Europa: Cattolicesimo al collasso?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:07

L'incendio alla cattedrale di Notre-Dame lo scorso anno ha toccato nel cuore l'opinione pubblica per la sua portata simbolica: un attentato all'icona del cattolicesimo che ha generato un fervore popolare inatteso. Perché, sebbene non si professasse cattolica, in quei giorni gran parte dell'opinione pubblica sembrava aver attinto a un'identità cristiana persa da decenni di secolarizzazione. Ma la parentesi è durata poco. Ad inizio anno, il quotidiano francese Le Figaro ha riunito i principali teologi ed esperti di cattolicesimo in Francia per fare il punto sullo stato di salute della religione cattolica nella culla dell'Illuminismo. Come ha scritto il sociologo Yann Raison du Cleuziou, autore del libro Una contro-rivoluzione cattolica: “Paradossalmente, l'incendio di Notre-Dame ha dato una consolazione ai cattolici, perché hanno avuto la sensazione di abbandonare il banco degli  accusati per ritrovare la loro centralità nel cuore della nazione. Per un breve momento, il loro divenire minoritari è svanito dietro il patrimonio cristiano che appartiene a tutti i francesi. Ma il lutto nazionale attorno a Notre Dame è un segnale equivoco che non deve ingannarci. Il cattolicesimo è sempre più patrimonializzato e associato al passato”. I dati lo confermano: se il 70% dei francesi si è detto “ferito” dalla parziale distruzione di Notre-Dame, solo l'1,8% dei francesi dichiara di essere un assiduo praticante. Ieri il vescovo di Bayeux-Lisieux, monsignor Jean-Claude Boulanger, intervistato dalla radio transalpina Rtl, si è detto “preoccupato per l'aumento degli atti vandalici e d'odio contro i cristiani di Caen” – dove sono apparse scritte contro la Chiesa e i simboli della cristianità -, chiedendo una reazione della stessa società civile. 

Si può parlare di persecuzione in EuropaInterris.it lo ha chiesto ad Alessandro Monteduro, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Cosa sta accadendo nel Vecchio Continente?
“In Europa viviamo e siamo vittime di un galoppante processo di secolarizzazione. A riguardo, il 12 aprile 2016, papa Francesco ha affermato che ci sono due perscezioni: quella esplicita che Aiuto alla Chiesa che Soffre racconta quotidianomente, e quella educata, travestita di cultura, modernità e progresso, e che finisce per togliere all'uomo la libertà. In questo siamo liberi, ma ulteriormente minacciati. A propristo della Francia, non mi stuspiscono le dichiarazioni se raccontiamo come al di là di atti di vandalismo ed aggressione ai simobli della cristianità, siamo costretti a racontare come anche gli organi istituzionali del Paese abbiano il carattere di esplicita laicizzazione. Per esempio, nella sentenza emessa dal Consiglio di Stato dell'ottobre 2017 è stato disposto che a Ploermel venisse rimossa la croce che sovrastava il monumento alla memoria di Papa Giovanni Paolo II con la motivazione che era troppo grande rispetto al luogo pubblico, sulla base di una legge del 1905 che proibisce di erigere monumenti religiosi in luoghi pubblici ad eccezione di cimiteri e luoghi di culto…Sono le medesime ragioni che portano la Cina orientale a rimuovere le croci. Nella Repubblica Popolare Cinese sono 1.500 le croci abbattute sulla base di una legge per la quale le croci o le chiese vengono ritenute illegali perché non conformi ai canoni dell'edeilizia locale. Quindi, da noi a nessuno è impedito di partecipare alla Santa Messa, ma è minacciato interiormente. In Francia la laicizzazione è galoppante, ma non dimentichiamo anche altri Paesi del nord Europa”.

Lei si è detto “amareggiato” alla notizia del rilascio di alcuni cristiani detenuti da 5 anni in Pakistan. Perché?
“In Pakistan ci siamo illusi che la sentenza della Corte Suprema dell'ottobre 2018 che liberava Asia Bibi fosse sufficiente per dire che il Paese avesse deciso di voltare pagina con l'oscurantismo religioso. Probabilmente, abbiamo festeggiato troppo presto perché non ci si può accontentare di una sentenza quando accade quello che abbiamo visto. Non si può accettare ancora l'indifferenza delle autorità del Pakistan locali, di polizia che accompagnano il sequestro di ormai mille donne adolescenti minorenni, appartenenti a minoranze religiose, rapite e convertite all'Islam con violenza e matrimonio forzato. L'altro caso, quello di Yuma, è la cartina di tornalsole di questo stato di cose. Abbiamo bisogno di Yuma perché può essere il precedente giuridico per salvare altre ragazze. Sebbene sia stato inoppugnabilmente dimostrata la sua minore età, ancora oggi le autorità del Pakistan nn hanno consegnato la bimba ai loro genitori. Solo con il consenso dei genitori la 17enne può sposarsi, ma Yuma e ancora nelle mani del suo rapitore. Per quanto riguarda la liberazione di 39 cristiani in carcere dal 2015, non ci accontentiamo di loro, perché c'è anche una disparità di giudizio. Di cosa ci dovremmo rallegrare: del loro rilascio dopo 5 anni di detenzione forzata?”.

Subito dopo gli attacchi kamikaze in Pakistan, la Chiesa locale ha invitato i propri fedeli a non cercare vendetta. Perché questa reazione violenta da parte cristiana?
“Non c'è giustificazione ad atti del genere. Va, però, compreso il contesto. Sappiamo che un ragazzo, il martire Akash Bashir si fece esplodere davanti alla chiesa di  St. John per impedire che il kamikaze entrasse nella Chiesa è uccidesse 2mila fedeli. Riconoscendo un pericoloso terrorista, lo abbracciò, lo buttò a terra e morì nella deflagrazione insieme a lui. Quella fu la reazione emotiva di una comunità esasperata. Per comprendere la loro situazione, bisogna viverla”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.