VENERDÌ 25 NOVEMBRE 2016, 10:34, IN TERRIS

Referendum, The Economist si schiera per il No: "Il Sì non garantisce le riforme"

Il quotidiano britannico: "La riforma introduce la figura dell'uomo forte in un Paese vulnerabile al populismo"

DANIELE VICE
Referendum, The Economist si schiera per il No:
Referendum, The Economist si schiera per il No: "Il Sì non garantisce le riforme"
Proseguono le prese di posizioni da parte dei grandi giornali stranieri sul referendum del 4 dicembre. Dopo il Wall Street Journal e il Financial Times (schieratisi per il Sì) stavolta a muoversi è il The Economist, che chiede agli italiani di rigettare la riforma in un editoriale dal titolo esplicito: "Why Italy should vote no in its referendum" ("Perché l'Italia dovrebbe votare no al referendum").

Il prestigioso settimanale d'Oltremanica spiega il duplice motivo del suo endorsement nei confronti del fronte opposto a quello del governo. Innanzitutto, si legge nell'articolo, "la modifica alla Costituzione promossa da Renzi non affronta il problema principale, cioè la riluttanza dell'Italia a fare le riforme". E, in secondo luogo la modifica della Carta, "nel tentativo di porre fine all'instabilità che ha portato 65 governi in Italia dal 1945, introduce la figura dell'uomo forte. E questo nel Paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi ed è vulnerabile rispetto al populismo".

Per il settimanale - rilanciato dal blog di Beppe Grillo con il titolo "L'Economist stronca la riforma di Renzi e Verdini" - il rischio è che il "principale Beneficiario" dello schema riforma-Italicum sia proprio il M5S, "scombussolata formazione che vuole un referendum per uscire dall'euro". Diversamente, l'Economist ha già un'ipotesi di soluzione dopo una sconfitta del Sì. Le dimissioni di Renzi "potrebbero non essere la catastrofe che tanti in Europa temono. L'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come ha fatto tante volte in passato", spiega l'articolo che aggiunge: "Se la sconfitta ad un referendum dovesse innescare il crollo dell'euro, allora vorrebbe dire che la moneta unica era così fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo".

Lo schieramento dell'Economist, è solo l'ultimo, in ordine cronologico, dei grandi media internazionali specializzati in finanzia ed economia. Lunedì, ad esempio, erano stati il Financial Times e il Wall Street Journal ad intervenire, con il primo, in particolare, che in un editoriale di Wolfgang Munchuau, aveva evocato, in caso di vittoria del No il rischio di una sequenza di eventi "che metterebbe in dubbio la permanenza dell'Italia nella zona euro". E fosche, in caso di vittoria del No, erano state le previsioni anche del Wsj. Non è la prima volta, invece, che l'Economist punzecchia Renzi. Il 24 agosto 2014 ritrasse il premier in copertina mentre teneva in mano un cono gelato dietro Francois Hollande e Angela Merkel, su una barca dell'euro in procinto di affondare. E con Mario Draghi che cercava di impedire il naufragio buttando fuori acqua. Il premier reagì con ironia: mangiando un cono gelato a Palazzo Chigi davanti ai cronisti.
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