Croce Rossa e Covid-19: “In campo con la gente e per la gente”

Simone Sulas, coordinatore per l'emergenza e il biocontenimento: con ambulanze, cuore e buona volontà al servizio della comunità

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Una barella per il biocontenimento - Foto © Croce Rossa italiana

Una criticità forse mai vista, perlomeno in tempi recenti. O quantomeno in contesti del tutto diversi da quello di un’emergenza sanitaria in senso stretto. Eppure, per quanto paradossale sia, la crisi da coronavirus ci sta coinvolgendo, ognuno di noi, mettendo alla prova la tenuta della nostra sfera sociologica e, soprattutto, testando la resistenza del comparto sanitario del nostro Paese, mai come oggi sull’orlo del collasso. Medici, infermieri, servizi di soccorso: tutti in campo, tutti all’opera, costretti a correre contro il tempo per provare a salvare il maggior numero di vite possibile, in un contesto ospedaliero che sfiora la saturazione. E quindi il punto di non ritorno. Non meno difficile la situazione di chi opera in strada, esposto ai contatti, fra mille precauzioni, eppure con lo stesso desiderio di prima a far da motore: rispondere alla vocazione del soccorso e mettersi al servizio della comunità, anche con alcune peculiarità tecniche di grande rilievo. Simone Sulas, coordinatore per l’emergenza di Croce Rossa Roma, operatore 118 e per il biocontenimento, lo fa da 13 anni. Ma forse mai in una situazione come quella attuale: “Una mobilitazione simile si è vista solo per i terremoti”.

 

Simone Sulas, l’emergenza Covid-19 ha chiamato il mondo della sanità a uno sforzo enorme, su tutti i livelli. La Croce Rossa svolge un ruolo cruciale sul piano della risposta all’emergenza, nel caso del vostro coordinamento con un’ulteriore peculiarità…
“L’impegno di Croce Rossa si articola su svariati fronti. Ci troviamo a operare su tantissime realtà connesse al Covid, che vanno dal servizio in ambulanza fino a servizi di assistenza anche alla singola persona. In questo momento stiamo operando su richiesta del servizio 118 e, in questo senso, abbiamo dei mezzi molto particolari, delle ambulanze ad alto biocontenimento, dotate all’interno di barelle speciali, a pressione negativa, nelle quali c’è un dispositivo che permette all’aria di entrare senza consentirle di uscire. Il paziente viene quindi messo in bicontenimento in queste speciali barelle. Ed è un servizio che facciamo in modo esclusivo: con questi mezzi avviene il trasporto dei pazienti allo Spallanzani o al nuovo Covid Hospital aperto da poco”.

Il vostro impegno però si articola anche su altri fronti, a cominciare da quello assistenziale alle persone costrette in casa…
“Abbiamo attivato questo servizio di trasporto di spesa e farmaci per le persone che stanno a casa. E’ vero che il decreto legge permette di poter uscire per questi bisogni ma, come Croce Rossa, abbiamo deciso di agevolare le persone portando nelle loro case beni come questi. Sarebbe impensabile farlo per tutti i cittadini, diamo quindi precedenza alle fasce più vulnerabili: quindi anziani, persone con difficoltà motorie o disabili. Tramite il nostro numero verde possiamo essere contatti e disponiamo l’intervento di volontari.

Alla Croce Rossa è richiesto però uno sforzo aggiuntivo, poiché il ruolo dell’Organizzazione si rende indispensabile anche in altri settori…
“Siamo presenti in porti e aeroporti con i dispositivi di termoscanning che rivelano la temperatura dei passeggeri. Stiamo distribuendo i pochi Dpi (Dispositivi di protezione individuale) che stanno arrivando in Italia: ne abbiamo la gestione logistica e li stiamo distribuendo a tutti. Al momento ce ne sono pochi, tra poco inizieremo la distribuzione anche in città e ci stiamo attivando in questo senso, così come del reperimento di medici e infermieri per conto del Ministero della Salute. Abbiamo attivato una procedura urgente anche il cosiddetto ‘volontariato temporaneo’. Stiamo coinvolgendo la popolazione, che per noi è molto importante, in attività come volontario della Croce Rossa. E’ possibile accedere tramite un breve corso, disponibile anche online, ai cittadini viene insegnato cosa possono e non possono fare. Dopodiché possono scendere in campo con noi. Inoltre, nella nostra sala operativa, è presente un help desk, abbiamo psicologi al telefono e anche operatori molti lingue che fanno da raccordo per i cittadini stranieri che possono avere difficoltà”.

