MERCOLEDÌ 09 MAGGIO 2018, 10:12, IN TERRIS

VIA CAETANI

L'omaggio di Mattarella a Moro

Deposta una corona di fiori. Gentiloni: "Quella morte pesa sulla coscienza della Repubblica"

FRANCESCO VOLPI
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L'omaggio di Mattarella a Moro
L'omaggio di Mattarella a Moro
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ulle note del silenzio il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di rose bianche in via Caetani, dove 40 anni fa, all'interno di una Renault 4 rossa, le Br fecero ritrovare il cadavere di Aldo Moro, "giustiziato" poche ore prima.


Commemorazione

E' stata una cerimonia breve, cui hanno partecipato diversi esponenti della politica e delle istituzioni. Oltre al capo dello Stato (andato via dopo l'omaggio senza rilasciare dichiarazione) c'erano il presidente della Camera, Roberto Fico, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, una delegazione del Partito democratico (guidata dal segretario reggente Maurizio Martina e dai capigruppo del Senato, Andrea Marcucci, e della Camera, Graziano Delrio), il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e l'ex segretario del Partito Popolare Pierluigi Castagnetti.


Ricordo

"Quaranta anni fa le BR lasciavano in via Caetani il cadavere di Aldo Moro. L'Italia rende omaggio alla memoria di un vero statista. La sua visione politica e culturale ha segnato il nostro Novecento. La sua uccisione pesa sulla coscienza della Repubblica" ha twittato Gentiloni. "Della morte di Moro non si può parlare senza emozione né si può parlarne al passato. Quella morte pesa ancora. #9maggio #9Maggio1978" è stato invece il pensiero di Pierluigi Bersani, espresso anch'esso via Twitter. Anche il sindaco di Taranto, città nella quale l'ex presidente della Dc trascorse gli anni della gioventù, ha ricordato la figura di Moro. "Il 9 maggio - ha detto - ricorre il 40esimo anniversario della morte del professor Aldo Moro. I giorni della sua prigionia, studiandole sui libri di storia, appaiono come tra i più bui della nostra Repubblica. E' ricordato, certo, come uno degli ultimi statisti, il Professor Moro, ma il mio vuole essere il tributo al Professore, allo studioso prima ancora che al politico. L'Italia tutta ha nel cuore il ricordo di quell'uomo mite e deciso, integro e delicato. Una figura che mi ha sempre affascinato per il garbo con cui ha affrontato una delle peggiori prove che la vita possa riservare a chi ha messo la propria esistenza al servizio dello Stato. Taranto ha avuto l'onore di ospitarlo fra i banchi dello storico e prestigioso liceo 'Archita'. Ai cittadini, e agli studenti in particolare, suggerisco di approfondire questa storica figura dalla quale e' facile scorgere una lezione di moralità, di etica, di dignità e di integrità che ci ha lasciato".

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COMMENTO | ANTONINO GIANNONE

Una fede incrollabile nella democrazia

COMMENTO ANTONINO GIANNONE Facebook Twitter

Per Aldo Moro: la democrazia parlamentare era la più alta sintesi che si sia mai riusciti a realizzare tra libertà e pluralismo, solidarietà  e giustizia.
Moro, con La Pira e Dossetti aprirono alle tematiche personalistiche e comunitarie espresse dal pensiero cattolico francese (Maritain e Mounier).
L’Uomo-Persona al centro dell’attenzione dell’attività politica, sociale, religiosa.

Di democrazia si può anche morire quando nei cittadini dovessero venir meno la coscienza morale e la cultura della legalità, se manca il “senso dello Stato” l’anarchia, l’egoismo di singoli e di gruppi e la violenza possono prevalere, abusando degli stessi strumenti che la democrazia offre invece perché servano al servizio del bene comune e della libertà. L’insegnamento di Don Luigi Sturzo è attuale, in sintesi la citazione di oltre 70 anni fa: "Servire la Politica e non servirsi della Politica".

Nel caso della politica sono i cittadini che il politico dovrebbe rappresentare. Nel caso di un’azienda sono i dipendenti che il manager dovrebbe sostenere per il loro sviluppo personale congiuntamente allo sviluppo dell’azienda. Una società con gravi carenze di etica e morale non solo nella politica, ma anche nelle altre attività, è una società decadente. Moro, già  a numerosi mesi prima del suo rapimento, spiegava che si impone un nuovo impegno morale e civile, tale da coinvolgere tutti i cittadini indiscriminatamente nell’opera difficile di costruire la Repubblica come una vera “casa comune” dove regnino finalmente la giustizia e la pace sociale, fondate su una solidarietà fraterna realmente vissuta.

Cosa è successo dopo l’assassinio di Moro? I processi di secolarizzazione e di globalizzazione in atto dagli anni 90 hanno generato nel nostro tempo un vuoto verticale non solo dei valori cristiani, ma anche del senso religioso ed etico della vita. Mi unisco a quanti pensano che sia necessario realizzare una sorta di nuova costituente non giuridica, ma etico-culturale. Soprattutto ora, nel 2018: noi italiani, come popolo, come Paese, dovremmo rafforzare in Europa la nostra identità giudaico-cristiana piuttosto che diluirla.

Senza una sostanziale unità morale, nella salvaguardia del ricco pluralismo culturale caratteristico del nostro paese che Moro sognava di realizzare, non basteranno da soli i programmi politici ed economici, né le riforme più coraggiose, a farci superare positivamente la lunga transizione in atto. Cosa significa raccogliere oggi l’eredità politica di Aldo Moro? Significa continuare con tenacia l’opera di ricomposizione del tessuto culturale e morale dell’Italia, lacerata da cinquant’anni di rigide contrapposizioni ideologiche; occorre tessere un nuovo “patto sociale” fra i cittadini di buona volontà, a partire da quei comuni valori di convivenza civile che sono garantiti dalla nostra Costituzione. Purtroppo è mancato, sinora, il coraggio di un nuovo grande rassemblement politico che avesse come piattaforma di attuare la costituzione italiana e di ridare vitalità alla sovranità  popolare. Aprirsi alla testimonianza e affermazione dei valori cristiani in un contesto pluralistico e secolarizzato.

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