Il Papa: “La guerra è il fallimento di ogni progetto umano e divino”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:35

Un luogo di pace e accoglienza possibile solo con il dialogo: è stato il sunto del convegno per le Chiese del Mediterraneo a Bari, e lo ha ribadito anche Papa Francesco, nel suo atteso intervento che chiude definitivamente i lavori nella Basilica di San Nicola. Un intervento che corona una quattro giorni di riflessioni, scambi, confronti aperti e comunione di intenti sul futuro del Mare nostrum, affinché le differenze non costituiscano più un ostacolo alla convivenza pacifica dei popoli: “Mi è piaciuta quella parola che voi avete aggiunto al dialogo – ha detto il Santo Padre -: convivialità… Il Mare nostrum è il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane”.

Il contributo da offrire

Secondo Papa Francesco, l'importanza strategica nel Mediterraneo nell'incontro di culture e popoli continua a essere fondamentale, seppur diversa contestualmente al mutare delle epoche storiche: “Si può dire che le sue dimensioni siano inversamente proporzionali alla sua grandezza, la quale porta a paragonarlo, più che a un oceano, a un lago, come già fece Giorgio La Pira. Definendolo 'il grande lago di Tiberiade', egli suggerì un’analogia tra il tempo di Gesù e il nostro, tra l’ambiente in cui Lui si muoveva e quello in cui vivono i popoli che oggi lo abitano. E come Gesù operò in un contesto eterogeneo di culture e credenze, così noi ci collochiamo in un quadro poliedrico e multiforme, lacerato da divisioni e diseguaglianze, che ne aumentano l’instabilità”. Ed è proprio in questo contesto, fatto di fratture e conflitti di ogni genere, che “siamo chiamati a offrire la nostra testimonianza di unità e di pace. Lo facciamo a partire dalla nostra fede e dall’appartenenza alla Chiesa, chiedendoci quale sia il contributo che, come discepoli del Signore, possiamo offrire a tutti gli uomini e le donne dell’area mediterranea”. Ed è nel “patrimonio di cui il Mediterraneo è depositario” che trae linfa la trasmissione della fede, in un contesto fatto di ricchezza di culture e bellezza artistica, allo stesso modo in grado di unire nel compito comune di tramandarlo alle nuove generazioni.

L'ipocrisia

In questo contesto, fatto di bellezze da condividere, “l’annuncio del Vangelo non può disgiungersi dall’impegno per il bene comune e ci spinge ad agire come instancabili operatori di pace. Oggi l’area del Mediterraneo è insidiata da tanti focolai di instabilità e di guerra, sia nel Medio Oriente, sia in vari Stati del nord Africa, come pure tra diverse etnie o gruppi religiosi e confessionali; né possiamo dimenticare il conflitto ancora irrisolto tra israeliani e palestinesi, con il pericolo di soluzioni non eque e, quindi, foriere di nuove crisi”. La guerra non è altro che un sentimento di opposizione alla ragione, “una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti”. Per questo il fine ultimo di ogni società umana resta la pace: “La guerra appare così come il fallimento di ogni progetto umano e divino… E a questo io vorrei aggiungere il grave peccato di ipocrisia, quando nei convegni internazionali, nelle riunioni, tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai Paesi che sono in guerra”.

Un presupposto indispensabile

La costruzione della pace, ha spiegato Papa Francesco, “ha come presupposto indispensabile la giustizia. Essa è calpestata dove sono ignorate le esigenze delle persone e dove gli interessi economici di parte prevalgono sui diritti dei singoli e della comunità. La giustizia è ostacolata, inoltre, dalla cultura dello scarto, che tratta le persone come fossero cose, e che genera e accresce le diseguaglianze… A contrastare tale cultura contribuiscono in maniera decisiva le innumerevoli opere di carità, di educazione e di formazione attuate dalle comunità cristiane… A cosa serve, del resto, una società che raggiunge sempre nuovi risultati tecnologici, ma che diventa meno solidale verso chi è nel bisogno?”. E' anche e soprattutto la guerra che alimentea il fenomeno migratorio. E in questo contesto non si può cedere il passo a sentimenti di rifiuto: “Si fa strada un senso di paura, che porta ad alzare le proprie difese davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione. La retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio. L’inadempienza o, comunque, la debolezza della politica e il settarismo sono cause di radicalismi e terrorismo. La comunità internazionale si è fermata agli interventi militari, mentre dovrebbe costruire istituzioni che garantiscano uguali opportunità e luoghi nei quali i cittadini abbiano la possibilità di farsi carico del bene comune”. Nel contempo, “non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”.

Convivialità

Certo, ha spiegato il Pontefice, “l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. A me fa paura quando ascolto qualche discorso di alcuni leader delle nuove forme di populismo, e mi fa sentire discorsi che seminavano paura e poi odio nel decennio ’30 del secolo scorso. Questo processo di accoglienza e dignitosa integrazione è impensabile, ho detto, poterlo affrontare innalzando muri”. Il Mediterraneo ha una vocazione al dialogo, in quanto “mare del meticciato”, dove “le purezze delle razze non hanno futuro… Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità… Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi. Il dialogo e quella parola che ho sentito oggi: convivialità”.

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