Sono le bambine a pagare il prezzo più alto delle pratiche tradizionali

Ogni anno quattro milioni di bambine (dati Amref) rischiano mutilazioni genitali. Mobilitazione solidale del terzo settore

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Mutilazioni

Ogni anno quattro milioni di bambine rischiano mutilazioni genitali femminili (Mgf). Queste crudeli pratiche tradizionali vanno dall’incisione all’asportazione. Parziale o totale. Nel mondo sono 200 milioni le donne che convivono con una mutilazione genitale. Nel documento sulla Fratellanza umana, firmato dal Papa e dal Grande Imam di Al-Alazhar, viene rilanciata la condanna di tutte le pratiche disumane che umiliano la dignità delle donne.

Salute in pericolo

Le mutilazioni genitali femminili sono un problema globale che richiede una risposta globale. L’Onu è impegnata con le sue agenzie (Unicef, Unfpa, Un Women, Oms) a sostenere programmi di sensibilizzazione. E di assistenza socio-sanitaria nei Paesi dove più è diffusa questa piaga ai danni delle donne. Bambine e ragazze  devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute. Oltreché con pesanti conseguenze psicologiche. Gran parte di coloro che subiscono queste pratiche si trovano in 29 Paesi africani. Mentre una quota minore vive in paesi a predominanza islamica dell’Asia. Sono tante le ragazze scampate alle mutilazioni genitali femminili (Fgm). Ancora di più le donne che hanno visto le proprie sorelle andare incontro alla violenza.

Bambine violate

Le mutilazioni genitali femminili riguardano più di 600 mila donne e ragazze in Europa, 80 mila in Italia. A peggiorare la situazione è stata la pandemia. C’è stata, infatti, l’interruzione dei programmi di prevenzione a causa dell’emergenza Covid. Nel prossimo decennio, quindi, potrebbero verificarsi circa due milioni di casi di mutilazioni che sarebbero stati altrimenti evitati. Le mutilazioni genitali femminili provocano seri danni alla salute. Non solo a breve termine. Per il dolore dell’intervento. L’insorgere di problemi urinari. E il rischio di infezioni. Che possono portare persino alla morte. Per l’intera vita comportano anche ferite psicologiche che permangono.

Sos educazione

“Spesso le persone si chiedono perché mi appassiona l’educazione delle bambine“, racconta Lucy Nashuu, insegnante keniota in pensione. “E’ perché vedo i vantaggi che una madre istruita porta alla comunità. Quando ero bambina, c’era poca consapevolezza dei rischi per la salute. Che derivano dal taglio genitale femminile. E dalle responsabilità immediate di sposarsi in così giovane età. Come donna. Madre. Nonna. Leader. Ora sono molto determinata a porre fine alle mutilazioni genitali femminili . E ai matrimoni precoci all’interno della mia comunità”.

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Sfruttamento sessuale

Una barbarie condannata nel documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azharl Ahmad Al Tayyib. Il testo traccia le basi di un rinnovato patto tra leader religiosi per il bene dell’umanità intera. Vi si dichiara la necessità di proteggere la donna “dallo sfruttamento sessuale. E dal trattarla come merce o mezzo di piacere o di guadagno economico”. Da qui l’appello interreligioso a “interrompere tutte le pratiche disumane. E i costumi volgari che umiliano la dignità della donna”. Occorre “lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti”.  Nel caso delle mutilazioni genitali femminili, i diritti alla salute. Alla sicurezza. All’integrità fisica. E a non subire torture. E trattamenti crudeli e degradanti.Bambine

Riti di passaggio

Ad oggi, tra Kenya e Tanzania, sono oltre ventimila le ragazze salvate direttamente. Attraverso i riti di passaggio alternativi. Riti che segnano il passaggio delle bambine all’età adulta. Ma bandendo la mutilazione. Complessivamente, sono circa 500 mila le donne e le ragazze che, negli ultimi tre anni, hanno beneficiato dei progetti Amref. Tra Tanzania, Kenya, Etiopia, Uganda, Malawi e Senegal. Sia in maniera diretta sia indiretta. Nella sola contea del Kajiado (Kenya) l’azione dei volontari ha fatto calare del 24% le mutilazioni genitali femminili dal 2009.bambine

Impegni internazionali

Paola Magni (Amref) riafferma la necessità di intensificare gli sforzi e gli impegni internazionali. “Per contrastare le mutilazioni genitali femminili. E i matrimoni precoci e forzati. Ulteriormente minacciati dalla pandemia di Covid-19″. Amref è anche impegnata attraverso due network mondiali. Per rendere le mutilazioni “una pratica del passato”. In Kenya, Amref interviene nelle comunità di Samburu e Marsabit. In queste zone, le mutilazioni genitali femminili si attestano all’86% e al 91,7%. E matrimoni precoci e forzati al 38% e all’80%. Rispettivamente a Samburu e Marsabit.

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Logo Onu

Cambiamento

L’organizzazione umanitaria è attiva con un progetto triennale. Agenti di cambiamento per l’equità di genere e l'”empowermen” femminile. Finanziato dall’Unione Europea. Intanto in Kenya Amref sostiene la nascita di Nice Place, un Centro d’accoglienza e Girls Academy. Nato dalla storia di riscatto dell’ambasciatrice mondiale di Amref, Nice Nailantei Leng’ete. In Italia l’impegno di Amref è rivolto ad accrescere le competenze degli operatori. Che si trovano ad affrontare questa piaga. Al fine di offrire risposte appropriate per un problema crescente. Questo intervento, sostenuto dalla Chiesa Valdese, è rivolto particolarmente alla comunità africana di Milano.

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La firma del Documento sulla Fratellanza Universale

Tutela

La strada per tutelare i diritti delle donne, specie nei contesti più poveri, socialmente e culturalmente più arretrati, è ancora lunga da percorrere. E, come documentato da Vatican News, richiede uno sforzo condiviso da parte dei popoli e degli Stati.  Secondo stime dell’Onu circa 70 milioni di giovani e bambine subiranno mutilazioni da qui al 2030. Se non vi sarà un’azione accellerata per debellare questo genere di violenza sulle donne. Le cause di una simile aberrazione vanno cercate in tradizioni culturali e superstizioni popolari. Riferite impropriamente anche a convinzioni religiose. Collegate a rituali di iniziazione delle bambine e ragazze all’età adulta. Ritenute un requisito essenziale per il matrimonio. O usate come strumento di controllo sessuale di donne adulte. Sottoposte a ripetute infibulazioni. Ogni qual volta i mariti si allontanano da casa per qualche tempo.

 

 

 

 

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