Boom Università telematiche: moda innescata dal Covid-19 o vera rivoluzione dello studio?

Quarantena e Università: le telematiche fanno il pieno di iscrizioni ma è davvero una svolta nel quadro accademico italiano?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:25

Una delle conseguenze del recente lockdown è rappresentata, non solo per l’Italia, dall’incremento delle iscrizioni alle università telematiche, al fine di sfruttare quelli che sono ritenuti i vantaggi della didattica a distanza. Le iscrizioni presso le università on line, peraltro, sono in continuo aumento da sempre; si è partiti dal 2003 con circa 1500 studenti e, negli ultimi 10 anni, la quota è più che raddoppiata, raggiungendo le oltre 100mila unità. Rispetto alle università tradizionali, le telematiche (sono 11 quelle accreditate dal Miur, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) offrono il vantaggio di poter studiare da casa, con un computer, un tablet o un telefono cellulare. I corsi di laurea che offrono sono numericamente inferiori alle tradizionali. A livello di costi, quelle telematiche consentono di risparmiare su viaggi, affitti e spese connesse ma la “retta” annuale è superiore a quella delle tradizionali. Ogni studente, ovviamente, stila un proprio bilancio di vantaggi e svantaggi e propende per la scelta più congeniale.

Crisi e inventiva

La quarantena ha sviluppato due prospettive essenziali. Per alcuni ha segnato una tappa gravosa, in grado di aumentare il peso delle difficoltà, acuendo l’abbandono fisico e mentale. Per altri ha segnato una fase di riflessione, di voglia di ripartire con nuovi obiettivi, nel settore professionale, culturale e ludico. In tal caso, hanno preso corpo le parole del celebre scienziato Albert Einstein che ricordava: “E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”. Il lockdown ha generato anche comportamenti istintivi, decisi al momento, spesso in contrapposizione all’immobilismo dilagante. In questo senso, rientra la possibilità, offerta dalle università telematiche, di iscriversi in qualsiasi momento dell’anno e in maniera semplice, con un click (come si suol dire). In una fase di “vita on line”, dall’alimentazione, al commercio, al lavoro, alla comunicazione, anche la praticità di iscrizione ha giocato un ruolo notevole.

Il vantaggio dell’e-learning

L’elasticità, elemento prezioso per la vita frenetica moderna di chi vuole conciliare diversi impegni, nel bene e nel male, si riscontra anche nel ventaglio temporale, molto esteso, riguardo alla possibilità di sostenere gli esami. La possibilità di gestire i propri spazi di studio nella maniera più elastica possibile, riempiendo quegli interstizi temporali che si creano nelle società iperattive di oggi, è un vantaggio dell’e-learning. I soggetti più attenti alle eventuali cadute d’interesse e di stimoli, puntano molto sulla figura del tutor, un personal trainer della mente e dello studio che sappia intervenire nei momenti casalinghi in cui l’indolenza sembra avere la meglio. La gente, costretta a casa, ha riscoperto tempo e cultura, con la possibilità di studiare senza i rischi degli assembramenti e dei contatti fisici. Durante la quarantena si è assistito a un conseguente e parallelo aumento della pubblicità di tali università telematiche.

Gli scenari aperti dal Covid-19

L’esperienza della didattica a distanza, per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori, ha costituito un importante veicolo di propaganda per lo studio telematico. Ha sollecitato sia chi era a contatto diretto con questi giovani studenti sia chi ha visto e ascoltato, a livello mediatico, il cambiamento epocale della scuola. La crescita delle attenzioni verso gli istituti telematici, stimabile al 15% circa, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sta producendo un danno per quelli tradizionali. L’incremento delle immatricolazioni per le università in presenza, infatti, si attesta all’1% annuo ma i contraccolpi dell’emergenza Covid-19 aprono scenari diversi. Talents Venture, società di consulenza del mondo universitario, con studi e statistiche, scrive sul proprio sito: “Secondo le stime effettuate dall’Osservatorio Talents Venture, se la contrazione del PIL a fine anno dovesse essere del 9,1% come stimato dal Fondo Monetario Internazionale, il numero di immatricolati nell’aa. 20/21 potrebbe ridursi di circa 35.000 unità (-11% rispetto all’anno precedente). La riduzione del numero di immatricolati potrebbe generare una perdita per gli atenei di circa 46 milioni di euro dovuta al solo minor gettito da tasse universitarie. La perdita quantificata potrebbe essere di molto superiore qualora si considerassero gli effetti sull’intero indotto dell’istruzione universitaria […] Gli atenei telematici, candidati a diventare ‘the new normal’, presentano una quota del 76% di immatricolati fuori sede. Negli ultimi 10 anni c’è stato un boom degli atenei telematici (immatricolati triplicati)”. Il numero delle matricole delle università tradizionali si ridurrebbe, quindi, da quasi 300mila a poco più di 260mila.

Niente rivoluzione telematica

In un’intervista al quotidiano La Stampa del 27 aprile scorso, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha dichiarato “Il rischio di un calo di immatricolazioni sarebbe un pessimo segnale per la ripartenza del Paese. Dopo la crisi del 2008 si registrò un calo del 20% delle iscrizioni”. Il professore ha escluso qualsiasi rivoluzione telematica: “Il piano che partirà a settembre prevede una soluzione mista di lezioni in aula e didattica on line […] il nostro obiettivo è ritornare progressivamente alle lezioni in aula”. Una valutazione numerica precisa, al di là delle previsioni, potrà essere effettuata nel periodo dell’apertura e conseguente chiusura delle iscrizioni.

Lo spirito critico dello studente

La questione non investe solo l’Italia. La London Economics di Londra (società di consulenza nelle scienze sociali) ha previsto, in seguito all’incarico ricevuto dall’University e College Union, un possibile calo del 24% delle iscrizioni negli atenei inglesi, con le inevitabili ripercussioni economiche del settore. Padre Agostino Gemelli affermava “L’università deve essere focolaio di attività scientifica, vero laboratorio nel quale maestri e scolari collaborano ad indagare nuovi veri e a rivedere questioni già discusse. Così nello studente si educa lo spirito critico e, quel che più importa dato lo scopo speciale che la nostra università ha, lo spirito di ricerca”. Questo spirito deve animare, come unico e vero focolaio, tutti coloro che si cimentano nello studio, sia a distanza che in presenza; in considerazione dei cambiamenti dovuti alla pandemia, nei quali l’adattamento conosce notevoli accelerazioni e brusche frenate. La propria crescita culturale è un obiettivo fondamentale da tener sempre presente, sia dal punto di vista umano sia da quello professionale. Nei prossimi mesi si valuterà se l’apprezzamento per l’università a distanza sia frutto di un reale desiderio, di una concreta volontà di migliorare e non soltanto un adeguarsi agli effetti del Coronavirus, sull’onda delle nuove e seducenti prospettive informatiche.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.