Ho amici in paradiso: quando il cinema diventa terapia

Ad un mese dall'uscita di Free-Liberi, Interris.it racconta il rapporto tra cinema e disabilità con "Ho amici in Paradiso". Uno spaccato della vita del Centro di riabilitazione Don Guanella, della sua mission e la sua spiritualità

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A poche settimane dall’uscita di “Free – Liberi” il secondo film di Fabrizio Maria Cortese, nelle sale dal prossimo 29 ottobre, Interris.it ha incontrato il regista per farsi raccontare i temi caldi che con dolcezza e delicatezza Cortese riesce a portare sul grande schermo. Con Free – Liberi i protagonisti sono gli anziani, ma non sono gli unici ad essere al centro delle sue trame.
La bellezza della diversità, il servizio sociale come luogo di rinascita ai valori autentici della vita. L’amicizia come “anticipazione” del paradiso in terra e l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Senza dimenticare il volontariato come via per riscoprire la bellezza del dono di sé agli altri. 
Questo e tanto altro è al centro di “Ho amici in paradiso”. Un intreccio di racconti emozionanti che hanno a che fare con il quotidiano. Storie e volti riportati sul grande schermo che in quelle due ore aiutano a riflettere sul vero senso della vita.

La disabilità raccontata senza falsi pietismi

“Ho amici in paradiso è proprio uno di quei film che tocca le corde più sensibili dell’animo umano. Un film che mette al centro la disabilità vista come normalità. Affronta il tema con leggerezza e senza falsi pietismi, fondendo realtà e finzione e unendo nel cast attori professionisti e i veri ospiti del centro Don Guanella. Ragazzi disabili che si sono messi in gioco riuscendo a dare il meglio di sé. Prodotto dalla Golden Hour Films con Rai Cinema, in associazione con l’Opera don Guanella e DESI. É stato girato in collaborazione con Ufficio l’Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e la Fondazione Ente dello Spettacolo” con queste parole il regista descrive il film in un’intervista per Interris.
Ispirato ad una storia realmente vissuta

Fabrizio Maria Cortese tenta di approfondire il tema della disabilità al fine di avvicinare il pubblico sensibilizzandolo ad un argomento oggetto di discussione degli ultimi anni nel nostro Paese. La storia, infatti, si prefigge di raccontare il tema della disabilità con leggerezza e senza pietismi.

“I disabili sono persone come noi, ma con qualche difficoltà in più, che non devono essere messi da parte. Queste scelte narrative così mi permettono di confezionare una storia per famiglie, che possa veicolare il messaggio ad un’ampia platea, che potrà godere di un racconto che mai spinge il pedale sul dramma, riuscendo persino ad evidenziare gli enormi handicap di chi, normodotato, smette di evolversi umanamente, come lo stesso protagonista”.

Dalla commedia al cinema sociale

“Ho amici in Paradiso è un film sincero, delicato, con un andamento televisivo e personaggi ben delineati che tende a far emergere i suoi contenuti, mescolando la commedia al cinema sociale per trasmettere messaggi di solidarietà. Quel che traspare chiaramente è l’approccio alla vita e il lavoro passionale svolto dall’intero cast”. Tra i nomi del cast la straordinaria partecipazione di Fabrizio Ferracane, Antonio Folletto, Enzo Salvi, Antonio Catania, Valentina Cervi, EriKa Blanc.

La trama

Ho amici in Paradiso racconta la vicenda di Felice Castriota (Fabrizio Ferracane), commercialista salentino. Un uomo impulsivo e superficiale, ambizioso e avventato, immischiato nel riciclo dei soldi della malavita. Beccato in flagrante, il Procuratore della Repubblica di Lecce gli propone, invece della galera, i domiciliari ai servizi sociali, se denuncia il boss U’ Pacciu. Così finisce a scontare la pena al centro Don Guanella di Roma e scopre una realtà completamente diversa da quella che si aspettava. Il film, pur parlando di un tema come l’handicap, lo affronta con leggerezza e senza falsi pietismi. Fonde realtà e finzione e unendo nel cast attori professionisti e i veri ospiti del centro Don Guanella. Un’opera sincera, delicata, che tende a far emergere i suoi contenuti, mescolando la commedia al cinema sociale.

 

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