L’abbraccio del Poverello: le meditazioni di fra Patton per la Via Crucis di Papa Leone XIV

Al Colosseo una riflessione universale su dignità, potere e amore inclusivo, davanti a 30mila fedeli

Leone XIV al Colosseo per la Via Crucis 2026. Foto per gentile concessione

Papa Leone XIV ha guidato la tradizionale Via Crucis al Colosseo, partecipando, per la sua prima volta da pontefice, in presenza e portando la croce per tutte le 14 stazioni. Circa 30mila le persone presenti tra fedeli e turisti. Una celebrazione dal profondo valore simbolico ed esistenziale. Quest’anno, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, il Pontefice ha affidato la stesura delle meditazioni a fra Francesco Patton, già Custode di Terra Santa dal 2016 al 2025.

La genesi: un invito nel segno del Poverello

La scelta di fra Patton non è casuale: il legame tra l’ordine francescano e la pratica della Via Crucis affonda le radici nella storia di Gerusalemme. L’autore ha accolto l’invito della Segreteria di Stato con l’obiettivo di coniugare il rigore dei testi biblici — privilegiando il Vangelo di Giovanni — con l’eredità spirituale di San Francesco.

Le meditazioni: tra riflessione universale e attualità

Fra Patton ha strutturato le meditazioni sotto forma di preghiera, cercando di dare loro un carattere universale e un forte risvolto esistenziale. Il tema del potere: Commentando la condanna di Gesù da parte di Pilato, l’autore sviluppa una riflessione critica sulle dinamiche del potere nel mondo contemporaneo. La sofferenza e la dignità: Le meditazioni toccano il dolore delle madri per la perdita dei figli e il dovere di riconoscere sempre la dignità della persona. Inclusione e vicinanza: La Via Crucis viene presentata come l’atto d’amore più inclusivo possibile. I testi ricordano che Cristo è morto per tutti, mostrandosi vicino a chi è considerato “merce di scambio”, ai criminali ritenuti irrecuperabili e a chiunque si senta lontano da Dio.

a sinistra Papa Leone XIV porta la croce. Foto Francesco Vitale. A sinistra i fedeli presenti per la via Crucis. Foto per gentile concessione

Il valore della “strada”: dalla Via Dolorosa al mondo

Fra Patton sottolinea nelle sue meditazioni come la Via Crucis non debba essere vissuta in un “ambiente asettico”. Richiamando l’esperienza di Gerusalemme, dove il rito si svolge tra le grida e il caos della città vecchia, l’autore evidenzia come la vita cristiana sia una sfida costante dentro un mondo che spesso non capisce o rifiuta il messaggio evangelico. “La Via Crucis — conclude fra Patton — dovrebbe farci scoprire quanto siamo amati da Dio. È una portentosa occasione di esame di coscienza e un invito alla conversione”. Attraverso le parole del francescano, il centenario della morte di San Francesco diventa l’occasione per mostrare che vivere il Vangelo oggi non è un’utopia, ma una possibilità concreta per ritrovare gioia e speranza.

 

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