L’aumento dei prezzi, dovuto alle tensioni internazionali, frena i consumi a giugno in Italia. In calo soprattutto le vendite nel settore alimentare, mentre il commercio online continua a crescere. E’ la fotografia scattata da Istat, dove evidenzia che rispetto al 2025 c’è stato +1,9% in valore, mentre i volumi restano stazionari. Secondo Massimiliano Dona dell’Unione nazionale consumatori il Paese arretra, per il Codacons i “dati destinati a peggiorare per effetto del rialzo dei carburanti registrato a luglio e che farà sentire i suoi effetti sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti”. Inoltre, Confesercenti parla di “stagnazione dei consumi” e “andamento a due velocità” che rischia di “compromettere il pluralismo distributivo”.
I consumi rallentano
Rallentano i consumi a giugno in Italia – frenati in un mese soprattutto dal calo delle vendite nel settore alimentare – mentre rispetto a giugno 2025 si registra una crescita delle vendite al dettaglio in valore (3,1%) e in volume (1,9%) e a trainare sono soprattutto i beni non alimentari (+4,0% in valore e +3,1% in volume). Accelera ancora, con un aumento a due cifre per valore (+26,7%) e volume (28%), il commercio online – in particolare la grande distribuzione – facendo preoccupare i negozi di vicinato.
L’aumento dei prezzi
Il quadro di giugno che delinea l’Istat (-0,1% delle vendite in valore e volume) riporta all’aumento dei prezzi soprattutto dei beni alimentari a causa delle tensioni internazionali: rispetto a un anno fa c’è stato +1,9% in valore mentre i volumi restano stazionari. A giugno 2026, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in lieve calo sia in valore sia in volume (-0,1%), con i beni alimentari in diminuzione in valore e in volume (rispettivamente -0,4% e -0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano (+0,2% in valore e in volume).
“Tirare la cinghia”
“Dati desolanti” commenta Massimiliano Dona dell’Unione nazionale consumatori secondo cui “il Paese arretra. Se a maggio le vendite erano almeno formalmente aumentate, anche se di un misero 0,2% su aprile, ora si torna indietro come i gamberi”. Con gli italiani “costretti a tirare la cinghia” aggiunge riferendosi al “crollo delle vendite alimentari e al fatto che gli italiani in un solo mese mangiano lo 0,5% in meno di cibo”.
“Effetto guerra”
Il Codacons parla di “effetto guerra” su prezzi e consumi in Italia con “il valore delle vendite che continua a marciare a ritmi molto più sostenuti rispetto ai volumi, a dimostrazione che le famiglie devono fare i conti con i rincari dei prezzi che stanno interessando diversi comparti”. Anche i dati del primo semestre, aggiunge, “attestano questo trend: valore delle vendite in aumento del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i volumi sono invariati. Dati destinati a peggiorare per effetto del rialzo dei carburanti registrato a luglio e che farà sentire i suoi effetti sui prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti” conclude il Codacons.
Andamento a due velocità
L’ufficio studi di Confcommercio osserva l’alternanza tra segni più e segni meno nel primo semestre e spiega che “sulla frenata delle vendite alimentari può aver influito la percezione da parte delle famiglie di una moderata crescita dei prezzi dell’alimentare rispetto al primo semestre del 2025, intorno al 2,5%, per gli effetti delle tensioni internazionali nell’area del Golfo Persico e nei conseguenti rincari dei prodotti energetici”. Perdura, aggiunge, la crisi delle piccole superfici di vendita “alla terza flessione tendenziale consecutiva nell’alimentare che, nella media dei primi sei mesi dell’anno, sfiora quasi l’1% rispetto al primo semestre 2025”. Confesercenti parla di “stagnazione dei consumi” e “andamento a due velocità” che rischia di “compromettere il pluralismo distributivo”.
Fonte Ansa

