GIOVEDÌ 15 AGOSTO 2019, 06:15, IN TERRIS

Come può rinascere Roma

Verde pubblico e abbandono: la seconda tappa del focus di In Terris affronta i problemi cronici della città

WILLIAM VALENTINI
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sempi di ritardi e di inefficienze Roma ne ha tanti. Eppure il senso civico dei romani, anche se in sordina, continua ad esserci. Per esempio, la manutenzione dei parchi, vero valore aggiunto della città eterna che è una delle capitali più verdi d'Europa, spesso vede i volontari in prima fila, mentre le gare d'appalto vanno deserte. Esistono dunque strade percorribili e basterebbe poco per praticarle. “In tutte le città d'Europa, il Comune diventa imprenditore di se stesso”, ci spiega Paolo Berdini, ex assessore all'urbanistica dell’amministrazione Raggi. Per questa ragione la seconda tappa del viaggio di In Terris intorno ai problemi della Capitale affronterà altri due temi cruciali per la vita della città: la gestione degli spazi verdi e il problema degli sprechi.


Ville e giardini

Le aree verdi della capitale italiana non hanno uguali nel mondo: non solo i suoi giardini e le sue ville hanno un grande valore culturale, visto che appartenevano alle antiche famiglie di nobili romani che le decoravano con statue, fontane e padiglioni bellissimi, ma anche per estensione e varietà del verde la città eterna è la capitale europea con più ettari destinati alla natura. Ville e giardini, infatti, raggiungono il 67% del territorio comunale, ovvero 85mila ettari sui 129 mila totali. Non solo: sparse tra centro e periferie esistono anche 18 aree protette, che rendono Roma il più grande comune agricolo d'Europa, come riportato dal magazine dell'Ansa. Un'enorme area la cui manutenzione è sempre meno curata, con pesanti conseguenze. Scrive infatti Repubblica.it “il 2018 è stato un anno nero per la gestione del verde e delle alberature. Le richieste di risarcimento danni sono più che raddoppiate. Se nel 2017 erano state 827, l'anno seguente il numero di pratiche aperte dall'ufficio Sinistri ha toccato quota 2.020. Nel 2019, almeno fino ad oggi, sono stati aperti altri 320 dossier”. La caduta di un albero in pieno centro lo scorso 25 febbraio aveva acceso la spia per il comune: l'uomo colpito dal fusto della pianta è rimasto paralizzato. Per evitare il ripetersi di una sciagura evitabile come questa la Sindaca aveva indetto un concorso: “È stato aggiudicato definitivamente il bando da 4 milioni di euro per la manutenzione del verde orizzontale - spiegava la sindaca - d’ora in poi cinque ditte specializzate, per 46 squadre in tutto, saranno operative tutti i giorni». Era il 16 novembre 2018. Da allora quelle ditte non hanno visto un euro dal Campidoglio. E quindi ora hanno deciso: basta, non facciamo più nulla finché non ci viene pagato quanto promesso. Secondo la ricostruzione del Messaggero.it tutto nascerebbe da un ennesimo svarione degli uffici comunali. Tuttavia controllare queste enormi aree rimane difficile per le istituzioni: come ha denunciato in un comunicato mercoledì 17 il consigliere comunale Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio “il generale di Brigata Silvio Monti, messo a capo del dipartimento Ambiente di Roma, uno dei 5 cinque alti ufficiali 'in prestito' dal Ministero della Difesa, si è dimesso a seguito di non meglio indicate motivazioni personali. Così il delicato settore dell’Ambiente, oltre ad avere tutta una serie di problematiche ordinarie, a monte, ha anche il problema che nessuno sembra volersene occupare: dall’8 febbraio scorso la Città di Roma non ha nemmeno l’Assessore all’Ambiente. Non solo la delega ai Rifiuti ma anche quella all’Ambiente così rimangono orfane di un titolare (...) Inutile attingere dal ministero della Difesa per delocalizzare l’incompetenza nella gestione del territorio. Non ci sono scorciatoie, per la gestione dell’Ambiente e lo sviluppo della realtà locale contano soprattutto la qualità del contesto socio-istituzionale, il rapporto con la cittadinanza e la propensione all’azione collettiva”, ha concluso il coordinatore di Forza Italia a Roma.


Gli sprechi

Quando In Terris chiama al telefono Alfredo Parisi, segretario di Federsupporter e motore del Comitato che difende lo Stadio Flaminio, il catino da 30mila posti abbandonato a 500 metri da piazza del Popolo, basta semplicemente pronunciare l'indirizzo dello stadio per sentire il tono di voce che si incupisce. “Lei mi ha rovinato il pomeriggio, lo sa?” prova a sdrammatizzare. Il Comitato fondato da Parisi, infatti, ormai non esiste più, sciolto nel dicembre del 2018: “Noi avevamo fatto un progetto con certe tenso strutture, per aprire lo stadio agli studenti e al dilettantismo. Avremmo illuminato tutto, in modo da rendere dopo anni la zona intorno allo stadio sicura. Ci siamo fatti tante illusioni. Al Comune non interessa nulla dello stadio, ci hanno lasciati soli. Il Flaminio interessa come area di speculazione” spiega Parisi. Una situazione nata, secondo il presidente di Federsupporter, proprio dall'impossibilità di fare speculazioni edilizie in tutta l'area. Eppure, "per riutilizzare il Flaminio, magari anche ampliandolo di 5mila posti, sono sufficienti 60 milioni”. Coni e Municipio, secondo Parisi, si sono completamente disinteressati del problema. Quasi si commuove mentre legge il comunicato, descrivendo quella che lui considera la “noncuranza verso tutte le istanze che ci eravamo preoccupati di far loro pervenire e dal silenzio che ha costantemente fatto seguito alle nostre reiterate richieste di incontri e dialoghi”. Un problema su cui torna anche Paolo Berdini, ex assessore del Comune di Roma: “In tutte le città d'Europa, l'Amministrazione chiede, tramite un avviso pubblico alle società sportive, di prendersi in carico lo stadio. A Roma questo non è mai avvenuto. Non riusciamo proprio a governarla questa città”. Si tratta di scelte che escludono la parte migliore della cittadinanza dalle decisioni. Ma il problema non è solo nella gestione degli immobili. Nel quadrante sud della città, a due passi dal palazzo della regione Lazio, in Via Costantino, la carcassa di un enorme edificio mai ultimato colpisce l'occhio dei passanti. Si stratta del famoso “Bidet” di San Paolo, un albergo di 180 camere che non è mai stato ultimato. “Quando è stata sottoscritta, la convenzione di piazza dei Navigatori doveva cambiare il mondo, con il privato di turno che risolveva tutti i problemi. In realtà non esisteva un contro bilanciamento alle possibilità di fallimento dei costruttori”, cosa che invece nelle altre città d’Europa è sempre prevista, “visto che il privato è esposto alle ragioni del mercato. Nel caso specifico la società costruttrice Acquamarcia fallisce e lascia al Comune quell'obbrobrio. Le procedure fallimentari sono giustamente lentissime” e quindi, conclude Berdini, chissà quanto tempo dovranno ancora aspettare i Romani prima di sapere che fine farà il “Bidet”.

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