Confindustria: produzione stabile, ma pesa l’incertezza del conflitto in Medio Oriente

L'indagine del Centro Studi di Confindustria evidenzia aspettative produttive in lieve miglioramento, mentre crescono le preoccupazioni per l'impatto dei conflitti sui costi energetici

Le grandi imprese italiane guardano ai prossimi mesi con un cauto ottimismo sul fronte della produzione, ma continuano a confrontarsi con le conseguenze dell’instabilità internazionale. L’ultima indagine del Centro Studi di Confindustria mostra aspettative produttive sostanzialmente stabili, accompagnate da una riduzione delle previsioni di calo. Allo stesso tempo, la guerra in Medio Oriente alimenta timori per un aumento dei costi dell’energia, dei trasporti e delle materie prime, oltre ai possibili effetti negativi sulle esportazioni e sulla competitività delle aziende.

I dati emersi

Per Confindustria le aspettative di produzione sono stabili a giugno, con un lieve miglioramento rispetto a maggio: quasi la metà degli intervistati prevede una produzione stabile (47,3% da 43,9%). La quota di chi si attende un aumento moderato o rilevante si attesta al 43,9% e resta pressoché stabile; chi si attende un calo è pari all’8,8, dal 14,3% della rilevazione precedente. È quanto emerge dall’Indagine Centro Studi sulle grandi imprese in cui si sottolinea tuttavia da parte delle industrie una preoccupazione per l’impatto della Guerra in Medio Oriente sui costi produttivi.

I problemi sperimentati

Dalle risposte raccolte emerge che i principali problemi sperimentati sono il costo delle materie prime energetiche, segnalato come fattore più rilevante dal 28,2% delle imprese, seguito dai costi di trasporto, logistica e assicurazione (21,4%) e dall’aumento del costo delle materie prime non energetiche e degli input intermedi (15,0%). In caso di mancata stabilizzazione del quadro geopolitico, la principale preoccupazione riguarda l’ulteriore incremento dei costi di trasporto e di assicurazione, indicato dal 19,7% delle imprese rispondenti. Seguono il rincaro delle materie prime non energetiche (19,4%) e il rischio di ostacoli o di una riduzione delle esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto, che rappresenta il terzo fattore di rischio più citato dagli intervistati (17,9%).

Fonte Ansa

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: