GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2015, 19:12, IN TERRIS

BUONA SCUOLA: LA RIFORMA INCASSA LA FIDUCIA DEL SENATO

Il testo passa a Palazzo madama con 159 "sì". Proteste di Sel e M5S durante la discussione. Il 7 luglio il voto finale alla Camera

DANIELE VICE
BUONA SCUOLA: LA RIFORMA INCASSA LA FIDUCIA DEL SENATO
BUONA SCUOLA: LA RIFORMA INCASSA LA FIDUCIA DEL SENATO
La riforma della scuola incassa la fiducia del Senato e torna alla Camera per la terza lettura. Il testo ha ottenuto 159 "sì" e 112 "no". Hanno votato contro, in dissenso dal gruppo dem, i senatori Pd Corradino Mineo, Walter Tocci e Roberto Ruta. Il via libero definitivo a Montecitorio è previsto per il 7 luglio. Un iter parlamentare travagliato quello della "Buona scuola". Fino all'ultimo le opposizioni hanno contestato il provvedimento con il presidente del Senato Pietro Grasso che è dovuto intervenire piu' volte per richiamare all'ordine i senatori più "agitati". In mattinata gli esponenti M5S hanno celebrato una sorta di "funerale" della scuola esponendo cartelli in Aula con scritto "Riposi in pace" e accendendo dei lumini elettrici.

Poi le contestazioni dell'opposizione si sono fatte più dure. La capogruppo Sel Loredana De Petris ha attaccato il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini per "non aver avuto mai il coraggio di dire una parola" durante il dibattito in corso a Palazzo Madama. De Petris e altri senatori Sel indossavano magliette bianche con la scritta "Libertà di insegnamento" e "Diritto allo studio" e hanno contestato anche con i fischietti. Subito dopo il presidente del Senato Pietro Grasso ha aperto la discussione generale sul voto di fiducia e ha dato la parola alla senatrice Maria Mussini (Misto) che indossava anche lei la maglietta "Diritto allo studio". Alla richiesta di Grasso di svolgere l'intervento senza esibire la casacca di protesta, Mussini ha ironicamente risposto "Cosa faccio presidente, mi spoglio? Volete uno striptease?".

Rispetto al ddl originario, il testo approvato contiene diverse modifiche tra cui l'assunzione subito degli oltre 100mila precari e la frenata sulla chiamata diretta dei prof. Questi i punti salienti del provvedimento:

DENTRO ANCHE GLI IDONEI 2012 - Nel testo si precisa che verranno immessi in ruolo a settembre sia i precari delle Graduatorie a esaurimento sia i "soggetti iscritti a pieno titolo nelle graduatorie del concorso pubblico del 2012": i cosiddetti idonei 2012. In realta' a settembre 2015 solo le prime 50 mila posizioni circa nelle Graduatorie ad esaurimento avranno il diritto di scegliere cattedre vacanti e posti disponibili su turn-over e potranno insegnare fin da subito. Gli altri - circa 48mila - rappresentano quelli dell'organico del potenziamento, che saranno distribuiti alle regioni per il 90% in base al numero degli studenti e per il 10% in base alla dispersione scolastica, alla presenza di alunni stranieri, di aree interne, isolane e montane, a bassa densita' demografica.

CONCORSONE PER 60MILA POSTI - Entro il 1? dicembre dovrà essere emanato il bando per il nuovo concorso. Dopo la riforma, quello del concorso sara' l'unico strumento per accedere al ruolo di insegnante. I posti disponibili saranno 60mila. Non ci saranno "quote" riservate per i precari di seconda e terza fascia, ma sara' valutato come titolo aggiuntivo il servizio prestato nella scuola, che farà quindi punteggio.

UN MEMBRO ESTERNO PER VALUTARE I PROF - Tra le altre novità contenute nel maxiemendamento, arriva un membro esterno a valutare gli insegnanti. Il maxiemendamento dei relatori al ddl scuola in Commissione Istruzione del Senato stabilisce che nel Comitato per la valutazione dei docenti ci sarà anche un "componente esterno individuato dall'Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici".

TETTO ALLO SCHOOL BONUS - Introdotto un tetto allo school bonus (100 mila euro) ovvero alla possibilità di ottenere uno sgravio fiscale (dal 50 al 65%) sulle elargizioni agli istituti fatte da privati o associazioni. Accogliendo le richieste di opposizioni e minoranza Pd, è previsto un fondo perequativo da destinare agli istituti che ricevono meno donazioni volontarie rispetto alla media nazionale. Alle scuole meno fortunate andra' il 10% delle donazioni.
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