prega per noi!”

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Il centro per minori con disabilità della missione canossiana in Tanzania

In missione nelle strade

Il sagrato della Basilica di San Lorenzo con le sue colonne è uno dei luoghi più caratteristici della città di Milano. Ed è stato scelto come polo dell’evento missionario. Tra piazza Vetra. Il Museo Diocesano. Le chiese di Sant’Eustorgio, San Giorgio e Santo Stefano Maggiore. E altre chiese del centro di Milano. Ma anche il Wow Spazio Fumetto (per una mostra sul fumetto missionario). E’ in questa pluralità di ambientazioni che si  articoleranno gli appuntamenti del Festival e quelli del “Fuori Festival”. L’incontro si aprirà con una celebrazione ecumenica interreligiosa. Sarà
strutturato nelle due giornate centrali (venerdì e sabato) con tre convegni quotidiani all’interno del polo. E uno esterno (come quello alla Casa Circondariale San Vittore). Per favorire momenti di riflessione che mettano a confronto esperienze di frontiera missionaria in Italia e all’estero. Un dialogo che parte da testimonianze di solidarietà.Missione

Incontro e riflessione

Un’occasione di incontro e riflessione sulle missioni, dunque. Con ospiti di caratura internazionale come Vandana Shiva. “Vivere con meno è il nostro risarcimento”, afferma l’attivista e ambientalista indiana. L’Enciclopedia delle donne le dedica un’approfondita voce. Fisica quantistica ed economista è la teorica più nota dell’ecologia sociale. Negli anni Novanta il suo saggio “Monocolture della mente” è stato un best-seller in tutto il mondo. E nel 2009 il regista Ermanno Olmi le dedicò “Terra Madre”. Documentario sulla raccolta del riso alla fattoria Navdanya nella valle del Doon. Dove sono custoditi i semi delle varietà locali di riso. Tramandati di generazione in generazione. Nell’Uttar Pradesh, nelll’India del Nord-est, la famiglia di Vandana Shiva era già impegnata nella lotta gandiana per il superamento delle caste. Oltreché per i diritti civili e sociali. L’infanzia di Vandana non è stata solo cultura, ma anche contatto diretto con la terra. Trascorre la sua infanzia tra le foreste del Rajahstan e la fattoria gestita dalla madre. Avvertendo fin da piccolissima “il fascino e la maestosità della natura“.

Semi

Vandan Shiva ha fondato Navdanya (in hindi “nove semi”). Il movimento ha partecipato al vertice di Rio de Janeiro. Da cui sono scaturiti i primi accordi internazionali per la protezione della biodiversità. E per la repressione della biopirateria.  Quei “nove semi” rappresentano le nove coltivazioni da cui dipendono la sicurezza e l’autonomia alimentare dell’India. Il nome le è venuto in mente osservando un contadino. In un unico pezzo di terreno aveva piantato nove tipi di semi diversi. Oggi Navdanya conta circa 70 mila membri (per lo più donne) che praticano l’agricoltura organica. In 16 stati del paese. Una rete di 65 “banche dei semi” che conservano circa 6.000 varietà autoctone E la Bija Vidyapeeth o Scuola del Seme che insegna a “vivere in modo sostenibile”. Vandana Shiva è vicepresidente di Slow Food .E collabora con «La Nuova Ecologia», la rivista di Legambiente.

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