Di Luccio (SJ): “La visione solidale del Papa è spirituale, non strettamente religiosa e confessionale”

La radice spirituale della solidarietà nel Magistero di papa Francesco. Intervista di Interris al teologo gesuita padre Pino Di Luccio (Pontificia Università Gregoriana)

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Un pontificato spirituale e sociale. “La visione solidale del Papa è spirituale, non strettamente religiosa e confessionale. Nel senso che può essere condivisa da persone appartenenti a tradizioni religiose e culturali diverse. E anche da chi non si dichiara religioso e credente”, afferma a Interris.it il gesuita Pino Di Luccio, docente di Sacra Scrittura alla Pontificia Università Gregoriana e decano della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, promotore a Napoli della prima partecipazione di un Pontefice ad un convegno in una facoltà teologica. Appunto le due facce del pontificato di Francesco: quella spirituale e quella sociale. Per una Chiesa “ospedale da campo” in grado di rinnovare nella visione spirituale il senso del proprio impegno solidale.

L’origine spirituale del Magistero sociale

Spiega il teologo gesuita: “La spiritualità di Papa Francesco è capita e può essere condivisa da tutti coloro che sognano e che lavorano operosamente, con pazienza. E ciò nonostante tante difficoltà, contrarietà e segnali poco incoraggianti. Per un mondo in cui tutti vivano come fratelli. Nell’accoglienza, nell’aiuto e nel rispetto reciproci”.Il Papa nel messaggio per la quarta giornata mondiale dei poveri ha esortato a non contrapporre spiritualità e carità. Qual è la radice teologica dell’aiuto al prossimo?

“La radice biblica e teologica dell’aiuto al prossimo è la misericordia, e la compassione. Nella parabola del ‘servo spietato’ (Mt 18,23-35) Gesù spiega la misericordia come ‘condono’ del debito, che è allo stesso tempo il peccato e un credito. Nella tradizione biblica la remissione dei debiti del Giubileo inizia nel Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur). Con la celebrazione del perdono chiesto a Dio e al fratello. Per questa ragione il ‘debito’ (e il condono del ‘debito’) nell’ebraismo, e di conseguenza nella terminologia cristiana (per esempio nel Padre Nostro), significa sia il credito sia il peccato. E la remissione del credito e del peccato. Condono e perdono sono connesse dalla prossimità, dalla solidarietà, dalla compassione, e dalla misericordia”.Può farci un esempio di Magistero sociale e spirituale?

“Papa Francesco insiste molto sull’interconnessione. L’ha fatto anche in occasione del messaggio per la quarta giornata mondiale dei poveri. Citando il Libro del Siracide che connette l’aiuto al povero e il perdono (Sir 3,30-31; 29,1). E ricordando che la mano tesa al povero (Sir 7,32) è un segno che ‘richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore’.

Su quali fondamenta poggia il Magistero sociale di Jorge Mario Bergoglio?

“‘Non ci si improvvisa strumenti di misericordia’, scrive il Papa nel messaggio per la quarta giornata mondiale dei poveri che ricorre il 15 novembre 2020. In coincidenza con la 33° Domenica del Tempo Ordinario. E aggiunge: ‘È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi'”.A cosa si riferisce?

“Il servo spietato della parabola evangelica dimentica troppo in fretta il credito che gli è stato condonato dal re che ha avuto pietà di lui. E per questo si comporta così crudelmente nei confronti del suo amico che gli deve una somma di denaro non paragonabile in nessun modo al suo enorme debito nei confronti del re. Se quel servo avesse riflettuto avrebbe capito che il debito del suo amico è in realtà parte del credito che gli è stato condonato dal re. Se fossimo più consapevoli di quanto siamo debitori alla misericordia del Padre che è nei cieli saremmo più ‘connessi’ tra noi. Più misericordiosi e più generosi nei confronti degli altri. Soprattutto di coloro che consideriamo nostri ‘debitori'”.Esiste il pericolo di contrapporre una Chiesa tutta preghiera a una tutta impegno sociale?

