Assisi, il cardinale Artime “Francesco non è nostalgia, ma una sfida per l’oggi”

Il Legato Pontificio nella Santa Messa inaugura l’ostensione solenne richiamando il valore della povertà e dell'affidamento a Dio: un invito a vivere la Quaresima lontano dall'autosufficienza e dal successo

Il Cardinale Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche papali di Assisi. Foto Francesco Vitale

Una “predica silenziosa” che scuote le coscienze nel cuore della Quaresima. Con queste premesse il Cardinale Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche papali di Assisi, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica nella Basilica Superiore di Assisi, che ha dato ufficialmente il via all’Ostensione del corpo di San Francesco, un evento che sta richiamando migliaia di fedeli nella città serafica. Nella Basilica inferiore, i primi pellegrini si sono messi in fila dalle 7 del mattino per venerare, pregare e fermarsi anche per un breve momento, davanti alla teca con le spoglie mortali del Santo. Durante l’omelia, il porporato ha tracciato un parallelo tra il cammino quaresimale, le tentazioni di Cristo nel deserto e la scelta radicale del Poverello, sottolineando come l’esposizione dei resti mortali non sia un esercizio di memoria, ma un invito alla conversione immediata.

La scelta tra Adamo e Cristo

Commentando la Lettera ai Romani che la liturgia odierna ha proposto, il Cardinale Artime ha posto l’assemblea di fronte a un bivio spirituale: “Adamo rappresenta l’uomo che cede alla tentazione di “farsi Dio” senza Dio. Cristo Gesù, invece, è il Figlio che si affida totalmente al Padre. La Quaresima ci mette davanti a questa scelta: vogliamo vivere secondo la logica dell’autosufficienza e del potere, o secondo l’obbedienza fiduciosa a Dio?.” Francesco, ha ricordato il Cardinale, ha incarnato questa seconda via. “Figlio di un mercante ricco, poteva vivere secondo la logica del mondo, ma ha capito che la vera libertà non è possedere, ma affidarsi. Non è dominare, ma servire”.

Vincere le tentazioni moderne

Rileggendo il Vangelo delle tentazioni di Gesù, il Legato Pontificio ha attualizzato le seduzioni che colpiscono l’uomo contemporaneo: la ricerca del successo sensazionale, l’uso strumentale di Dio per i propri bisogni e la brama di potere. “Sono le tentazioni di ogni tempo”, ha incalzato il celebrante durante l’omelia. “Francesco le ha conosciute. Poteva avere il successo diventando cavaliere, il prestigio della casa paterna. Ma ha risposto con la minorità contro l’orgoglio, la povertà contro l’accumulo. Ha scelto di adorare solo Dio“.

La Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, Foto Francesco Vitale

Invito al presente

Il passaggio più incisivo dell’omelia ha riguardato il senso profondo dell’ostensione. Il Cardinale Artime ha messo in guardia dal rischio di trasformare l’evento in una semplice visita turistica o in un rito nostalgico. “Se oggi veneriamo il suo corpo, non è per fermarci alla memoria con uno sguardo nostalgico sul passato. È un invito forte e concreto per il nostro presente. Dobbiamo chiederci: qual è il mio deserto? Quale tentazione mi abita?“. Francesco viene dunque presentato come il segno della “grazia sovrabbondante“, un uomo che è diventato santo non perché “forte”, ma perché “si è lasciato salvare da Dio”.

Esterno davanti la Basilica Superiore di Assisi. Foto Francesco Vitale

Un appello ai pellegrini

In conclusione, il Cardinale ha rivolto un augurio ai tantissimi pellegrini che in queste ore affollano la Basilica: “Mentre contempliamo il corpo del Serafico Francesco, ricordiamoci che anche noi siamo chiamati a diventare ‘luogo di Vangelo‘. Che questa Quaresima sia vera conversione per essere, un giorno, conformi a Cristo”. L’ostensione proseguirà fino al 22 marzo, accompagnata da un fitto programma di momenti di preghiera e riflessione, offrendo a tutti la possibilità di sostare davanti a colui che, come ricordato dal Cardinale, “è uscito dal suo deserto interiore per abbracciare il lebbroso e ricostruire la Chiesa”.

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