Autismo, una giornata mondiale per sensibilizzare e comprendere

Una necessaria presa di coscienza su una sindrome che riguarda la persona nella sua totalità. Interris.it ne ha parlato con il dott. Filippo Manti, neuropsichiatra infantile del Policlinico Umberto I

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Il 2 aprile è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’Onu,  questa ricorrenza è importante perché vuole richiamare l’attenzione dei cittadini di ogni nazione per quelli che sono i diritti delle persone  autistiche. Le famiglie che vivono la problematica dell’autismo sono davvero tante. Pur nel grave momento queste famiglie non possono essere dimenticate, ecco che si  è pensato di illuminare di blu i monumenti più belli del mondo, occorre non dimenticare che l’Autismo è una malattia che non prevede una cura.

L’Autismo è una sindrome che riguarda la persona nella sua totalità, che coinvolge ogni aspetto  fisico, mentale e spirituale del suo essere unico. Esistono infinite combinazioni della sindrome dello spettro dell’autismo, pertanto è complesso darle un inquadramento.  Questo desidera  raccontare la Giornata Mondiale sull’Autismo, ma per comprenderlo occorre pensarlo come la faccia nascosta della luna, c’è, esiste, ma è misteriosa, sfuggente.

C’è chi lo scruta questo mondo e lo studia, accompagnando i piccoli e giovani pazienti. Il Dottor Filippo Manti, Medico Dirigente di I livello, Neuropsichiatra Infantile, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I Roma, svolge attività clinica e di ricerca nell’ambito delle malattie rare e dei disturbi del neurosviluppo. L’attività clinica è volta all’inquadramento diagnostico, trattamento e follow-up di malattie neurologiche complesse e psichiatriche.

Dottore, facciamo un distinguo tra sindrome di Asperger e Autismo.
“Con il DSM-5 la Sindrome di Asperger viene sostituita dalla nuova categoria diagnostica dei Disturbi dello Spettro dell’Autismo. Ciò enfatizza il concetto dimensionale dell’autismo, caratterizzato da sintomi e comportamenti che variano nel tempo e che rendono difficoltosa la capacità di adattamento ai contesti, l’emergenza delle competenze linguistiche e cognitive e l’abilità di stabilire e mantenere le relazioni sociali”. 

Si può sfatare il timore che i vaccini possano avere una relazione con l’autismo?
“Non esistono evidenze scientifiche a tal riguardo. La ricerca inglese che in passato ha avanzato l’ipotesi di una relazione causale tra vaccini e disturbi dello spettro dell’autismo, presentava gravi limiti (epidemiologici e anamnestici). Gli stessi autori hanno successivamente ritirato le loro conclusioni e la rivista ‘The Lancet’ che lo aveva pubblicato lo ha formalmente ritirato nel 2010″.

Recenti dati dicono che di autismo si ammala 1 bambino su 77, si può parlare di emergenza?
“Le stime di prevalenza del disturbo dello spettro dell’autismo sono piuttosto variabili da 1:59 (USA) a 1:160 (Danimarca e Svezia). Più che di emergenza parlerei di una maggiore sensibilizzazione degli operatori alla malattia e l’utilizzo di nuove procedure diagnostiche e standardizzate ha contributo in maniera significativa ad una maggiore comprensione del disturbo”.

Al progressivo aumento dei casi si è abbassata l’età della prima diagnosi?
“C’è una maggiore informazione e una maggiore sensibilizzazione al disturbo dello spettro dell’autismo. Nella pratica clinica la diagnosi precoce (entro i 18 mesi) è spesso ricondotta alla maggiore gravità di presentazione del quadro sintomatologico. Tuttavia, sfuggono alla diagnosi precoce quei bambini che presentano un buon linguaggio ed un buon funzionamento cognitivo”.

L’autismo può manifestarsi in età adulta?
“Il disturbo dello spettro dell’autismo è un disturbo del neuro-sviluppo ed in quanto tale insorge in età evolutiva. La diagnosi tardiva può avvenire nei soggetti con un buon linguaggio e un buon funzionamento cognitivo ed essere evidente quando aumenta la richiesta di competenze relazionali e pragmatiche”.

Quali sono i sintomi che un genitore deve osservare?
“Uno dei primi campanelli che mette in allarme il genitore è la mancata risposta verbale al nome. Il linguaggio appare caratterizzato da ripetitività di singole parole o brevi frasi, apprese in maniera stereotipata e utilizzate in maniera non contestuale e non funzionale alla comunicazione reciproca. I bambini con disturbo dello spettro dell’autismo presentano scarso interesse verso le persone che li circondano (non guardano negli occhi) e non indicano gli oggetti per mostrare interesse nei loro confronti. Il deficit sociale si manifesta nei primi anni di vita come mancata partecipazione a sequenze di gioco preverbale e di imitazione reciproca con il genitore. Il bambino con autismo focalizza la sua attenzione su parti di oggetti sui quali attiva movimenti stereotipati (per esempio afferra una macchina e si limita a far girare le ruote) e manifesta atteggiamenti ripetitivi (dondolarsi avanti e indietro, stereotipie delle mani e/o del corpo) o presenta un eccessivo attaccamento a comportamenti routinari”.

I bambini autistici necessitano di una regolarità strutturale cosa significa?
“Clinicamente una caratteristica dell’autismo è la persistenza di comportamenti piuttosto rigidi, pertanto, i bambini affetti da tale condizione necessitano di ambienti organizzati al fine di ampliare le abilità comunicativo-relazionali e ridurre gli aspetti disfunzionali legati al disturbo”.

La musica può aiutare?
“La musica potrebbe contribuire positivamente purché integrata all’interno di un percorso abilitativo specifico e dedicato alla promozione dello sviluppo cognitivo e sociale”.

Quali sono i servizi sul territorio per pazienti colpiti da spettro autistico?
“Esistono strutture ospedaliere di III livello che permettono di effettuare percorsi diagnostici dedicati in cui la caratterizzazione del profilo clinico si affianca alla ricerca eziopatogenetica del disturbo (markers metabolici e indagini genetiche) e si avvale di indagini strumentali (EEG, Neuroimaging, Potenziali Evocati, ecc). Il territorio offre la possibilità di effettuare un intervento abilitativo di tipo integrato (terapia neuropsicomotoria, logopedica, psicologica di tipo cognitivo-comportamentale, occupazionale) e il progetto abilitativo comprende un percorso multidisciplinare mirato a differenziare gli interventi secondo finestre di sviluppo; supportare le fragilità cognitive; individuare i nuclei neuropsicologici e psicopatologici emergenti; sostenere l’intervento pedagogico in ambito scolastico”.

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