Cambiamenti climatici e mortalità: cosa rivela uno studio

Uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet ha fatto emergere i preoccupanti tassi di mortalità correlata ai cambiamenti climatici

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Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Healt uno studio esemplificato dagli scienziati della Shandong University e Monash University in Cina i quali hanno analizzato i dati correlati alla temperatura a livello globale e alla conseguente mortalità nel lasso di tempo intercorrente tra l’anno 2000 ed il 2019.

I preoccupanti dati emersi dallo studio

Tanto premesso, questo studio condotto da un team internazionale, ha sancito che il 9,43% delle morti annuali globali può essere attribuito alle cosiddette anomalie termiche, siano esse fredde o calde, e contestualmente a ciò, viene sottolineato che 74 decessi ogni 100 mila sono avvenuti in conseguenza dei cambiamenti climatici ed in particolare della esposizione al freddo. Rispetto a quanto precedentemente detto, lo studio in oggetto, basato sui dati relativi a 43 paesi ubicati in 5 diversi continenti, ha sancito che, nel lasso di tempo analizzato, vi sono state più di 5 milioni di persone le quali sono morte a causa delle temperature anomale innestate dai mutamenti del clima ed oltre la metà delle stesse – pari a 2,6 milioni di decessi – sono avvenute in Asia. Questa ricerca ed i dati emersi dalla stessa pongono delle riflessioni urgenti in materia di collaborazione internazionale per la transizione ecologica ed il contestuale rilancio dell’economia e dell’occupazione in chiave maggiormente sostenibile e green soprattutto in vista dei prossimi grandi eventi in materia come il G20 di Napoli e la COP26 che si terrà a Glasgow il prossimo novembre.

L’impegno della Cisl e le dichiarazioni del Segretario Confederale Angelo Colombini

In questi termini vi è stato un notevole impegno delle organizzazioni sindacali ed in particolare della Cisl la quale, per voce del Segretario Confederale Angelo Colombini, ha sottolineato che tramite le importanti rilevazioni del sopramenzionato rapporto si possono impostare ed orientare adeguate politiche e strategie per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la protezione della salute dei lavoratori e dei cittadini. In seconda istanza, Colombini ha rimarcato con forza l’impegno del sindacato europeo ed internazionale affinché la transizione ecologica, che deve rappresentare il volano per una ripresa strutturale, sia soprattutto una giusta transizione che preveda meccanismi di solidarietà a sostegno di regioni e settori più vulnerabili e colpiti, adeguati programmi di protezione sociale, di formazione e riqualificazione per accompagnare i lavoratori nel loro percorso e soprattutto un’efficace dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori in tutte le fasi del sopracitato processo.

La necessità di un cammino comune come indicato dall’Enciclica Laudato Si’

In ultima istanza, alla luce di quanto precedentemente esemplificato. In conclusione è fondamentale che tutti gli attori istituzionali coinvolti agiscano in ossequio al fulgido insegnamento contenuto nell’Enciclica Laudato si’ la quale sancisce la necessità improrogabile di un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e lo stesso tempo prendersi cura della natura con l’inderogabile obiettivo di compiere insieme un cammino comune che consenta di giungere ad uno stile di vita sostenibile, inclusivo e rispettoso nei confronti del pianeta ma soprattutto nei confronti degli ultimi che – sovente – non hanno sufficiente voce per farsi sentire.

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