Più economia circolare meno impatto sull’ambiente. Modello per salvaguardare le risorse naturali

Diminuire l'impatto sull'ambiente, favorire la diffusione dell'economia circolare, salvaguardare le risorse naturali: il progetto della Scuola Superiore Universitaria Sant'Anna di Pisa. L'esperimento Gorgona

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All’università per diminuire l’impatto sull’ambiente. Il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo è un parametro “green” fondamentale. Misura, infatti, il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materia. Favorire la diffusione dell’economia circolare. Salvaguardare le risorse naturali. Ecco gli obiettivi dei laboratori del master Geca. Gestione e controllo ambientale, management efficiente. A lavorare fianco a fianco sono studenti, docenti, manager delle aziende partner. Greentire, Net2Work, Knauf, Revet, Ancitel Energia e Ambiente, Itelyum.ambiente

Progetto per l’ambiente

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) affida due compiti all’economia circolare. Rendere performante la filiera del riciclo con il recupero delle materie prime seconde. E ridurre l’uso di materie prime di cui l’Italia è carente. “Fine di vita” dei prodotti. Misurazione degli impatti ambientali della filiera industriale. Recupero di risorse della grande distribuzione organizzata. Sono alcuni dei temi al centro dei laboratori. Appunto per entrare nel merito e per conoscere le proposte green. L’Italia è leader in Ue nel riciclo dei rifiuti. Ma il Paese è in difficoltà in tre settori. E cioè consumo di suolo, ecoinnovazione e riparazione dei beni.ambiente

Esperimento Gorgona

Altra sfida  dell’ateneo pisano è valutare l’esperienza pressoché unica di carcere “aperto” dell’isola della Gorgona, nell’Arcipelago toscano. Per capire come possa costituire un punto di riferimento per l’intero sistema penitenziario. Nasce da qui la convenzione quadro firmata tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la casa circondariale di Livorno, sezione distaccata della Gorgona. Alla cerimonia di firma ha partecipato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Le attività saranno realizzate dalla Scuola Superiore Sant’Anna. E dovranno individuare le peculiarità che rendono il “modello Gorgona” più funzionale alla realizzazione della funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione. La convenzione prevede anche di attivare collaborazioni con il mondo del Terzo Settore. Valorizzando gli strumenti normativi in vigore. Inoltre, grazie a competenze interdisciplinari (dal diritto all’agronomia, dal management all’economia circolare), la collaborazione potrà offrire soluzioni innovative.  Volte a rendere ancora più efficace e sostenibile l’esperienza della Gorgona. ambiente

Sostenibilità economica

In tale ottica, le attività produttive realizzate sull’isola saranno valutate anche al fine di un’ulteriore riduzione del loro impatto sull’ambiente. E per consolidarne la sostenibilità economica. La convenzione è stata firmata da Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna. E Annarita Gentile, direttrice reggente del carcere. Alla cerimonia di avvio della convenzione quadro sono intervenuti i docenti della Scuola Superiore Sant’Anna Emanuele Rossi e Alberto di Martino. Quest’ultimo referente scientifico per la Scuola Superiore Sant’Anna della convenzione. Insieme con la docente Elena Vivaldi. Con loro il provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Toscana e l’Umbria Pierapaolo d’Andria. L’assessore al sociale del comune di Livorno Andrea Raspanti, delegato del sindaco Luca Salvetti. La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha concluso la cerimonia. In occasione della firma della convenzione, si è svolta una visita alle strutture dell’azienda Marchese de’ Frescobaldi. Che, sull’isola della Gorgona ha avviato un progetto sociale in collaborazione con la casa circondariale. Per far acquisire nuove professionalità ai detenuti. In vista del loro reinserimento nella società.
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Collaborazione interdisciplinare

“Attraverso il loro approfondimento scientifico sarà possibile evidenziare quei tratti che rendono l’esperienza dell’isola carcere di Gorgona così unica. E speriamo, replicabile anche in altri contesti- osserva Cartabia -. Ci sono esperienze detentive virtuose, che nascono dal basso. E da qui possono diventare un modello per tutto il sistema carcere. Esportabile in tutto il territorio nazionale“. “Spesso in Italia ci si sofferma sugli esempi negativi. Senza dare il giusto risalto a modelli virtuosi. Come quello attuato sull’isola di Gorgona – sottolinea Sabina Nuti. Aggiunge la rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna: “In questa esperienza ci ritrovo l’anima delle scienze applicate. Il coraggio di mettere le mani in pasta dove la vita delle persone scorre. Dove la nostra società si cimenta. Questo studio è un’occasione fondamentale anche per noi. Perché permetterà una collaborazione interdisciplinare tra le varie aree della Scuola”.
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Società civile

“Siamo davvero convinti che l’esperienza del carcere di Gorgona possa aiutare tutto il sistema carcerario italiano. Per essere non un luogo in cui si finisce. Bensì un luogo in cui si ricomincia“, sostiene Emanuele Rossi. Prosegue il docente della Scuola Sant’Anna: “Spero che questo progetto non sia solo su un carcere. Ritengo che ogni proposta di riforma dell’esecuzione penale abbia un suo presupposto implicito. E cioè la porosità di ogni carcere rispetto alla società civile“, commenta Alberto Di Martino. referente scientifico per la Scuola Sant’Anna della convenzione
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