Albergo Nonno Oreste: quando condividere la vita vince sulla pandemia

Intervista a Jimmy Fernandez, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, responsabile del progetto che nonostante la pandemia in corso accoglie chi è in difficoltà

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:27

Mettere la propria vita in gioco, condividere con gli altri anche nei momenti più difficili, come in questo periodo storico dove la pandemia non sembra voler allentare la sua morsa, soprattutto in America Latina. Ci troviamo in Cile, dove con l’inizio dell’inverno alle porte il coronavirus sembra più aggressivo che mai. Nonostante tutto, i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno deciso di aprire le porte del loro cuore – ma anche quelle di un albergo – a persone che vivono in strada, un aiuto concreto nel momento del bisogno per dare un tetto e un posto caldo a chi non saprebbe dove passare l’inverno. E’ così che è nato l’Albergo Nonno Oreste.

L’albergo

Nel cuore di Santiago, tra il comune di Ñuñoa e Peñalolén, ai piedi della Cordillera delle Ande, è situato l’Albergo Nonno Oreste. “Quando a marzo è iniziata l’epidemia di coronavirus e la quarantena, la prima cosa che abbiamo pensato, per sicurezza, è stata quella di chiudere tutti i progetti, tra cui anche la mensa per i poveri, che è arrivato a preparare 140 pasti al giorno, più la distribuzione delle scatole con i generi di prima necessità per molte famiglie. Ma ci siamo resi immediatamente conto che iniziavano ad arrivare sempre più persone a chiedere cibo perché non ne avevano da mettere in tavola”, spiega a Interris.it Jimmy Fernandez, membro della Comunità Papa Giovanni in Cile.

“Ho parlato con il Comune, soprattutto per vedere come potevamo aiutare le persone senza fissa dimora e, come Apg23, abbiamo pensato di poter aprire un albergo dove le persone potessero trovare un riparo e passare la quarantena”. Nonostante le migliori intenzioni, trovare uno spazio adeguato sembra essere più complicato del previsto. In una riunione con il Comune e l’assessore per lo sviluppo sociale, quando Jimmy pensava di dover rinunciare al progetto, gli viene offerta una casa. “E’ nato tutto strada facendo, mai avevamo pensato di poter aprire un albergo con queste caratteristiche. E’ complicato ottenere, i fondi, lo spazio”.

Le accoglienze dell’Albergo Nonno Oreste

“Il profilo delle persone che arrivano all’albergo sono le stesse che già accoglievamo nella mensa, il 45% di loro è senza fissa dimora, il resto è rimasto senza lavoro e non ha soldi per comprarsi neanche il cibo – spiega Jimmy -. Non accogliamo solo le persone che vivono nel nostro comune, ma facciamo parte di un piano di coordinamento, a volte capita che alle tre o alle quattro di notte mi chiamano per dirmi che c’è chi ha bisogno di un posto dove dormire. Molti hanno anche problemi di salute mentale, altri sono dipendenti dall’alcol”. Al momento nell’albergo possono essere accolte solo persone senza fissa dimora o che hanno perso il lavoro e non sanno dove andare, non essere accolti minori e famiglie.

L’emergenza sanitaria a Santiago

“Il punto di Santiago dove sono stati riscontrati più contagi è situato tra il comune di Peñalolén e quello di Puente Alto. Il numero di casi di contagi aumenta ogni giorno e si sta cercando anche di cambiare la metodologia di come controllare le persone affette, c’è anche un po’ di confusione”. La crisi causata dal coronavirus ha avuto un impatto molto negativo sulla popolazione cilena, inoltre molte imprese hanno aderito a una legge che permette di pagare solo una parte dello stipendio, usando l’assicurazione per la disoccupazione del dipendente. Fattore che crea ancora più instabilità nelle famiglie.Gli ospedali sono al collasso – spiega – anche le cliniche private. Praticamente sono al 93% della loro capacità e da poco stiamo iniziando a vivere il periodo più critico. Molti operatori sanitari sono stati contagiati e sono in quarantena. Lo scenario è abbastanza critico. Il governo ha fatto alcune cose, ma non le ha fatte bene – spiega -. Per questioni politiche il governo ha assunto un atteggiamento molto chiuso in sé stesso e questo ha fatto perdere molto tempo. Penso che non siano state prese tutte le misure necessarie, nonostante l’esempio di ciò che è accaduto in altri Paesi, come in Italia. Si è agito tardi“.

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