Dall’emergenza alla ripartenza: l’impegno delle Caritas diocesane

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:22

Nella giornata del 2 luglio ricorre l’anniversario della fondazione della Caritas italiana, la quale fu istituita con decreto della Conferenza Episcopale Italiana grazie alla pregevole opera di Papa Paolo VI il 2 luglio 1971.

Fatta questa doverosa premessa concernente la lungimirante e fulgida opera di assistenza nei confronti dei più bisognosi svolta dalle Caritas diocesane, è utile sottolineare che in questo frangente è stata effettuata la seconda rilevazione nazionale eseguita con dati che si riferiscono al periodo che va dal 3 al 23 giugno 2020. In particolare in essa vengono evidenziati i nuovi bisogni emersi dalle comunità nel difficile periodo segnato da l’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del virus denominato Covid – 19, da ciò emerge che allo stato attuale risultano essersi le volte alla Caritas quasi 450 mila richieste di aiuto, il 61,6% delle quali provenienti da famiglie italiane, per il 34% da persone che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas.

I dati precedentemente elencati forniscono un quadro estremamente esemplificativo e nel contempo preoccupante della situazione economica di molte famiglie, che, a causa del Covid – 19, sono precipitate in una situazione di grave povertà, ma oltre a ciò emerge anche una grande attitudine e propensione all’altruismo e al volontariato, che deve costituire il collante sociale fondamentale, al fine di lasciarci al più presto alle spalle questa grave crisi sanitaria, economica e sociale.

In quest’ottica è fondamentale che le istituzioni preposte, in particolar modo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in sinergia con le Regioni e gli altri Enti Locali attuino una politica economica espansiva che metta al centro la salvaguardia della Persona ed il contrasto ad ogni forma di povertà attraverso una collaborazione fattiva tra terzo settore pubblico e privato che attui con maggiore decisione  – considerata la fase emergenziale che il Paese sta vivendo – quanto sancito dall’articolo tre della Costituzione della Repubblica Italiana che così recita:Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” e che permetta di far emergere con fulgida luce i tratti distintivi di un nuovo stato sociale che sappia valorizzare e conferire concreta attuazione ai termini altruismo, mutualismo e solidarietà facendo sì che dopo ogni azione compiuta tutti i cittadini pensino alla frase che Martin Luther King era solito ripetere: “La domanda più persistente e urgente della vita è: cosa stai facendo per gli altri?”

A tal proposito l’imperativo morale della nuova società che sorgerà dopo questa fase segnata dall’emergenza sanitaria dovrà essere quello di compiere sempre una buona azione nei confronti degli altri affinché ognuno possa essere valorizzato in base alle rispettive attitudini e ispirazioni senza ostacoli di carattere economico o sociale.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.
Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com