LUNEDÌ 08 GIUGNO 2015, 17:27, IN TERRIS

CASO MARONI, IL PREMIER: "SULL'IMMIGRAZIONE C'E' CHI URLA E CHI PENSA ALLE SOLUZIONI"

Il governatore rilancia: "Troppi migranti smistati in Lombardia". Boldrini: "Chi ha ruoli istituzionali agisca con responsabilità". Tosi: "Imita Salvini"

DANIELE VICE
CASO MARONI, IL PREMIER:
CASO MARONI, IL PREMIER: "SULL'IMMIGRAZIONE C'E' CHI URLA E CHI PENSA ALLE SOLUZIONI"
Le parole di Roberto Maroni sull'accoglienza degli immigrati hanno scatenato un vero e proprio putiferio politico. Domenica il governatore della Lombardia aveva minacciato di tagliare i fondi ai comuni che si offrissero di ricevere i migranti nelle proprie strutture. Oggi l'esponente della Lega ha rilanciato. "Bisogna bloccare i flussi e non far arrivare da noi quelli che non sono profughi, ma clandestini - ha spiegato intervenendo su Telelombardia - Invece il Governo non solo li fa entrare ma addirittura li va a prendere a 10 miglia dalle coste libiche. E, una volta arrivati, li manda in giro per la Lombardia attraverso le Prefetture. Io ho detto che non ci sto, che non va bene e ho invitato i sindaci a non accettarne piu'". Maroni ha ribadito che "la Lombardia è la terza Regione in Italia per numero di clandestini in rapporto alla popolazione inviati dal Governo. Abbiamo il 9% di immigrati contro il 2/3% della maggioranza delle Regioni rosse. Non è un po' una discriminazione? In aprile la governatrice del Friuli Serracchiani, ha detto 'basta profughi', ma allora il Governo non ha fatto polemica come in seguito alle mie dichiarazioni, ma hanno risposto: li mandiamo da un'altra parte".

Immediata è arrivata la replica della renziana. "I numeri parlano chiaro - ha chiarito la Serracchiani -  la Lombardia ha oggi il 40% di richiedenti asilo in meno rispetto alla quota che Maroni ha concordato in sede di Conferenza delle Regioni". L'esponente del Pd ha poi detto che "la Regione Lombardia da lui presieduta ha firmato nel luglio del 2014 l'accordo in Conferenza delle Regioni sui criteri di distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio nazionale. Da ministro dell'Interno Maroni ha evitato a lungo di accodarsi alla propaganda salviniana sui richiedenti asilo, ma ora si sente all'angolo nel suo partito, insidiato dalla crescente leadership di Salvini. Di qui la sua uscita, con cui dimostra semplicemente che da tempo non si occupa del problema".

La pensa così anche un ex del Carroccio come Flavio Tosi, il quale si è detto dispiaciuto che "Maroni imiti Salvini. Il segretario del Carroccio minaccia di occupare prefetture? Se è in grado di farlo è bene, se no la smettesse di fare il fanfarone e Capitan Fracassa. Fino ad ora quelle di Salvini sono solo fanfaronate, sparate, non c'è nulla di concreto. Mi dispiace che Maroni gli vada dietro, perche' secondo me e' stato il miglior ministro degli interni degli ultimi anni".

Il premier Matteo Renzi ha ammesso che "il problema immigrazione esiste, ma c'è chi urla pensando che così si risolve il problema e chi invece prova a risolverlo. Per farlo ci sono due modi: ora stiamo usando il metodo Maroni, cioè dividere tra le Regioni, oppure possiamo puntare sulla cooperazione internazionale e sul coinvolgimento dell'Europa, mentre prima si è scelto di fare da soli".

Una censura alle parole dell'ex ministro è arrivata anche dal presidente della Camera. "Chi ha ruoli istituzionali deve agire sempre con senso di responsabilità - ha detto Laura Boldrini, a margine della presentazione del Rapporto sullo Stato sociale 2015 - Quando ci sono momenti difficili tutto il Paese deve saper rispondere: questo significa fare sistema e dimostrare anche agli altri Paesi che l'Italia non si tira indietro rispetto alle responsabilità". Critico anche Angelino Alfano: "Dire alle Regioni del Sud, le più impegnate nel fronteggiare questa emergenza, di sbrigarsela da sole è un atteggiamento di odio insopportabile. La distribuzione dei migranti deve essere equa non solo in Europa, ma anche in Italia". Il ministro si riferiva all'atteggiamento assunto in questi giorni da esponenti della Lega rispetto alla ridistribuzione dei migranti nel Paese.
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