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Aias Bolzano, una storia di inclusione lunga 55 anni

L’offerta di assistenza e la promozione dell’inclusione sociale con azioni in grado di creare benessere relazionale e prevenire forme di disagio sono fondamentali per far sì che le persone con disabilità abbiano una quotidianità migliore.

L’esperienza di Bolzano

Su questo versante, in provincia di Bolzano, grazie all’azione di un gruppo di familiari di persone con disabilità, da oltre cinque lustri, opera Aias che, con diverse azioni, miranti a sviluppare le abilità e generare una crescita a 360 gradi di coloro che hanno una fragilità. Interris.it, in merito a questa esperienza di inclusione, ha intervistato il dott. Claudio Pizzato, presidente di Aias Bolzano.

© Aias Bolzano

L’intervista

Quando nasce e quali attività svolge Aias Bolzano in favore dell’inclusione delle persone con disabilità?

“Aias Bolzano è nata nel dicembre 1966, per la volontà di alcuni genitori, perché mancavano i supporti per assistere i loro figli con disabilità. Abbiamo celebrato i cinquantacinque anni di attività poco tempo fa. Inizialmente, questo gruppo di genitori, insieme alla sezione Aias, hanno creato un centro di riabilitazione, ben attrezzato e molto conosciuto in tutta la città. In seguito, quest’ultimo, con la riforma, è passato alla Provincia. Quindi ora Aias Bolzano, si dedica al sociale e non più al sanitario. In altre parole, ciò significa che organizziamo soggiorni, attività la mattina, doposcuola, laboratori al pomeriggio, fondamentalmente il tempo libero. Le attività laboratoriali, svolte in un contesto protetto, sono diverse, ad esempio il ballo, la musica, l’avvicinamento agli animali, come l’ippoterapia. Inoltre, organizziamo brevi weekend e dei soggiorni estivi nonché invernali, al mare o in montagna. Oltre a ciò, all’inizio dello scorso anno, abbiamo dato inizio ad uno specifico laboratorio, chiamato ‘Good Morning Aias’, che si svolge la mattina, con l’obiettivo di dare una risposta alle persone con disabilità uscite dalla scuola e non trovano una collocazione nei laboratori protetti. Tale attività si svolge dalla mattina alle otto fino alle tredici. Questo percorso è stato studiato dai nostri operatori psicologi ed è frequentato da sei ragazzi e ciò da sollievo a loro stessi, in quanto incrementano le loro competenze, ma anche alle famiglie per la gestione della quotidianità”.

Quali sono le caratteristiche della vostra biblioteca denominata ‘Biblioteca Oltre l’Handicap’?

“La nostra biblioteca rappresenta un esempio unico in Italia. È stata fondata qualche anno dopo la nascita di Aias Bolzano ed è dotata di diversi libri e audiolibri interamente dedicati alla disabilità. In questo luogo, oltre agli utenti e ai familiari, vengono anche operatori, utenti e insegnanti, al fine di informarsi sul tema della disabilità. La biblioteca inoltre pubblica libri, volumetti e opuscoli scritti in linguaggio facilitato, con l’obiettivo di aiutare coloro che hanno problemi nella lettura, a capire attraverso le immagini. Questo tipo di comunicazione aumentativa, oltre che per le persone con disabilità, sta rivestendo un certo interesse anche per gli stranieri che hanno difficoltà a leggere e, attraverso tale materia, riescono a capire. La mission della biblioteca è anche fare cultura sulla disabilità e, di conseguenza, organizziamo anche degli specifici incontri, dove vengono presentati libri di autori con disabilità e con operatori e insegnanti per fare formazione e sensibilizzazione su questi temi”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro in merito all’inclusione delle persone con disabilità? In che modo, chi lo desidera, può aiutare la vostra opera?

“I grandi temi su cui ci stiamo concentrando sono il ‘Dopo di Noi’ e l’inclusione lavorativa. Abbiamo già inserito una persona con disabilità a lavorare in biblioteca e ora ne vorremmo inserire un’altra a lavorare nella nostra sede. Inoltre, per portare avanti la tematica del ‘Dopo di Noi’ e dell’abitare, abbiamo chiesto un appartamento dove inserire due persone e, più avanti, vorremmo avere una struttura più grande per l’avvio della vita autonoma e indipendente. Questi rappresentano i punti cardine delle famiglie a cui cerchiamo di dare una risposta. Si può aiutare la nostra azione in diversi modi, sia dal punto di vista economico che per quanto riguarda il volontariato. In riguardo ai volontari, trovarli per più giorni, diventa più difficile. Cerchiamo sempre di arruolare nuovi volontari, visto che, la platea dei nostri utenti, è in aumento quindi, cercare di avere un maggior numero di volontari, sarebbe molto importante”.

Christian Cabello

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