GIOVEDÌ 07 MAGGIO 2015, 009:44, IN TERRIS

RIFORME, BOSCHI: "ENTRO GIUGNO IL CONFLITTO D'INTERESSI"

Il ministro: "Nelle prossime settimane calendarizzeremo l'approdo in Aula del testo"

FRANCESCO VOLPI
RIFORME, BOSCHI:
RIFORME, BOSCHI: "ENTRO GIUGNO IL CONFLITTO D'INTERESSI"
Sarà la legge sul conflitto di interessi la prossima sfida del governo Renzi. Lo ha assicurato il ministro Maria Elena Boschi in un'intervista al Corriere della Sera. Il testo, ha spiegato, è già in commissione e l'approdo in Aula sarà calendarizzato nelle prossime settimane in modo da iniziare la discussione a giugno. "Se alcuni dei nostri ex leader o ex premier - ha spiegato - avessero messo la stessa tenacia che hanno messo negli ultimi tempi sui dettagli della nuova legge elettorale, per abolire il Porcellum o per avere finalmente una legge sul conflitto di interessi, ci saremmo risparmiati molte fatiche. Ma non è mai troppo tardi. Vorrà dire che il conflitto di interessi lo porteremo in Aula nelle prossime settimane. Ora è in Commissione, chiederemo la calendarizzazione in Aula entro giugno".

In programma poi c'è la madre di tutte le riforme: quella della Costituzione. La Boschi ha assicurato che il ddl non è blindato: "La maggioranza è schiacciante - ha sottolineato - Questo non significa che non si possa aprire una discussione di merito sulle riforme costituzionali. Il superamento del bicameralismo paritario e la revisione del titolo V della Costituzione sono obiettivi storici: il testo non è blindato anche se una maggioranza pronta a votare il disegno di legge uscito dalla Camera c'è già. Siamo pronti a un confronto vero, su varie ipotesi, dal sistema delle garanzie a modelli diversi d'elezione, per esempio il modello simil Bundesrat, sino all'equilibrio dei poteri".

La moderazione è d'obbligo, dopo l'uscita di Civati il rischio è quella di una scissione del Pd. Ipotesi che la Boschi non ha escluso: "Noi non la vogliamo, la stessa minoranza non la vuole - ha chiarito - E non la vogliono gli italiani che sono stanchi delle polemiche e non sentono il bisogno di nuovi piccoli partiti. Il Pd ha allargato il campo, coinvolgendo persone che guardano all'area liberal, ma anche a sinistra. Le nostre misure non sono di destra. C'è un progetto di cambiamento del Paese che in questo momento solo il Pd può affrontare",
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