VENERDÌ 22 FEBBRAIO 2019, 11:24, IN TERRIS

LA RAI DEL CAMBIAMENTO

Foa: "Valorizzare l'informazione alternativa"

Il presidente del servizio pubblico ha partecipato al seminario del M5s "Parole guerriere"

FEDERICO CENCI
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Conferenza Parole Guerriere alla Camera
Conferenza Parole Guerriere alla Camera
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iviamo in un periodo di grandi rivolgimenti che attraversano tutti gli ambiti della società, la comunicazione non può esserne esente. L’espansione dei social, diventata capillare e talvolta pervasiva, ha soppiantato paradigmi dell’informazione che appaiono ormai obsoleti. E la Rai, servizio pubblico radiotelevisivo, come intende porsi rispetto a questo snodo cruciale? È la domanda da cui si è tentato di ricavare una risposta nel corso del convegno nella Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari intitolato “Parole guerriere – Comunicare il cambiamento, la Rai e la rete”. Ad organizzarlo il M5s, con la presenza - tra gli altri - del presidente della Camera, Roberto Fico.


Guzzi: "No all'audience come unico criterio"

Il “cambiamento”, parola d’ordine dei 5stelle al governo, è stata la miccia capace di accendere una platea che altro non aspettava che manifestare il proprio disappunto verso la gestione Rai degli ultimi anni al presidente Marcello Foa e all’amministratore delegato Fabrizio Salini, entrambi presenti al seminario. A infiammare gli animi dei presenti ci ha pensato il prof. Marco Guzzi, filosofo e poeta, che con voce enfatica e radiofonica (in passato ha condotto diverse trasmissioni su RadioRai e chissà che non possa tornare a farlo) ha detto: “Fatecela vedere la Rai del cambiamento! Il Tg1 e il Tg5 mandano in onda la stessa notizia ed anche nello stesso momento! Così anche i giornali hanno spesso una titolazione analoga! Il sistema è truccato!”. L’accusa del professore è che “questo grande cambiamento ancora non è stato interpretato e accompagnato”, e lo si vede a suo avviso pure dal fatto che le interruzioni pubblicitarie “sono tassative”. Secondo Guzzi, tuttavia, “questo modello basato sull’homo oeconomicus non regge più, ha una crisi terminale molto grave” che si rispecchia “nella crisi antropologica” dell’uomo contemporaneo. Di qui la sua richiesta rivoltare i paradigmi “relativizzando l’audience”. “La Rai - afferma - non deve avere come unico criterio della programmazione il numero di ascolti”, bensì “deve avere il coraggio di offrire programmi che, magari nell’immediato non hanno grande audience, ma che hanno una grandissima pretesa culturale popolare, cioè sappiano parlare del cambiamento”. Del resto - aggiunge - “la Rai ha anche il compito di formare”. E oggi - la riflessione di Guzzi accompagnati da scroscianti applausi - “viene programmata la violenza, la cattiveria, mentre servono programmi che aiutino a crescere”.


Foa: "Il cambiamento ha bisogno di tempo"

Di fronte a questa sorta di commistione tra un processo e uno sprone, Foa e Salini sono apparsi sereni, hanno difeso la professionalità di chi lavora nel servizio pubblico ma non hanno negato che sia necessario lavorare per saper “interpretare quel cambiamento” di cui ha parlato Guzzi e che ha invocato una platea infuocata. Il presidente Foa ha rilevato l’esigenza dei giornalisti di “non essere autoreferenziali”, altrimenti le persone evitano di guardare la tv e comprare i giornali ma vanno ad informarsi solo su internet. A proposito della rete, egli ha rivendicato la sua attenzione rivolta all’informazione alternativa on-line: “Contrariamente alla maggior parte dei miei colleghi, non l’ho mai condannata, anzi l’ho sempre difesa a spada tratta”, perché “se non ci fossero stati i blog, fior di intellettuali non avrebbero avuto la possibilità di esporsi al pubblico” in quanto “i media tradizionali non si sono resi conto della loro esistenza”. Ecco allora - ha proseguito il presidente Rai - che “se vogliamo narrare e servire la società, dobbiamo inglobare queste realtà che per troppo tempo abbiamo ignorato”. Dunque bisogna partire anche da qui, dalla ribalta dell’informazione alternativa, per Foa, per attuare quel cambiamento che è stato al centro della riflessione di ieri. Farlo richiede però un processo tutt’altro che breve. “La Rai ha circa 13mila collaboratori”, ha sottolineato, come a voler rilevare la struttura mastodontica e difficile da smuovere velocemente dell’azienda. “L’importante - spiega - è avere una rotta e una determinazione per porre le basi affinché il cambiamento sia duraturo e non episodico”.

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