DOMENICA 31 LUGLIO 2016, 16:35, IN TERRIS

ESPULSO NEL MILANESE UN PAKISTANO “FEDELE” AL CALIFFATO

Il successo delle indagini, grazie alla collaborazione con la magistratura estera

MIRIAM MARTINEZ
ESPULSO NEL MILANESE UN PAKISTANO “FEDELE” AL CALIFFATO
ESPULSO NEL MILANESE UN PAKISTANO “FEDELE” AL CALIFFATO
Un pakistano di 26 anni, che viveva a Vaprio d'Adda (Milano), su cui già pendeva un provvedimento di espulsione, è stato mandato oltre i nostri confini dai Carabinieri del Ros di Milano, in quanto era un "aspirante combattente", che avrebbe prestato giuramento di sottomissione al Califfato.

Era sposato con una connazionale. In Italia è arrivato nel 2003, con la famiglia, ha frequentato le scuole italiane e aveva un lavoro fisso. Il provvedimento è stato preso dopo una lunga indagine coordinata dalla Procura distrettuale antiterrorismo di Milano, in collaborazione con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, che avrebbe individuato "un crescente processo di radicalizzazione in chiave jihadista" dell'uomo, che avrebbe in più occasioni confermato la sua adesione allo Stato Islamico e la condivisione delle azioni criminali operate da varie organizzazioni terroristiche jihadiste.

Il pakistano aveva espresso ila volontà di raggiungere i luoghi di guerra per unirsi ai miliziani dell'Isis, e avrebbe cercato anche di convincere altri connazionali, tra i quali la stessa moglie, che ha mostrato "segni di progressiva esaltazione ideologica a sostegno dello Stato Islamico", dichiarandosi pronta al “martirio”. Per l'uomo, gli attentati di Parigi sarebbero stati una "legittima" reazione alle operazioni dalla Francia e dalla Coalizione anti-Isis in Siria e in Iraq.

Dalle indagini dei Carabinieri, è emersa una intensa attività di propaganda sui Social Network e sul web, per reperire e divulgare documenti e filmati riconducibili al fondamentalismo islamico e al terrorismo di matrice jihadista, mantenendo rapporti virtuali con islamici radicali, alcuni dei quali sono stati poi pure sottoposti a provvedimenti cautelari per fatti di terrorismo ed espulsi dall'Italia.

La collaborazione con le autorità giudiziarie estere ha permesso di monitorare l'interesse per video con contenuti particolarmente violenti , di propaganda e di addestramento, pubblicati sul web dall'organizzazione terroristica.
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