LUNEDÌ 25 FEBBRAIO 2019, 23:31, IN TERRIS


MEF

Tria, affondo sul nodo Tav

Il ministro: "Nessuno investe se l'Italia fa leggi retroattive". Toninelli: "C'è un contratto, stia ai patti"

REDAZIONE
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Giovanni Tria
Giovanni Tria
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o stop, provvisorio o meno, continua a creare dissapori sulla vicenda Tav. Un argomento estremamente caldo, sul quale è tornato con toni anche piuttosto aspri il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, durante l'ospitata a "Quarta Repubblica": "Non mi interessa l'analisi costi-benefici. Il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav". E ha aggiunto: "Bisogna portare avanti l'economia italiana". Parole decise che, come prevedibile, non sono sfuggite al governo giallo-verde, con il ministro delle Infrastrutture Toninelli a ricordare prontamente che "Tria ha dimenticato che c'è un contratto di governo, lui dovrebbe ricordarlo". "Tria si atterrà a quello che c'è scritto nel contratto".


Bankitalia e Iva

Ma non solo Tav. Sul tavolo del Mef sosta anche la querelle su Bankitalia, sulla quale Tria concede una battuta sul tema delle riserve auree, finite al centro del dibattito nelle scorse settimane come possibile fonte di sostentamento: "Nessuno può disporre se non la banca centrale, per motivi di politica monetaria". Inoltre, secondo il titolare del dicastero dell'Economia, "nessuno Stato può influenzare o dare indicazioni alla banca centrale che è indipendente e neppure la Banca d'Italia può dare oro al governo italiano perché sarebbe aiuto di Stato". Chiude poi la questione sul timore avanzato legato aumento dell'Iva: "Sono tutte follie non solo perché non ne parliamo, ma perché sarebbe sbagliato fare questo dal punto di vista della politica economica. Perché si deve fare una manovra per mettere più in difficoltà le imprese italiane?".


Nodo Alitalia

Capitolo Alitalia. Per Tria, come già aveva avanzato nei giorni scorsi, "non deve essere resa pubblica, deve trovare una soluzione di mercato". E sull'intervento del Tesoro per il 15%, il ministro ha sottolineato che "una compagnia di bandiera è importante", però "ho dato la disponibilità del governo ad aiutare, sotto due forti condizioni: che ci sia un piano industriale che regga il mercato, con partner forti e che vengano rispettate tutte le norme comunitarie. Entro questo, se necessario è anche giusto che anche il governo aiuti. Ma questo significa non fare perdite".

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