L’omaggio della Calabria a Beethoven: “Con la Nona suoniamo la gioia”

L'Orchestra filarmonica della Calabria regala un disco registrato dal vivo prima della pandemia. Un balsamo per l'umanità ferita e un regalo al maestro, a 250 anni dalla nascita. Il direttore Filippo Arlia, fra i più acclamati a livello europeo, lo racconta a Interris.it

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Come giocare una finale di coppa. O vincere un Gran Premio, o magari ottenere un riconoscimento nel proprio campo di competenza. Per chi fa musica, anche realizzare una sinfonia può essere un premio. Un risultato raggiunto. Ancor di più se a essere armonizzata è la Nona di Ludwig van Beethoven. Un nome, quello della musica e del musicista, talmente scolpito nella memoria collettiva occidentale da renderlo noto anche a chi di educazione musicale è a digiuno. Il che rende ancora più incredibile la magia regalata dall’orchestra. Capace di avvolgere quanto e più di qualsiasi immagine, lasciando alle note il compito di trasportare i pensieri verso picchi inarrivabili di bellezza.

L’Orchestra filarmonica della Calabria, guidata dal giovane e acclamato direttore Filippo Arlia, quella magia l’ha toccata con mano. Un disco sulla Sinfonia n. 9, registrato quando ancora era la gioia e non la paura a farla da padrone. Quella gioia che l’Europa ha scelto come suo inno. E che una regione come la Calabria sceglie di regalare al resto del mondo. Un omaggio a Beethoven, nato giusto 250 anni fa. Ma anche all’umanità intera, forse bisognosa più che mai di qualche ora di buona musica.

Maestro Arlia, un’altra perla regalata dall’Orchestra filarmonica della Calabria regala. Un mix di giovani talenti al servizio di una delle melodie più importanti della storia. Da qui è nata l’idea del disco? 
“Il 16 dicembre di 250 anni fa è nato forse il più grande genio della musica classica. In Germania vengono abituati all’idea di un tale compositore, perché hanno le famose ‘Tre B’, Bach, Beethoven e Brahms, che nelle scuole si studiano al pari della letteratura e dei grandi eventi della storia. Noi da questo punto di vista siamo un po’ carenti, poiché la musica classica si studia poco o addirittura niente. L’educazione musicale è considerata quasi un’ora di svago. Questo secondo me è un errore, perché attraverso lo studio della musica e dell’arte si possono migliorare i ragazzi. Un giovane che acquista un disco di Beethoven o un biglietto teatrale è sicuramente un giovane migliore domani”.

E qui capita a proposito una sinfonia che è di per sé rivoluzionaria…
“La Nona di Beethoven è secondo me la sua opera più rappresentativa e ha rivoluzionato la storia della musica classica. Nessuno aveva mai pensato di mettere sul palcoscenico dei cantanti, un’orchestra e un coro. E’ la prima volta nel mondo sinfonico e Beethoven fu quasi considerato folle. I critici dell’epoca lo tacciarono di sordità ma oggi sappiamo che Beethoven era un genio assoluto e che grazie a questa sinfonia ha cambiato le sorti della musica nel tempo. Il quarto movimento è forse il più famoso, tant’è che l’Unione europea lo ha scelto come inno. Oggi un po’ tutti stanno celebrando Beethoven, noi lo facciamo attraverso questo disco, distribuito da Brilliant Classics fisicamente, in cd e vinile doppio, in tutto il mondo, ma anche su tutte le piattaforme digitali”.

Un grande aiuto arriva anche dai giovani talenti…
“I giovani sono presenti in grande quantità, poiché la nostra orchestra è formata da professionisti ma anche da giovani musicisti calabresi. Purtroppo noi non abbiamo il privilegio di avere un’orchestra stabile, siamo una regione povera da questo punto di vista perché non abbiamo un teatro. E’ una battaglia che stiamo portando avanti con le istituzioni del luogo e anche a livello di comunicazione, perché la mancanza di un’orchestra genera fuga di cervelli. Questi ragazzi, dopo il percorso di studi nei conservatori calabresi, per poter esercitare la loro professione sono costretti a lasciare la Calabria. Progetti come questo possono aiutare i giovani ad avere lavoro e ad avere la speranza di rimanere in una terra che di talento ne ha tantissimo”.

Per un giovane musicista calabrese, l’opportunità di suonare la Nona e inciderla su un disco significa creare una connessione fra i grandi palcoscenici della musica e la propria terra?
“Certo. Purtroppo i giovani oggi vivono tanto di luoghi comuni. La globalizzazione ha un po’ appiattito i valori. Un luogo comune diffuso oggi in tutti i campi, è quello che convince i giovani che per fare carriera devono per forza fare valigie e andare via. In Italia la città che ti proietta in Europa è Milano. Ma questo è colpa delle istituzioni. La provincia italiana è meravigliosa, abbiamo una grande fortuna. Ma si spopola e non offre delle possibilità per colpa di quelle istituzioni che dovrebbero investire di più in zone del nostro territorio che sono ricche di talento. Questi giovani sono davvero portati per l’arte”.

Sieti riusciti a incidere questo disco dal vivo o la situazione che viviamo ha inciso nella preparazione?
“Lo abbiamo registrato. E’ stato il nostro ultimo concerto prima della pandemia. Lo abbiamo fatto nell’ultima settimana di febbraio e dieci giorni dopo ci sarebbe stata la chiusura. E’ stato realizzato al teatro Politeama, gremito. Anche da questo punto di vista rappresenta un’emozione, perché il capolavoro è significativo e alcuni dei più grandi direttori d’orchestra, da Furtwangler a Carlo Maria Giulini a Carlos Kleiber hanno debuttato con la Nona di Beethoven. Ma è anche significativo perché a noi, dell’Orchestra della Calabria, ci ricorda l’ultimo concerto con un pubblico senza paura”.

Forse anche la tematica giunge a proposito. Accennavamo all’Inno alla gioia… Quanto è importante, in questa fase, parlare di un sentimento così spontaneo eppure paradossalmente così lontano, nonostante il Natale in arrivo?
“Il nostro settore è stato praticamente distrutto da questa situazione. Ma parlare della gioia significa cominciare a vedere la luce. Noi pubblichiamo questo bel disco che ci fa arrivare a casa delle persone che non possono venire ad ascoltarci. Finalmente si comincia a parlare di vaccini, di distribuzione e chissà che la luce non sia più così tanto lontana”.

E per voi del Tchaikovsy significa un costante impegno che sta portando splendidi frutti…
“Assolutamente. Per fare un paragone più popolare, incidere la Nona di Beethoven è come per un calciatore andare a giocare al Bernabeu la Coppa dei Campioni. Questa sinfonia è forse un antico testamento della musica”.

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