Allarme in tutta Italia per i rave party illegali: “Una bomba epidemica”

Dalla Lombardia alla Campania, dall'Umbria all'Emilia Romagna e al Piemonte si moltiplicano i casi di movida incontrollata che mettono in pericolo la strategia anti-contagio. "Boom di feste senza regole sanitarie"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:22

“I giovani si stanno organizzano per ballare in rave illegali e feste abusive al di fuori di ogni misura sanitaria di sicurezza”, spiega a Interris.it Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo (un settore da 4 miliardi, 50 mila addetti stabili e altrettanti a intermittenza) e di Ena, il sindacato europeo dei locali da ballo. Sos, quindi, per “l’effetto-boomerang” sulla salute pubblica che rischia di vanificare mesi di lockdown e di sacrifici collettivi. “Per andare a ballare i giovani affittano masserie e ville, si mettono in piedi illegalmente rave party e feste in situazioni improvvisate e abusive. Senza le discoteche regolari si moltiplicano  i luoghi e le occasioni per allestire serate al di fuori di ogni misura di prevenzione e di sicurezza sanitaria”, puntualizza Pasca a Interris.it.

Sos in Lombardia

”A Milano, come in tutta Italia non mancano fenomeni d’assembramento difficilmente controllabili. Complici le belle serate e la naturale voglia di divertirsi dei giovani, questo genere di problematica è destinato a diventare una costante dei prossimi weekend estivi. Feste private, rave party in abitazioni o in capannoni in disuso sono già iniziati e non potranno che aumentare”, ribadisce Roberto Cominardi, presidente Silb Milano, il sindacato delle discoteche. ”Il contributo che il comparto delle discoteche può dare nell’alleggerire questa situazione, che può divenire fonte di disagio e pericolo per la salute e l’ordine pubblico – prosegue Cominardi – è quello di invitare il governo a ripensare alla perentoria chiusura dei locali di trattenimento e svago, confermata nel decreto di maggio”. Cominardi sottolinea che ”dobbiamo riaprire in sicurezza le discoteche e le sale da ballo, luoghi gestiti da professionisti del settore. Strutture che possono essere sanificate più volte al giorno, con il controllo della temperatura corporea all’ingresso e protocolli di sicurezza rigidi che vanno oltre l’emergenza Covid-19”. 

Allarme

Anche nella città universitaria tedesca di Gottinga si corre ai ripari, dopo l’esplosione di un focolaio di coronavirus.  E a Berlino il ministro della Salute Jens Spahn ha messo in guardia dai party, dopo la grande manifestazione sui canotti nel canale di Kreuzberg, dove almeno 1500 giovani hanno lanciato una protesta “per la cultura rave” nel weekend. Si è tenuta la protesta nelle acque del Landwehrkanal: migliaia di giovani sui canotti hanno manifestato per “salvare la cultura rave della capitale”, a viso nudo e violando le regole sulle distanze. Il fattore R0 torna a salire in Germania , toccando l’1,95. Intanto in Germania si moltiplicano i casi di rave party illegali. Il raduno di cinquanta motociclisti che si sono dati appuntamento, in località Acquamorta, a Monte di Procida, è stato bloccato dal pronto intervento del sindaco, Giuseppe Pugliese. Lo stesso primo cittadino ne ha dato poi notizia sui social: “Una sorta di rave party inscenato ad Acquamorta è stato bloccato solo grazie al pronto intervento di due agenti di polizia municipale risultati reperibili. Siamo riusciti a cacciarli, li identificheremo tramite le telecamere e, vi assicuro, la pagheranno cara”, ha garantito il sindaco campano. Il gruppo di motociclisti si era radunato, nel piazzale antistante il caratteristico porticciolo del comune flegreo, in un folto assembramento, contravvenendo alle norme in vigore anche nella  Fase 2 della crisi epidemiologica. Stesso inquietante copione in Umbria. Divieto di ritorno nel comune di Giove per oltre 200 ragazzi del nord Italia, che avevano partecipato a un rave party e sono stati identificati dalla polizia di Terni. In diverse centinaia, giunti da tutta Italia, si erano accampati abusivamente nell’area di un capannone in disuso, in località Iana alle porte del Comune di Giove, con l’intenzione di proseguire il rave party per tre giorni. Tuttavia, ricorda la polizia, il questore ha disposto l’interruzione dell’iniziativa illecita e lo sgombero dell’area occupata. Le operazioni di sgombero, durate diverse ore con impiego di un centinaio di operatori della Polizia di Stato e dei Carabinieri, si sono concluse con l’identificazione e la denuncia di tutti i partecipanti ancora presenti, circa 400 persone, e con l’individuazione dei 15 organizzatori, nei confronti dei quali è stato disposto l’allontanamento con foglio di via obbligatorio ed il sequestro dei materiali utilizzati. La Divisione Anticrimine della questura ternana, diretta dal primo dirigente Roberto Caffio, ha  adottato il divieto di ritorno nel comune di Giove per oltre 200 persone, per lo più giovani in gran parte residenti nelle regioni: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. I provvedimenti disposti dal Questore di Terni mirano ad assicurare il massimo livello di prevenzione, scongiurando il rischio che possano ripetersi analoghe iniziative di massa in un comune che il 3 maggio scorso era ancora dichiarato ”zona rossa” in relazione all’emergenza sanitaria da coronavirus. Un’offesa alla memoria di tutti coloro che hanno perso la vita a causa della pandemia

