GIOVEDÌ 07 MAGGIO 2015, 15:47, IN TERRIS

STATO-MAFIA, UN PENTITO: "CI DISSERO DI UCCIDERE IL GIUDICE DI MATTEO"

Vito Galatolo ai pm palermitani: "L'ordine arrivò da Messina Denaro. Nel complotto anche un soggetto esterno a Cosa Nostra"

LUCA LA MANTIA
STATO-MAFIA, UN PENTITO:
STATO-MAFIA, UN PENTITO: "CI DISSERO DI UCCIDERE IL GIUDICE DI MATTEO"
Il pm Antonino Di Matteo è nel mirino di Cosa Nostra. Il primo a mettere nell'obiettivo il giudice palermitano che si sta occupando della trattativa Stato-Mafia era stato Totò Riina in un colloquio privato in carcere con l'ex boss della Sacra Corona Unita Alberto Lorusso. "Lo faccio finire peggio di Falcone" aveva detto il capo dei capi, facendo scattare la macchina della sicurezza attorno all'uomo simbolo del processo per eccellenza, lo stesso in cui ha testimoniato l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A confermare le parole dell'ex leader dei Corleonesi sarebbe una lettera che il collaboratore di giustizia Vito Galatolo sostiene di aver letto durante un summit della malavita palermitana il 9 dicembre 2012.

A scrivere la missiva e a impartire l'ordine sarebbe stato Matteo Messina Denaro, l'ultimo padrino di Cosa Nostra, vertice secondo gli inquirenti della cupola siciliana. "Sta andando troppo avanti e si deve fermare - sarebbe stato il messaggio - Dobbiamo organizzare un attentato al pm Di Matteo. Se ve la sentite ditelo a Mimmo Biondino". Il boss teme che i magistrati vadano sino in fondo nella ricerca di una verità scomoda sugli affari tra pezzi dello Stato e i criminali più pericolosi della nostra storia. Per Messina Denaro, ha rivelato il pentito, la morte del giudice sarebbe stata anche l'occasione giusta per vendicarsi di Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè, due testimoni d'eccellenza nel processo. Galatolo, rispondendo alle domande dell'aggiunto Vittorio Teresi, ha detto: "Di Matteo si stava intromettendo in un processo che non doveva neanche inziare, quello sui rapporti tra Stato e mafia. E si doveva fermare perché non doveva scoprire certe situazioni".

Il piano criminale, ha spiegato ancora, vedeva anche il coinvolgimento di un "soggetto esterno" ai clan la cui identità e il cui ruolo restano sconosciuti. "Non era una cosa solo di Messina Denaro - ha raccontato - ma ci doveva essere qualcuno al di fuori, esterno all'organizzazione. E l'obiettivo era far vedere a tutti che la mafia era ancora viva". C'è qualcosa, in particolare, che a Galatolo non torna su questo elemento misterioso del complotto. "noi non dovevamo sapere chi fosse, il suo nome, il suo cognome, da dove venisse. Io e D'Ambrogio (capo della famiglia di Palermo Centro, ndr) - ha detto - eravamo molto indecisi. Se l'uomo di Messina Denaro fosse stato di Cosa Nostra avremmo dovuto sapere tutto su di lui. Fare un atto così eclatante senza sapere chi fosse coinvolto era impossibile. Non esiste una cosa del genere".
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.
Facebook Twitter Google + Scrivici Scrivici
Commenti

Gentile lettore, 

la redazione si riserva di approvare i commenti prima della loro pubblicazione. 

Fai una donazione
Vuoi essere aggiornato?
NEWS
Pesante sentenza di condanna per un giovane marocchino
TORINO

Sei anni al jihadista "della porta accanto"

Marocchino condannato per terrorismo
Il procuratore Verzera
CATANIA

Anziane sorelle massacrate in casa

Uccise a coltellate. Si segue la pista della rapina
Miliziani dell'Isis
GENOVA

Istigazione al terrorismo, tunisino indagato

Sulla sua pagina Facebook foto e video inneggianti all'Isis
Senato
BIOTESTAMENTO

Si va verso l'approvazione della legge

Passano i primi articoli. Centro Studi Livatino: "Sigillo funesto a un Paese che sta scomparendo"
Un dipendente Ryanair
RYANAIR

Calenda: "Lettera indegna", il Garante: "Incostituzionale"

Il ministro: "Chi è sul mercato deve rispettare le regole". Furlan: "Compagnia arrogante"
Arte sacra, Calabria
ARTE SACRA

La Calabria della fede raccontata in un libro

Il volume raccoglie 173 santuari in altrettante schede con contenuti iconografici, bibliografici e archivistici
Il ciclista Chris Froome
CICLISMO

Chris Froome positivo al doping

Trovate tracce superiori al consentito di salbutamolo. Ad annunciarlo l'Uci
Il logo di Confindustria
CONFINDUSTRIA

"Il Pil cresce, Italia al bivio dopo il voto"

Il Centro studi rivede al rialzo le stime del 2018 ma avverte: "C'è il rischio arretramento"