MARTEDÌ 04 AGOSTO 2015, 14:30, IN TERRIS

OK DAL SENATO ALLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Testo approvato da Palazzo Madama con 145 sì. Renzi: "Un abbraccio ai miei amici gufi"

AUTORE OSPITE
OK DAL SENATO ALLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
OK DAL SENATO ALLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Il Senato ha dato il via libero definitivo alla riforma della Pubblica Amministrazione con 145 voti favorevoli e 97 contrari. "Un altro tassello - ha tweettato soddisfatto Matteo Renzi - approvata la riforma PA#lavoltabuona un abbraccio agli amici gufi". La legge, nelle intenzioni del governo, rivoluzionerà il rapporto tra cittadini e uffici pubblici attraverso l'introduzione di una serie di novità. Andiamo a vedere quali sono.

La sola maggioranza non sarebbe stata in grado di assicurare la soglia necessaria e per questo è risultato
indispensabile il voto, seppure contrario, delle opposizioni. "Renzi attacca amici gufi, ma dovrebbe ringraziare Lega, FI e Movimento 5 Stelle", commenta il senatore di Fi Francesco Giro. D'altra parte, in occasione del primo ok del Senato, le opposizioni avevano provato a far saltare l'approvazione uscendo
dall'Aula, ma poi, anche per un solo voto, il loro tentativo fallì. Comunque, in questi casi, quel che si può ottenere di norma è solo uno slittamento del via libera.

Archiviato questo fronte, se ne apre però un altro: l'attuazione. La maggiora parte dei punti cardine della riforma passa infatti per l'esercizio di una delega: dal riordino della dirigenza alla riduzione della camere di commercio, passando per la svolta digitale, la revisione dei concorsi pubblici e la stretta sulle assenze. Ma non mancano anche misure auto-applicative: dal nuovo meccanismo del silenzio assenso, al ringiovanimento dell'avvocatura dello Stato, incluse le misure per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Tuttavia, mese più mese meno, Madia garantisce che "tutti i decreti" arriveranno per "fine anno". E sottolinea tra i punti di maggiore forza della riforma il "taglio agli sprechi" che porterà "a pagare meno tasse". Non è d'accordo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, per cui il ddl dà "uno straordinario potere alla politica". E le sigle sindacali della P.A. lanciano tutte insieme un avvertimento: "Il lavoro pubblico non sarà il bancomat del governo per una, anche questa illusoria, riduzione delle tasse". Al contrario esprime "soddisfazione" Confindustria, secondo cui si va verso "un'amministrazione pubblica più rapida" ma anche "più snella".

Tornando alle opposizioni, pur facendo da 'stampella' alla maggioranza, hanno riservato duri giudizi sul ddl: per M5s si tratta "solo di tagli e deleghe in bianco", sulla stessa linea Sel mentre secondo Ln è semplicemente "un grande libro dei sogni". Voto contrario anche di Ala, che lamenta la mancata estensione del Jobs act agli statali.

 

 
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