Marcatori clinici per prevenire l’Alzheimer

Sono partite dagli occhi e ora si preparano ad arrivare al cervello: sono le applicazioni del fattore di crescita delle cellule nervose (Ngf) scoperto cdal Nobel Rita Levi Montalcini

Alzheimer
Foto di David Matos su Unsplash

La demenza di Alzheimer oggi colpisce circa il 5% delle persone con più di 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. Nella lotta all’Alzheimer l’obiettivo è quello di individuare nuovi marcatori clinici per il declino cognitivo precoce correlato a determinate condizioni. La navigazione spaziale, la capacità di selezionare e seguire un percorso da un luogo a un altro, può essere utilizzata come parametro di valutazione del declino cognitivo e della demenza. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista “Frontiers in Aging Neuroscience“. L’indagine è stata condotta dagli scienziati dell’Università della California a Irvine. Il team, guidato da Vaisakh Puthusseryppady, ha esaminato la correlazione tra l’abilità di navigazione, l’aumentare dell’età e il rischio di insorgenza di malattie cognitive. Il gruppo di ricerca ha reclutato 87 partecipanti di circa 50 anni e 50 giovani di età media 19 anni. I risultati, commentano gli esperti, potrebbero avere applicazioni cliniche. “Rispetto agli individui più giovani – osserva Puthusseryppady – le persone di mezza età mostrano complessivamente un grado di esplorazione inferiore quando entrano in un ambiente nuovo”. Nell’ambito del lavoro, non sono stati selezionati individui con malattie neurologiche o psichiatriche. Gli esperti hanno testato la capacità dei volontari di esplorare un ambiente labirintico in un contesto di realtà virtuale. Il labirinto era composto da incroci e corridoi, con vari oggetti disseminati in posizione strategica.

Alzheimer
Foto di Robina Weermeijer su Unsplash

Contro l’Alzheimer

Inizialmente, i ricercatori hanno chiesto ai volontari di ricordare l’ubicazione di questi indizi, mentre nella seconda fase i partecipanti dovevano sostenere diverse prove per orientarsi nella simulazione virtuale. Prevedibilmente, i giovani erano associati a un tasso di successo maggiore rispetto ai più vetusti. Ulteriori analisi statistiche hanno mostrato che tale differenza era determinata in parte da cambiamenti qualitativi legati al modo in cui i volontari più giovani riuscivano a orientarsi. “Gli individui di mezza età percorrevano distanze più esigue – spiega Puthusseryppady – si fermavano per tempi più lunghi osservando gli oggetti per più tempo. Utilizzando l’intelligenza artificiale siamo stati in grado di prevedere l’età dei partecipanti sulla base di come si comportavano nella simulazione. Questi risultati potrebbero essere utili per realizzare gli interventi di formazione che possono aiutare gli adulti di mezza età a migliorare le proprie capacità di navigazione e preservare le capacità cognitive”. “Se dovessimo preparare gli adulti a esplorare meglio i nuovi ambienti – continua Daniela Cossio, altra autrice dello studio – potremmo cercare di lavorare sulla loro memoria spaziale. E questo, in ultima analisi, potrebbe rallentare il declino delle capacità cognitiva. Ora stiamo valutando la relazione tra i cambiamenti nella gestione dello spazio e il rischio di malattia di Alzheimer”.

Alzheimer
Foto di Anastacia Dvi su Unsplash

Premio Nobel

Intanto il premio Nobel per la medicina Thomas Südhof ha tenuto, nella sede dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), una Lectio magistralis sull’innovazione farmaceutica. Dal titolo “Advances in Biotechnology: Innovations Driving Drug Discovery in Brain Disorders”. La lezione ha rappresentato un’importante occasione di confronto e aggiornamento su un tema scientifico di grande attualità. L’evento, fortemente voluto dal presidente Aifa Robert Giovanni Nisticò, ha visto un’ampia partecipazione da parte del personale dell’Aifa. Rappresentando così un momento di confronto fertile e dinamico. “Le grandi sfide del secolo attuale -ha dichiarato il biologo tedesco, insignito del premio Nobel per la medicina nel 2013 grazie agli studi sulla trasmissione sinaptica- sono quelle per prevenire e curare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Anche grazie a un corretto utilizzo della trasformazione digitale nella ricerca biomedica”. “Noi siamo un’agenzia che regola i farmaci ma non dobbiamo dimenticare il contesto scientifico all’interno del quale nascono i medicinali -spiega il presidente Nisticò-. Occorre essere al passo coi tempi e prendere consapevolezza che le scoperte scientifiche di oggi saranno le valutazioni regolatorie di domani“. La demenza di Alzheimer ha, in genere, un inizio subdolo. Le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici.

