VENERDÌ 12 GIUGNO 2015, 001:30, IN TERRIS

CORTE DEI CONTI: "RESTITUIRE LA CAPACITA' DI SPESA A IMPRESE E FAMIGLIE"

Quantitative easing e calo del prezzo del petrolio hanno consentito di superare la recessione. Ma per tagliar le tasse serve la crescita

REDAZIONE
CORTE DEI CONTI:
CORTE DEI CONTI: "RESTITUIRE LA CAPACITA' DI SPESA A IMPRESE E FAMIGLIE"
La recessione è superata ma occorre restituire capacità di spesa a imprese e famiglie. Questa la premessa al rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica fatta dal presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri. Secondo quanto si legge nella relazione quantitative easing della Bce, calo del prezzo del petrolio e deprezzamento dell'euro sono tra i fattori che hanno dato una spinta per invertire la tendenza di crisi, trend che si è riflettuto positivamente anche su alcuni parametri della finanza pubblica.

Come illustrato nel dettaglio dal consigliere Enrico Flaccadoro, durante il periodo di crisi 2009-2014 la spesa corrente "è diminuita di quasi 21 miliardi al netto delle prestazioni sociali. Sarà dunque difficile aumentare la pressione fiscale". Secondo il rapporto della Corte invece "un ambiente macroeconomico espansivo sarà necessario per un effettivo allentamento della pressione fiscale". Rispetto a questo tema il rapporto dà conto dell'orientamento espansivo delle politiche di bilancio a partire dal 2014 e in particolare la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Tra i punti su cui si è soffermato il consigliere Flaccadoro: la spesa pubblica locale, nella sanità e la pressione fiscale.

Nel primo caso la relazione della Corte sottolinea come le politiche di spending review siano state efficaci a tutti i livelli dell'amministrazione, centrale e locale, per quanto riguarda "la spesa per redditi da lavoro dipendente"; al contrario, "per quanto riguarda i consumi intermedi, l'obiettivo di contenimento della spesa appare solo parzialmente conseguito dai livelli locali". Sul fronte del fisco, la relazione sottolinea una "intensa produzione normativa negli anni della crisi" (45 negli ultimi 6 anni) che si è "tradotta in aumenti impositivi sul patrimonio immobiliare, sui consumi e sulle rendite". Tali norme, si legge nella relazione, "non hanno nuociuto alla crescita del prelievo, considerato l'aumento del 3,1% della pressione fiscale". Confermati infine i progressi nel riassorbimento degli squilibri nel settore sanitario, la cui spesa "si è mantenuta al di sotto del tasso di variazione del Pil nominale".
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