Nel frattempo continuate a gestire il vostro consueto servizio. Quali difficoltà state incontrando nel contesto dell’emergenza?
“Abbiamo il servizio di ambulanza ordinario, i nostri centri di accoglienza per l’emergenza freddo che sono ancora in essere con tantissime difficoltà perché è impensabile accogliere lo stesso numero di persone di prima. Continuiamo ad andare su strada, tutte le sere, per l’assistenza ai senza dimora. Anche qui sono cambiate le nostre abitudini in termini operativi, perché il Covid ci ha imposto di dover cambiare le procedure, le stesse che noi chiediamo di applicare ai cittadini. Un’ulteriore difficoltà risultava anche nel nostro stesso modo di agire: già uscendo per andare in servizio, anche quello era un piccolo assembramento di persone. Ora abbiamo adottato precauzioni anche in questo senso: nel pullmino, ad esempio, gli operatori si siedono distanziati l’uno dall’altro”.

La questione coronavirus, quindi, va a riversare i suoi effetti anche nelle vostre operazioni quotidiane…
“Mantenendo in essere i nostri servizi ordinari, le ambulanze continuano a operare come in un giorno qualsiasi. E anche se si va in casa di una persona per altre ragioni, devono necessariamente scattare le misure di autoprotezione, perché non si può sapere se è positiva. I nostri equipaggio devono quindi autoproteggersi in maniera aggiuntiva rispetto al solito”.

Nonostante la piena fase emergenziale, ancora non si è del tutto concordi sullo stato dei pazienti, una volta arrivati in ospedale. A quali situazioni vi trovate più spesso davanti?
“E’ capitato di fare interventi su persone asintomatiche che poi si è scoperto essere positive. Ed è capitato anche con persone in stadio avanzato e con situazioni più compromesse, con febbre alta, difficoltà respiratorie aumentate. Alcune non ce la facevano a camminare. Anche sull’ambulanza di autocontenimento, quando trasportiamo i pazienti positivi a una terapia intensiva, molto spesso questi si trovano in condizioni serie. Questa influenza, a quanto ci sembra di aver capito, a persone anziane o con patologie come l’asma provoca danni seri, in quanto attecchisce sulle parti respiratorie. Interveniamo su un’ampia gamma di sintomatologie. A livello operativo il problema sono proprio gli asintomatici, perché bisogna dare per scontato che chiunque si ha di fronte è da considerare un soggetto a rischio”.

A che punto è la situazione negli ospedali di Roma? Ci sono segnali di sovraffollamento?
“Noi non viviamo la realtà interna, ma da quello che vediamo nel momento in cui portiamo i pazienti la situazione è sicuramente di congestione, prevalentemente, per quello che possiamo vedere – noi arriviamo al massimo alle terapie intensive che, senza creare allarmismi, sono al collasso – nei pronto soccorso, dove c’è una realtà caotica. Chiunque arriva viene trattato come un possibile positivo e questo rallenta di molto i lavori, perché bisogna tenere i pazienti a distanza e gestito con i Dpi. Aggiungiamo che questo Covid si è sviluppato nella sua massima energia nel periodo influenzale, se fosse capitato durante l’estate sarebbe stato più semplice capire chi era contagiato e chi no. C’è sicuramente una forte criticità”.

In questo senso sono utili le misure adottate fin qui?
“Siamo contenti di questo lockdown perché questo, oltre a diminuire i contagi, permette agli ospedali di non ricevere altri pazienti, di lavorare su quelli che hanno e svuotare un po’ i terapie intensive e pronto soccorso. Per questo confidiamo nella pazienza dei cittadini, perché meno contagi arrivano in ospedale e più hanno modo gli ospedali di svuotare questi reparti. Anche da parte del soccorritore c’è un livello di stress molto elevato, molti lavorano tutti i giorni, molte ore, le richieste sono tante. Anche i nostri volontari non si stanno risparmiando. Io faccio emergenza da 13 anni e una mobilitazione del genere l’ho vista solo in occasione dei terremoti”.

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