flussi
Foto di micheile henderson su Unsplash

Fattore di crescita

Sono partite dagli occhi e ora si preparano ad arrivare al cervello. Sono le attese applicazioni del fattore di crescita delle cellule nervose, l’Ngf, scoperto circa 70 anni fa dal Nobel Rita Levi Montalcini. “Solo nello scorso anno circa 10mila persone in Italia sono state trattate con un farmaco innovativo realizzato sulla base degli studi della Levi Montalcini. Un collirio per un disturbo alla cornea finora intrattabile”, ha detto Anna Maria Bernini. Il ministro dell’Università e Ricerca è intervenuta alla conferenza “From the eye to the brain”. Il meeting scientifico ha riunito a Roma oltre 100 ricercatori impegnati nelle ricerche basate sulla molecola Ngf. “Sappiamo che ci sono studi clinici per varie tipologie di disturbi, ad esempio per patologie della retina o del cervello, stanno arrivando alla fase finale. Forse avremo altre terapie già nel prossimo anno”, ha proseguito Bernini. Quello che si sta registrando in questi ultimi anni è un netto cambio di passo negli studi, in particolare nelle applicazioni, delle neurotrofine, la famiglia di molecole a cui appartiene l’Ngf.

Alzheimer
Foto di valelopardo da Pixabay

Innovazione

Quella di Rita Levi Montalcini è stata “una scoperta davvero rivoluzionaria perché ha cambiato il paradigma. Un lavoro brillante che ha cambiato il modo in cui pensavamo al funzionamento del nostro cervello”, ha detto Thomas Sudhof, premio Nobel per la Medicina nel 2013 e che oggi si occupa dello studio degli sfuggenti meccanismi neuronali alla base della memoria e alla ricerca dei luoghi in cui si fissano i ricordi. “La scoperta dell’Ngf ha dato il via a un gigantesco puzzle”, ha osservato Elliot Mufson, dell’Istituto Neurologico Barrow, tra gli ospiti dell’evento organizzato da Nature Conferences e promosso da Dompé, l’azienda farmaceutica italiana che ha portato sul commercio un innovativo farmaco basato sull’Ngf, un collirio per il trattamento di una patologia della cornea. La molecola scoperta da Levi Montalcini, premiata con il Nobel nel 1986 con Stanley Cohen, ha un ruolo chiave nella proliferazione, differenziazione e sopravvivenza di alcuni tipi di neuroni. Una molecola “magica”, ma difficile da controllare a causa di effetti collaterali non banali e difficoltà di somministrazione.

Ssn
Foto di Drew Hays su Unsplash

Anti-Alzheimer

“Negli ultimi anni il nostro lavoro ha permesso di superare uno dei maggiori problemi legati all’uso dell’Ngf come farmaco, ossia il dolore”, ha detto Antonino Cattaneo, presidente di Ebri, l’istituto di ricerca fondato nel 2002 da Rita Levi Montalcini a Roma, le cui ricerche hanno sviluppato una versione dell’Ngf priva di effetti collaterali. “Un Ngf ‘painless’ che è in sperimentazione clinica al Policlinico Gemelli di Roma contro una patologia rara, il glioma pediatrico delle vie ottiche. E’ in corso anche una sperimentazione preclinica per contrastare l’Alzheimer, somministrando il farmaco attraverso uno spray nasale“. E’ lunga la lista di applicazioni, che comprendono anche le terapie contro alcuni disturbi della retina, sviluppati dai ricercatori dal Campus Biomedico a Roma, fino a quelle per la regolazione dell’appetito e del peso corporeo allo studio nell’Università della Florida.