Bandiera italiana a mezz’asta in segno di lutto

Situazioni illegali

“In estate si moltiplicheranno le situazioni illegali, i rave clandestini, le discoteche abusive. Forse qualcuno ci deve pensare”, avverte Maurizio Lo Vecchio, presidente provinciale del Silb, il sindacato dei locali da ballo associato a Confcommercio e gestore di due storici locali a Novara, uno all’imbocco della statale per Milano e uno in centro città avverte. L’allarmante prospettiva, dopo mesi di lockdown, è che se non ci sarà una riapertura dei locali, la voglia di divertirsi, possa sfociare ovunque in una “movida incontrollata. A lanciare l’allarme sono anche i gestori delle discoteche di Confcommercio Ascom Bologna “La chiusura delle discoteche è un problema che riguarda tutti, istituzioni, famiglie, ragazzi e noi titolari dei locali – sottolinea a Bologna Oliviero Giovetti-. Pensate a cosa accadrebbe se le sale da ballo dovessero continuare a restare chiuse. I ragazzi, che hanno giustamente voglia di divertirsi dopo mesi di quarantena, rischiano di finire preda di una rete incontrollata di feste abusive o peggio rave party, dove girano alcol e droghe di ogni tipo, non ci sono regole e nessuna sicurezza per i partecipanti“. Sull’aspetto della sicurezza, Confcommercio Ascom Bologna, Silb, prefettura e forze dell’Ordine, lo scorso novembre, avevano firmato un protocollo d’intesa per aumentare i controlli e contrastare l’abuso di alcol e droga. “Con quell’atto abbiamo dimostrato che le discoteche sono in prima linea per tutelare i ragazzi e i frequentatori delle sale da ballo – prosegue Giovetti -. Nel momento in cui dovessimo riaprire lo faremmo rispettando tutti i criteri di sicurezza imposti dall’emergenza Coronavirus”. A livello nazionale, nel settore delle discoteche e dei locali da ballo, si contano oltre 2.500 imprese, 50 mila dipendenti stabili (altrettanti a intermittenza) e un fatturato complessivo di circa 4 miliardi di euro pari a 800 milioni di gettito fiscale. “Il governo – commenta ancora Giovetti – deve intervenire perché le discoteche sono state completamente dimenticate in tutti i provvedimenti messi in atto per contrastare la crisi economica da Coronavirus”. E e sale da ballo, denuncia Giovetti, non hanno potuto usufruire dei contribuiti e degli sgravi previsti dai vari decreti. “Nessuno di noi, alla luce di tutto ciò, può continuare a rimanere chiuso per molto – evidienzia  – figuriamoci poi se il lockdown delle discoteche dovesse proseguire arrivando a quasi un anno. Continuare a indebitarsi sarebbe tragico. Il settore, infatti, è già in crisi dovendo combattere contro feste private abusive“.

La politica

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia raccoglie l’appello degli operatori del comparto e denuncia che “un altro segmento che, a seguito dell’emergenza Covid, rischia gravissime ricadute economiche e occupazionali è il comparto dell’intrattenimento“. Partecipando alla videoconferenza organizzata da Fabio Faro Pompili presidente del comitato ‘Butta(ti)fuori’, che ha coinvolto numerosi rappresentanti delle imprese del settore (locali da ballo, organizzazione eventi e concerti, intrattenimento) Rampelli ha rilamnciato “il grido di allarme di tanti imprenditori oggi fermi al palo in attesa che il governo dia loro certezze su tempi e modalità di riapertura e, contestualmente, dell’esteso mondo dei sorveglianti i quali non avendo contratti stabili non percepiranno cassa integrazione”. E aggiunge: “L’assenza di misure che consentano attività regolari di questo tipo rischia di far esplodere fenomeni illegali come i rave clandestini. Continueremo sui prossimi decreti a rappresentare le istanze di questo comparto, come fatto senza fortuna sul ‘Cura Italia’, affinché la filiera venga salvaguardata e siano sostenuti”. tanto più che, puntualizza Maurizio Pasca a Interris.it, “in Italia i locali da ballo sono il comparto a più alta tassazione. Paghiamo il 22% di Iva mentre per gli altri settori dell’intrattenimento (cinema, teatri) è stata fissata al 10%: in più ci viene richiesto il 16 di Isi, l’imposta sullo spettacolo che non esiste in nessun altro paese europeo, e il 10% di Siae per i diritti musicali. In totale, quindi, una tassazione al 48% a cui vanno aggiunte Imu, Tasi, Tosap, i costi di gestione del personale, le utenze e le altre spese fisse. Chiediamo al governo rispetto e considerazione per il nostro settore travolto da una crisi drammatica e senza precedenti”. E, conclude Pasca, “il ministero per le Attività culturali ha stanziato 12 milioni destinati a lavoratori dello spettacolo: nella ripartizione sono stati inclusi anche i circhi e i luna park, i locali da ballo e di intrattenimento no. Quale attività culturale svolge un luna park?”.

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