“Francesco è accusato da alcuni di concentrarsi troppo sull’impegno sociale. Come ogni gesuita, egli è stato educato e formato a essere contemplativo nell’azione. E a non contrapporre preghiera e impegno sociale. Papa Francesco, poi, viene dal contesto sociale ed ecclesiale dell’America latina dove la preghiera e l’evangelizzazione si concretizzano nell’impegno sociale per i poveri”.Secondo quale impostazione?

“Il Vangelo è un programma di vita politica controcorrente, che ha poco successo dove domina la mentalità mondana. Cioè dove prevalgono la competizione e il protagonismo, la ricerca del potere, del proprio interesse, del proprio vantaggio. Non solo in ambienti politici e sociali, ma anche religiosi”.Perché?

“Il problema non è la contrapposizione tra una Chiesa tutta preghiera e una tutto impegno sociale. Ma tra una Chiesa che vuole essere evangelica, dove la preghiera diventa servizio disinteressato e impegno a favore dei poveri, e una Chiesa in cui la diffidenza per l’impegno sociale può rivelare una preghiera disincarnata. Una liturgia senza pratica evangelica”.

In che modo si può tradurre nel terzo millennio globalizzato il “prega e lavora” del monachesimo medievale?

“‘La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili’, ha scritto il Papa nel messaggio per la prossima giornata mondiale dei poveri. La preghiera senza l’impegno operoso non basta. Nella preghiera il Signore ispira le azioni, suscita buone intenzioni e sostiene l’impegno per realizzarle. La preghiera accompagnata dall’impegno operoso è ‘vigilanza’ (Lc 12,35-48; 21,34-36). Non una preghiera intimistica, ma un esercizio di lucidità, di comprensione, di prontezza, leggerezza, laboriosità e sobrietà. Non l’impegno operoso per sé stessi ma per gli altri. Inclusi coloro che sono in difficoltà, che sono scartati e ai margini della società efficientista dove conta il successo. E dove primeggiano i forti e coloro che producono”.Cioè?

“Nel millennio globalizzato il ‘prega e lavora’ del monachesimo si può tradurre con l’interconnessione e la compassione. Concretamente ciò vuol dire pregare e impegnarsi per gli altri. Sapendo che proprio la sorte di coloro che consideriamo ‘altri’ da noi ci riguarda e ci condiziona. E riconoscendo che siamo un’unica famiglia che abita la stessa Casa, come Francesco ha dichiarato nell’enciclica Laudato si’. La creazione suscita la preghiera di lode. E la preghiera di lode conduce alla confessione che ‘essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto sacro, amorevole e umile’. Tutto è collegato. ‘Per questo si richiede una preoccupazione per l’ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della società'”.La pandemia ci dimostra che nel mondo c’è più bisogno di spiritualità o di solidarietà?

“‘Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale’, dice Francesco nel messaggio per la quarta giornata mondiale dei poveri. Aggiungendo: ‘Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo’. Per Papa Francesco la pandemia ha fatto riscoprire la spiritualità delle cose semplici e dell’essenziale e l’esigenza di solidarietà, di responsabilità reciproca e di una nuova fraternità”.Con quali effetti?

“A volte si potrebbe dubitare che la pandemia ci abbia insegnato che nel mondo c’è bisogno di più spiritualità e di più solidarietà. Non è evidente che il tempo della pandemia fino a questo momento sia diventato veramente un’opportunità per imparare a migliorarci. E un’occasione per ripartire con intenzioni purificate, come spera il Papa e con lui altre persone di buona volontà. Nella pandemia ci sono stati bei segnali di ripartenza, come i gesti e le iniziative di solidarietà”. C’è una riscoperta del sacro?

“Ci sono sicuramente pure stati momenti di profonde riflessioni spirituali. Ma ci sono stati anche segnali di ‘marcia indietro’. Come il poco interesse e la poca attenzione per la sicurezza dei più vulnerabili. Ci sono stati soprattutto preoccupanti segnali di spaesamento, di smarrimento e di confusione. In ambito sociale, politico ed ecclesiale. C’è stata molta paura di perdere i propri vantaggi, le proprie postazioni e i propri traguardi. O le speranze di vantaggi, postazioni e traguardi. Senza il superamento di questa paura e senza la rinuncia ai propri interessi è difficile che ci possa essere ripartenza, e certamente non ci può essere una ripartenza evangelica”.

 

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