GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2015, 18:20, IN TERRIS

CROCETTA ALL'ATTACCO: "NON MOLLO, CONTRO DI ME POTERI OCCULTI"

Il governatore sfida Renzi: "Solo i deputati siciliani possono mettere fine alla mia legislatura, non i diktat di Roma"

DANIELE VICE
CROCETTA ALL'ATTACCO:
CROCETTA ALL'ATTACCO: "NON MOLLO, CONTRO DI ME POTERI OCCULTI"
"Non dimetto". Rosario Crocetta lo dice con forza avanti ai deputati del parlamento siciliano. Superato lo choc iniziale generato dal caso Tutino il numero uno di palazzo dei Normanni ribadisce di non voler mollare e parla di "poteri occulti" e di "potentati" che lo ostacolano. Ma anche di "sciacallaggio". Cinquantotto minuti e 43 secondi di un'accorata autodifesa in cui Crocetta lancia anche qualche frecciata al Pd e, soprattutto, al premier e al segretario nazionale del partito, Matteo Renzi. Si rivolge direttamente ai deputati regionale, quando dice: "Vi invito a completare le riforme, poi voi e solo voi, senza diktat romani o di forze parallele, deciderete se mettere fine alla legislatura". Il suo intervento inizia con una confessione: "Ho vissuto in questi giorni i momenti più terribili della mia vita, e so che anche molti di voi hanno condiviso tale sofferenza. In questi giorni è come se avessi rivisto un film diverse volte proiettato, attraverso il quale l'attacco al presidente della Regione diventa attacco alle Istituzioni democraticamente elette dai cittadini, all'intero popolo siciliano".

"Ho vissuto per giorni la vicenda dì un uomo che incominciava a sentirsi come un lebbroso in pieno Medioevo vergognandosi persino di affacciarsi dal balcone di casa propria con la preoccupazione di percepire uno sguardo ostile se non un insulto. Sono stati giorni di dolore e di pianto, persino incontenibile nel momento in cui potevo essere, visto da un ignaro lettore o ascoltatore di Milano, persino come complice silente di un attentato a un componente della famiglia Borsellino". E ancora: "L'orrore di quella montagna di fango mi urlava dentro il cuore e la testa paralizzando la mia voce, contribuendo così ad amplificare gli attacchi unilaterali di alcuni disinformati e di altri che opportunisticamente mettevano il dito nella piaga pensando che per ragioni politiche si potesse uccidere un uomo, attentare alle istituzioni democratiche di un Paese". Per Crocetta, "nell'immaginario collettivo il 'metodo Crocetta' ha cominciato a superare il metodo Boffo". E spiega: "Nella calunnia non è importante dire la verità, ma fare uscire notizie false in modo eclatante, perché tanto le rettifiche non hanno mai lo stesso spazio della deflagranza, dell'orrore delle falsità. A Milano chi conosce nel dettaglio le vicende siciliane? A Milano l'articolo de l'Espresso nei miei confronti viene percepito come l'annuncio di una strage, alla vigilia della commemorazione di via d'Amelio".

Poi ringrazia ancora una volta il Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, che per sua stessa ammissione, lo ha "salvato dal suicidio" e gli altri magistrati che hanno smentito l'esistenza dell'intercettazione: "Sono felice che le Procure siciliane abbiano smentito seccamente quelle false accuse, ripristinando la verità. Dopo lo sconforto, ho capito che il mio silenzio e la mie eventuali dimissioni venivano interpretate come segno di ammissione di colpa, ho deciso riprendermi il diritto alla parola per contribuire alla ricerca della verità e mi sono messo a lavoro poiché questo è il ruolo di un uomo delle istituzioni, che non si può fare abbattere neppure davanti alle infamie più terribili e agli attacchi più violenti e strumentali. Mi sono rifiutato di offrire le mie carni in pasto a famelici e rapaci carnefici. Io sono certo che tutto questo passera alla storia come una storia infame, la vicenda di poteri occulti che minacciano la democrazia e di una parte della politica che non riesce a difendere gli uomini delle istituzioni anche laddove essi non siano responsabili di fatti per quali li si accusa". Crocetta sottolinea ancora che "a tutti è evidente che quella intercettazione non c'è". E ribadisce per la terza volta: "Non posso dimettermi. Io non sono interessato né a poltrone né a carriere politiche future, due anni e mezzo di martiri e attacchi sono sufficienti a togliermene la voglia".

Con orgoglio Crocetta ricorda di non essere "figlio di potenti famiglie che hanno governato questa Sicilia e questo mi rende ostile al solo vero cerchi magico che continua a esistere in Sicilia, quello degli affari che collude con le massonerie deviate, quello degli affari mafiosi, di una Cosa Nostra che non è più prevalentemente stragista ma intarsiata negli affari della Regione e che sa sapientemente orchestrare i giochi che contano utilizzando, in molti casi senza consapevolezza degli utilizzati, tutti gli strumenti. Io non mi sento né eroe, né eroe dell'antimafia. Mi sento solo un uomo fedele alle Istituzioni, sono un uomo fedele alle istituzioni, che fa solo il proprio dovere, forse sbagliando qualche volta, come tutti gli esseri umani. Tiene anche a sottolineare che "soltanto questo Parlamento potrà decidere la fine anticipata della legislatura, non altri". Poi, prima di lasciare Palazzo dei Normanni, Crocetta si ferma con i giornalisti che gli chiedono perché Lucia Borsellino abbia parlato in questi giorni di "disagio". E contrattacca: "Lo volete capire o no che Lucia si è dimessa e ha scritto quella lettera dopo avere letto un finto dossier sul mio conto?".
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