GIOVEDÌ 22 NOVEMBRE 2018, 09:55, IN TERRIS


SCUOLA

Arriva il consenso informato: più potere ai genitori

Il Miur approva una delle richieste delle piazze del Family Day: ora le famiglie potranno esonerare i figli da corsi gender

REDAZIONE
Studentessa cancella alla lavagna
Studentessa cancella alla lavagna
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na vittoria delle piazze del Family Day. Così può essere interpretata la circolare del Ministero dell'Istruzione (Miur) che approva il consenso informato. Ora i genitori potranno decidere di esonerare i propri figli da attività non condivise che rientrano nel curricolo obbligatorio delle discipline. Inoltre, ai loro figli verranno offerti corsi alternativi.


D'Amico: "Viene riconosciuto il primato educativo dei genitori"

Raggianti le associazioni promotrici del Family Day, che da anni chiedono a gran voce ai ministri dell'Istruzione che si sono alternati di agire nella direzione del consenso informato. Giusy D'Amico, insegnante e presidente di Non si Tocca la Famiglia, che ha ricevuto a casa una bozza del documento ministeriale, sottolinea che "oggi si vede riaffermato con grande soddisfazione, il primato educativo dei genitori nella loro priorità di scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli". La D'Amico rivendica "il grande lavoro di mobilitazione di docenti, dirigenti, genitori e famiglie associate che nei confronti del Miur ha lavorato seriamente in trattative pubbliche e private serrate e che finalmente hanno portato oggi a questo atteso risultato". E ancora, in un comunicato si legge che "l'Associazione Non si Tocca la Famiglia ringrazia quanti hanno collaborato per il raggiungimento di questo obiettivo di democrazia che rende onore al nostro Paese e alla scuola Italiana basata sul  principio costituzionale del diritto e del  dovere della famiglia di istruire ed educare i propri figli".


Gandolfini: "Va dato atto al ministro Bussetti"

Sulla stessa lunghezza d'onda Massimo Gandolfini, leader del Family Day. "Abbiamo svolto in questi mesi un pacifico dialogo personale con il ministro Bussetti e istituzionale con gli uffici direzionali preposti, giungendo oggi alla comunicazione pubblica dell’indispensabile coinvolgimento dei genitori nell’educazione dei propri figli”. Il professore bresciano ricorda che ora “viene sancito il principio fondamentale, espresso dalla costituzione, della libertà educativa, che vede i genitori come i primi responsabili della crescita culturale e sociale dei propri figli. In pratica non potrà e non dovrà più accadere che vengono introdotti nella scuola percorsi di educazione extracurriculari senza che i genitori ne abbiano dato esplicito ed informato consenso”. Egli ricorda che “il merito di questo risultato positivo va ascritto alle piazze del Family Day. Senza l’impegno e la passione di milioni di famiglie, le nostre associazioni e il nostro comitato non avrebbero mai avuto la forza per conseguire questo ottimo risultato”. E ancora, Gandolfini dà atto "al ministro Bussetti e alla sua equipe di aver concretizzato un proficuo dialogo con le forze sociali che davvero hanno a cuore il bene educativo dei ragazzi e il sostegno al difficile compito delle famiglie. Il primo passo di un dialogo che porteremo avanti con grande lealtà e determinazione”.


"Vittoria"

Esultano anche ProVita e Generazione Famiglia. “Diceva Ghandi: Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Con la circolare del ministero dell’Istruzione in cui viene riconosciuto il diritto di priorità educativa dei genitori è stato premiato lo sforzo e l’impegno con i quali l’associazionismo del Family Day, superando offese e insulti ha portato avanti la battaglia per il diritto dei genitori al consenso informato nelle scuole” spiegano in una nota le due associazioni. Per Toni Brandi, presidente di Pro Vita, “un grazie speciale va rivolto" al ministro Bussetti, "perché ha sottolineato con questa circolare, quindi nero su bianco, la necessità che l’informazione alle famiglie sia d’ora in poi, esaustiva e tempestiva rispetto all’offerta formativa, rispettando quindi l’articolo 26/3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che enuncia che i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”. Combattere per l’“ovvio”, ha aggiunto Brandi, "è una battaglia che può sembrare paradossale ai giorni d’oggi ma questa storia dimostra come genitori, semplici cittadini disposti a scendere in campo e a lottare contro il potere politico ingiusto possano cambiare il futuro. Le famiglie non devono e non possono cedere nemmeno di un millimetro rispetto al gender e ai suoi ‘errori della mente’ come li ha definiti Papa Francesco”. Per Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia “si va avanti, non faremo un passo indietro, pretenderemo l'attuazione di questa circolare, continueremo a presidiare le scuole dei nostri figli contro la colonizzazione ideologica di progetti ispirati alla dittatura gender”. Si tratta, ha continuato Coghe, "di una grande vittoria dei genitori che sono stati in trincea nelle scuole e di noi associazioni che li abbiamo supportati, accompagnati e rappresentati davanti a tre ministri diversi, dal 2013, passando per i family day, fino ad oggi”. Anche Coghe ha ringraziato il ministro Bussetti “che finalmente riconosce chiaramente il diritto di priorità educativa dei genitori, il diritto di conoscere e in caso esonerare i proprio figli da attività sensibili che non si accordano con la propria morale”. 


"Basta gender"

Il Comitato Articolo 26, nell'accogliere quella che definisce "una vittoria storica", sottolinea che “da oggi, in particolare per quei temi più delicati e sensibili, legati alle scelte educative delle famiglie – come affettività, sessualità, educazione 'di genere' e molti altri – che in questi ultimi anni hanno messo a rischio il già delicato rapporto scuola- famiglia, i genitori non potranno più veder loro imposti progetti non condivisi, spesso senza alcuna informazione, e che per i loro contenuti sono invece da sottoporre alle scelte educative delle singole famiglie, anche se svolti nel normale orario scolastico. Non si tratta di indebite ingerenze nella didattica quindi – afferma Chiara Iannarelli, vicepresidente del Comitato – ma si è lavorato insieme per una sana corresponsabilità educativa nel rispetto degli specifici ruoli di scuola e famiglia, a beneficio di tutti gli attori coinvolti”.

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